Rassegna stampa formazione e catechesi

LA GRAZIA PRESUPPONE CATECUMENATO E FORMAZIONE DELLA NATURA

fossanova“Gratia non tollat naturam, sed perficiat”
(S. T. , I, Q1, A 8, ad 2)
“Gratia perficit naturam secundum modum naturæ”
(S.T., Q 62, A5)

 

Anche questi due passaggi specifici della Summa Teologica hanno ispirato lo stichwort tommasiano
Gratia supponit naturam et perficit eam”, sovente citato e che, chi segue un pochino le articolate riflessioni proposte, non tanto su Facebook, sa che ho “ampliato” secondo una visione propria della teologia Bonaventuriana con

Gratia supponit naturam et extendit eam
Gratia supponit gratiam et profectum in ea

Proprio basandomi sulla descrizione che San Bonaventura fa delle stimmate di Francesco nella Legenda Major (vd qui Gratia supponit naturam et perficit eam, Fuit mira mutatione commotus, Serie di riflessioni sui Bisogni fondamentali e la Filautia, Chiesa, abusi e riforma: da dove partire)

Un errore frequente che facciamo, infatti, paradossalmente presente ovunque nei nostri tempi, è quello di considerare la natura come un dato “non ferito” e che segue una sua dimensione teleologica verso la crescita.
Basta che la grazia sia data, ad esempio con un sacramento, che tale grazia porterà a compimento la natura secondo tutti i suoi buoni aspetti.
L’esperienza reale e quotidiana mostra che non è così.

La grazia necessita di una natura preparata, curata, artisticamente e artigianalmente predisposta. San Tommaso lo sviluppa con la sua logica ferrea argomentando come l’uomo sia stato preparato alla Grazia dell’Incarnazione per portarlo alla “pienezza dei tempi”.

Ora quanto è avvenuto per divina disposizione nella storia della salvezza avviene anche nella singola persona, nel suo specifico cammino. La grazia, per così dire, diventa efficace non magicamente ma secondo discernimento e cura costante dell’umanità e della sua autocoscienza verso la necessità del bene.

Questo propriamente si chiama cammino battesimale e vocazionale. E non si può dare per scontato. Amministrare i sacramenti dopo il battesimo, che è un bene primigenio ed in sé, senza catecumenato è follia.
Perché il catecumenato esplicita e slega la grazia immensa del battesimo e rende efficace, per la persona, la grazia degli altri sacramenti.

La cura dunque di tutti gli aspetti umani, capaci di Dio, della sua formazione antropologica ed esistenziale, del suo intelletto, della sua volontà, della sua disciplina, non sono un dettaglio marginale, altrimenti non abbiamo cammino nella grazia ma spiritismo, animismo, peggio ancora schizofrenia esistenziale in cui la persona è tragicamente ferita nella dimensione umana e rivestita di spiritualità devozionale che la rende una vera e propria mina vagante.

La grazia di stato, ad esempio, presuppone proprio questo cammino previo e costante di riforma umana di sé nel Bene.

Non potendo dilungarmi cosa intendo dire?

Che Francesco di Assisi ha reso perfettamente la grazia efficace per sé e per la Chiesa per l’intenso lavoro che Dio stesso gli ha ispirato di fare sulla sua umanità “leggera”.
Prima con il “ritorno in sé stesso” e la coscienza del limite, poi con la “desatellizzazione” dalla figura paterna, poi la polarizzazione totale dell’ascolto davanti al Crocifisso di San Damiano.
Ancora davanti all’incontro con il lebbroso ed il servizio degli appestati fuori le mura di Assisi. Ancora non disdegnando l’elemosina per la costruzione e la riparazione delle chiese, così come egli aveva inteso la riparazione della Chiesa.
Sia coltivando la minorità come umiltà e povertà dinamica davanti ai fratelli e alla comunità.

Più cresceva in santità e più cercava di essere minore.
Francesco, per far lievitare la grazia ricevuta ha “spezzato” la sua umanità e l’ha formata nella grazia stessa.
Egli ha dunque vissuto un iniziale e perenne catecumenato.

Ma tornando al dottore angelico credo che la lezione che la Chiesa può trarre è che non c’è frutto nella grazia che possa togliere il cammino, talvolta arduo e medicinale, nella e della dimensione umana.

Svendere i sacramenti ed anche le catechesi, per piacioneria, superficialità e mondanità spirituale non salva né chi li riceve né chi li amministra e, in certo qual modo, bestemmia l’incarnazione, cioè l’opera mirabile che lo Spirito Santo compie.
La natura, e la sua formazione, necessita di cura e chiarezza antropologica.

Le continue eccezioni di falsa misericordia, che sanno più di accomodamenti carnali che di dono per la trascendenza (ben presente nel moto discendente dell’incarnazione), non elevano la dignità ma la rendono più brutale e mortale.

E trascinano l’uomo nell’abisso di un egoismo e narcisismo soggettivistico strutturato in cui è misura di sé stesso e non della grazia ricevuta.

La grazia, invece, eleva, compie, trasfigura, estende e cresce in una natura ben formata e predisposta.
Artigianalmente e artisticamente, ben formata e predisposta.

Paul Freeman

(foto interni della navata principale dell'Abbazia di Fossanova, dove San Tommaso morì)


Assunzione della B.V. Maria, solennità

S. Tarcisio, accolito della Chiesa di Roma e martire († 257)

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