Rassegna stampa formazione e catechesi

La durezza di cuore idolatrica dei credenti

flor no deserto é margarida da terra secaEcco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is. 43,16)

No, Signore, non ce ne accorgiamo, perché nel profondo abbiamo paura che ciò accada.

È per noi più facile piangere l’incompiuto o migrare verso altro, di fiore in fiore, come una farfalla impazzita, che gioire nella costruzione con Te di una cosa nuova che tu desideri e vuoi.

Certo ci si può ingannare in molti modi.
Si può credere a priori che nulla cambi perché non ti abbiamo conosciuto e vivere nel pessimismo dell’a-priori che chiude alla grazia.
Ma si può vivere di un meccanismo simile anche dopo averti conosciuto nella lamentosi continua di piangere l’incompiuto pensando di essere realisti; vedendo e poi credendo (ed è qui il dramma) che nulla cambi veramente. Quando tu, invece, dentro quel limite, ci stavi dicendo altro.
Quando Tu dietro quel velo di limite, e finanche di contraddizione, ci stavi dicendo altro. Tu, veramente, dietro quel limite, che vedevamo invalicabile stavi ri-costruendo. Alla Tua maniera. Quella maniera lenta e continua che rimane salda e che pone basi eterne.
Non come noi che mettiamo la nostra “colla”, l’opera delle nostre mani. No! Tu ripari e guarisci con la Tua Potenza per saldare affinché nulla fosse più distrutto.
Ed è curioso che questo lo operavi nel limite della malattia, della disabilità, della persecuzione, talvolta, persino nel limite terribile della nostra miseria.
Ecco questa meraviglia annunciata sin dai profeti facciamo fatica a riconoscerla, perché abbiamo paura. Paura di Te, Signore della Vita e della Storia.
Paura di essere salvati, guariti, sanati, responsabilizzati nella grazia; responsabilizzati nel “dovere” nello Spirito Santo.
Perché per noi è più facile piangere l’incompiuto che gioire nella costruzione lenta, misterica e realmente efficace, che vuole il Tuo Cuore.
Per cui ci poniamo un pochino prima del discernimento. Obnubiliamo in maniera sopraffina con il discernimento intellettivo, il quale, per natura propria, è limitato, non vede per “Scienza” e non assapora per “Sapienza”, ma chiude allo slancio del cuore per pura convenienza. Quella convenienza co-strutturata nel nostro Io ferito, dalla ferita di origine. Quella convenienza tutta idolatrica di cui siamo capaci solo noi credenti: quella di rivestire l’incredulità e la paura con la fede di maniera, piaciona, falsa. Quella in cui sembra che diciamo Dio (e da tutti veniamo visti così), ma in realtà stiamo dicendo “io”.
Nella maniera più invincibile che porta alla seconda morte.

Ci sorprenda la tua Grazia, oh Dio! Ci abbatta le nostre certezze e ci rada al suolo come Gerico perché Tu, solo Tu, possa costruire, riparare, e ri-costruire, secondo Sapienza.
E non permettere che nessuna sirena dei cattivi consiglieri ci svii dalla immarcescibile fiducia nel Tuo Amore di Padre.
E qui, in questa Tua Mano meravigliosa, sia presente la nostra quotidiana resa.

PiEffe

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