Rassegna stampa formazione e catechesi

La messa che il Papa non ascoltò mai

Palestrina 14Papa Marcello II non ascoltò mai la messa a lui intitolata perché morì dopo soli ventidue giorni di pontificato: il capolavoro, composto da Giovanni Pierluigi da Palestrina, è ora il cuore del secondo cd edito dalla Deutsche Grammophon. Il cd, interamente dedicato a Palestrina, include 14 brani, tra cui tre prime registrazioni mondiali assolute: la Missa papae Marcelli nella prima edizione a stampa del 1567 e i due mottetti inediti Veritas mea et misericordia mea e Iubilate Deo.
Il disco è stato presentato il 7 ottobre nella Sala stampa della Santa Sede, dall’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia, dal direttore della Cappella musicale pontificia, monsignor Massimo Palombella, da Clemens Trautmann, presidente della casa discografico, e da Mirko Gratton, direttore della divisione Classica di Universal Italia. Il precedente cd pubblicato lo scorso anno dalla Deutsche Grammophon, Cantate Domino. La Cappella sistina e la musica dei Papi, ha vinto il premio Echo Klassik. Con la Missa papae Marcelli il principe della polifonia romana volle rispondere a quanto il concilio di Trento chiedeva alla musica liturgica, cioè l’intelligibilità del testo unita alla qualità della musica. E il compositore riuscì a far sì che la musica liturgica fosse al tempo stesso veicolo di bellezza e aiuto all’elevazione dell’animo. Si tratta di una sfida ancora attuale, e che vede la Cappella musicale pontificia impegnata nel collocare con pertinenza liturgica il patrimonio musicale della Chiesa, «recependo con intelligenza — ha affermato l’arcivescovo Gänswein — gli studi scientifici sulla musica antica e sperimentando concretamente vie nuove di attualizzazione e di proposta della grande musica nel contesto della riforma liturgica del concilio Vaticano II». La Missa papae Marcelli, ha ricordato monsignor Palombella, è la prima composizione a sei voci realizzata da Palestrina, ed è l’unica dedicata esplicitamente a un Papa. Studiando con attenzione la Missa e il suo contesto storico e religioso, si ha conferma di come Giovanni Pierluigi da Palestrina fosse un uomo radicato nel suo tempo, capace di guardare avanti, lasciandosi sfidare da ciò che la Chiesa, con il concilio di Trento, chiedeva riguardo alla musica sacra e ricercando per questo un linguaggio nuovo. La Missa papae Marcelli fu copiata intorno al 1564 nel codice 22 del fondo Cappella Sistina ora conservato nella Biblioteca vaticana. La messa, poi edita nel 1567 nel secondo libro di messe dedicato a Filippo II di Spagna, ambiva dunque a presentarsi come adempimento di un preciso volere del Pontefice circa l’intelligibilità del testo, soprattutto nelle due sezioni fondamentali sotto il profilo dottrinale, il Gloria e il Credo, senza rinunciare alle risorse della polifonia, ma sfruttando all’occorrenza quelle della composizione bicorale. Da qui il genitivo nel titolo: messa secondo il volere “di” Papa Marcello, non dedicata “a” Papa Marcello. (gabriele nicolò)

© Osservatore Romano - 8 ottobre 2016

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