Rassegna stampa formazione e catechesi

L'amore espresso nel martirio sia di sangue che della pazienza, genera vita La testimonianza francescana

s. Antonio e protomartiri francescaniP. Pietro Messa, ofm

Il pensiero e la spiritualità di Francesco d'Assisi, così come l'essere cristiani, non è difficile ma semplice. Questa sembrerebbe una frase ad effetto ma in realtà tante realtà risultano incomprensibili perché non siamo semplici; infatti Maria nel Magnificat dice che il Signore ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore.
L'Assisiate vive secondo la forma del Vangelo, ossia segue le orme di Gesù con la sua personalità che fondamentalmente è quella del figlio di Pietro di Bernardone, ossia di un mercante. Quindi non meraviglia nei suoi scritti usi molto termini economici.
Prima di tutto Francesco riconosce, cioè prende atto che egli è un dono a se stesso. Una cosa tanto evidente quanto snobbata.
Se c'è un dono c'è anche un Donatore che è il Sommo Bene. Ora Francesco afferma che dei doni che la persona riceve ne può disporre liberamente. 
Infatti può impadronirsene dicendo che i beni sono miei e me li gestisco io: questo è il peccato per Francesco. 
Più grande è il dono più grande è la tentazione di impossessarsene e più grande è il dono di cui ci si impossessa più grande è il peccato.
Il dono più grande che Gesù stesso ha detto di chiedere al Padre è quello dello Spirito Santo e quindi tutti i peccati saranno perdonati eccetto quello contro lo Spirito Santo che fondamentalmente è pensare e vivere come se uno lo avesse in tasca (es. integralismo, fanatismo, ecc.)
Altro modo è quello di rallegrarsi dei doni più che dell'amore del Donatore; i profeti chiamano questo amore di prostituzione perché come le prostitute cercano i soldi e non la relazione. Francesco esprime questo nella prima parte del racconto della vera letizia in cui afferma che la gioia non sta nei frutti della fede quali il numero delle conversioni, l'efficacia della predicazione, ecc.
Altro modo è che in Gesù uno rende grazie del dono e lo spezza per i fratelli. Passa dalla gratitudine alla gratuità; è l'amore eucaristico, l'amore bello che salva il mondo.
La più grande contraffazione di questo amore è spezzare il pane senza prima aver reso grazie; amare senza prima avere la consapevolezza di essere amato. Questo amore è diabolico (è come 666 che assomiglia al 7 ma non è 7!) e incattivisce; lo si vede nella madre che dice da  arrabbiata che lei deve sempre fare tutto, il parroco indiavolato che si lamenta dei parrocchiani, ecc.
Chi presenta al vivo questo amore bello sono i martiri/testimoni; non vi è solo il martirio di sangue ma anche quello non meno cruento ed efficace della pazienza. Il primo l'hanno vissuto i Protomartiri francescani e il loro sangue è divenuto il seme della vocazione francescana del canonico agostiniano Fernando sa Lisbona che divenne frate minore assumendo il nome di Antonio con cui è oggi venerato a Padova; il secondo frate Francesco.
Quindi la via indicata da Francesco è quella evangelica di essere buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. 
La santità non consiste in quanto si possiede o no (su questo i frati nel '300 in nome della povertà bruciarono altri frati!) ma nell'uso e l'uso proposto dall'Assisiate è quello eucaristico dalla gratitudine alla gratuità.  Quando uno vive ciò rispetta tutto compreso il creato.
Ecco perché papa Francesco ha voluto intitolare con le parole di san Francesco la sua enciclica Laudato sì sulla cura della casa comune in cui spesso rimanda al misericordioso di Assisi.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.