Rassegna stampa formazione e catechesi

La dura tenerezza di san Francesco L'Assisiate tra misericordia e correzione

Simone Ceccobao senza iraP. Pietro Messa, ofm

Negli scritti di Francesco d'Assisi si riscontrano alcune contraddizioni che generano un certo imbarazzo: così se nella lettera inviata ad un ministro dei frati Minori indica la via della misericordia, nel testamento verso chi non recita l'ufficio liturgico assume un atteggiamento inquisitoriale. Similmente da una parte dice che il peccatore deve cogliere negli occhi dei frati il perdono, in un altro scritto afferma che chi commette certi peccati non vuole neppure vederli. 
Di fronte a tali atteggiamenti contrastanti qualcuno ha coniato l'espressione "durezze di Francesco" come se fossero schegge impazzite in colui che è l'araldo della pace. In modo più obiettivo qualcun'altro ha invitato a comprendere tali diversità di comportamento secondo la prospettiva della opposizione polare illustrata da Romano Guardini indicandola come la filosofia del concreto vivente. Infatti la vicenda francescana si è scontrata anch'essa con la realtà delle colpe commesse non solo dagli uomini ma anche dai frati all'interno dell'Ordine minoritico; e così nella regola dei frati Minori una parte è dedicata alla correctio culparum. Questo aspetto, significativamente pressoché trascurato dagli studi francescani, viene approfondito da Simone Ceccobao in un poderoso libro, Senza ira ne' turbamento. La ricerca di un'originalità minoritica nella "correctio culparum"(Ed. Porziuncola, Assisi 2019), che mediante un confronto con le regole precedenti e coeve, ma anche con la posterità di san Francesco, coglie autenticità e originalità della spiritualità francescana.