Rassegna stampa formazione e catechesi

La Chiesa è evangelizzazione

paolo6di FRANCO GIULIO BRAMBILLA

Alla fine è possibile tratteggiare l’ultimo ingrandimento dell’Evangelii nuntiandi: la missione come forma ecclesiae . Qui occorre riprendere l’arazzo della seconda parte dell’esortazione, in cui sono ripercorsi gli aspetti che entrano nel compito dell’annuncio evangelico: le vie dell’evangelizzazione, cioè le forme pratiche dell’annuncio (nn. 40-48); i destinatari dell’evangelizzazione, cioè la diversificata galassia degli uomini e delle donne a cui è rivolto il Vangelo (nn. 49-58); gli operai dell’evangelizzazione (nn. 58-73); lo spirito dell’evangelizzazione (nn. 74-80).
In questa parte pratica dell’esortazione lo slancio missionario di Paolo VI fa risuonare veramente lo spirito delle origini cristiane, dando un’immagine corale e sinfonica della testimonianza della Chiesa. È la Chiesa «estroversa» che Montini ha sempre sognato e che si fa carico dell’uomo moderno, con verità per la sua condizione fragile e con la carità di un messaggio sanante e liberante. Questa alla fine è l’idea di missione di Paolo VI . È un momento magico dove il Pontefice ormai quasi ottantenne fa risuonare nel mondo lo spirito del concilio, e fa navigare la Chiesa verso il futuro. Sentiamolo in quest’ultima accorata ammonizione: «“Colma del conforto dello Spirito santo”, la Chiesa “cresce”. Lo Spirito è l’anima di questa Chiesa. È lui che spiega ai fedeli il significato profondo dell’insegnamento di Gesù e del suo mistero. È lui che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l’animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato» ( Evangelii nuntiandi , 75). Al termine del travagliato periodo postconciliare, questo è il lascito del Pontefice bresciano: «Noi stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito. Si cerca dappertutto di conoscerlo meglio, quale è rivelato dalle Sacre Scritture. Si è felici di porsi sotto la sua mozione. Ci si raccoglie attorno a lui e ci si vuol lasciar guidare da lui. Ebbene, se lo Spirito di Dio ha un posto eminente in tutta la vita della Chiesa, egli agisce soprattutto nella missione evangelizzatrice: non a caso il grande inizio dell’evangelizzazione avvenne il mattino di Pentecoste, sotto il soffio dello Spirito» ( ibidem ). “Nel nome di Paolo” Montini ha traghettato la Chiesa verso un confronto ardito con la modernità, soprattutto con il senso vivo della persona e della coscienza, luogo dove il Vangelo può tornare a fiorire. Il suo messaggio sulla “missione della Chiesa” ha preceduto come la stella dei magi questi cinquant’anni, ripreso nel tema della “nuova evangelizzazione” di Giovanni Paolo II e nel magistero di grande finezza umana e teologale di Benedetto XVI . E sembra oggi riemergere, nella sua brillante freschezza, persino nella titolatura, nell’esortazione Evangelii gaudium di Papa Francesco. Il leitmotiv della Chiesa “in uscita” fa eco al grande magistero di Paolo VI , declina il tratto fondamentale della Chiesa estroversa. Basterebbe ricordare il programmatico n. 24: «La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano». Cinque azioni che disegnano la cascata del Vangelo che non solo è tale se è “in uscita”, ma se “ci fa uscire”. Con la tipica concretezza di Papa Francesco, tre verbi illustrano l’effetto contagioso del Vangelo. Basterà evocare solo il primo che introduce anche un simpatico neologismo, quasi fosse la concentrazione delle mille immagini, a cui ci ha abituato la catechesi del Papa: «“Primerear — prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore, e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa!». Di non minore bellezza è il secondo verbo che contiene in nuce molti temi del Pontificato, con la sua tipica scrittura semplice e plastica: «La Chiesa sa “coinvolgersi”. Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Il Signore si coinvolge e coinvolge i suoi, mettendosi in ginocchio davanti agli altri per lavarli. Ma subito dopo dice ai discepoli: “Sarete beati se farete questo”. La comunità evangelizzatrice si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno così “odore di pec o re ” e queste ascoltano la loro vo ce». Ma forse lo slancio del «Vangelo che è uscita» si può ascoltare nella limpida originalità dell’ultimo verbo, con cui Papa Francesco, invita la Chiesa, sofferente e sfigurata in alcuni suoi membri, a lasciarsi trasfigurare dal suo tesoro più prezioso, perché essa è il luogo della festa e della gioia. «La comunità evangelizzatrice gioiosa sa sempre “festeggiare”. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi». In piazza San Pietro, il 14 ottobre scorso, Montini è diventato il santo della missione, il “p o eta della modernità”, nel nome di Paolo.

© Osservatore Romano - 6 gennaio 2019