04 Mani in preghiera miniFRIBURGO, 4. «L’essenziale è pregare insieme», ed è per questo che la Conferenza episcopale svizzera ha accettato di rinviare alla Pasqua del 2018 l’entrata in vigore di una modifica nella traduzione francese del Padre nostro, venendo incontro alle richieste della Federazione delle Chiese protestanti di Svizzera, della Conferenza delle Chiese riformate della Svizzera romanda e della Chiesa cattolica-cristiana di Svizzera. Lo spostamento in avanti — il cambiamento era inizialmente previsto a partire dalla prima domenica di Avvento (3 dicembre 2017) — consentirà a queste tre Chiese di introdurre contemporaneamente nelle rispettive liturgie la nuova versione della preghiera, «in uno spirito di comunione ecumenica», scrivono i vescovi in un comunicato.
Com’è noto, al termine dell’assemblea plenaria tenutasi a fine maggio all’abbazia di Einsiedeln, l’episcopato elvetico, aderendo alla scelta fatta nel 2013 in Francia e in altri paesi francofoni, ha annunciato l’introduzione nella Svizzera romanda (dove il francese è la lingua ufficiale) di una modifica della traduzione del testo originale greco del Padre nostro: Et ne nous soumets pas à la tentation diventerà Et ne nous laisse pas entrer en tentation . O vvero, da «non ci indurre in tentazione» si passerà a «non lasciarci entrare (o cadere) in tentazione». Tale cambiamento è già in vigore in Belgio dal 4 giugno, verrà introdotto in Francia a dicembre, mentre la Conferenza episcopale canadese ha fatto sapere che «non ha avuto modo di promuovere subito questa modifica» (l’Ufficio nazionale per la liturgia tempo fa ha spiegato la necessità di approvare, prima, la nuova versione in francese del Messale romano). Xavier Paillard, presidente della Conferenza delle Chiese riformate della Svizzera romanda, Gottfried Locher, presidente del Consiglio della Federazione delle Chiese protestanti di Svizzera (di cui fa parte la Chiesa evangelica metodista), e il vescovo Harald Rein, per i cattolici-cristiani, che nelle settimane scorse avevano scritto al vescovo presidente della Conferenza episcopale svizzera, Charles Morerod, esprimendo preoccupazione per il repentino cambiamento, si sono detti «sollevati» dalla notizia. In effetti — come aveva avuto modo di sottolineare Anne Durrer, portavoce della Federazione delle Chiese protestanti — pur riconoscendo che tale versione è più vicina al testo originale, fra le varie denominazioni cristiane si era diffuso un po’ di sconcerto per essere state messe di fronte al fatto compiuto, senza una preventiva consultazione. Adesso l’intesa permetterà a ciascuna comunità ecclesiale di avere il tempo necessario per consultare le proprie istanze decisionali e, grazie anche al lungo periodo quaresimale, allinearsi con la Chiesa cattolica romana a partire dalla Pasqua del 2018. In Svizzera l’ecumenismo è assai sentito. Dal 1966 esiste una traduzione ecumenica della Bibbia e i cristiani di espressione francese rivolgono la stessa preghiera al Padre. La decisione dell’episcopato cattolico consentirà di preservare tale cammino comune.

© Osservatore Romano - 5 luglio 2017

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