Rassegna stampa formazione e catechesi

Il suo silenzio permise di non estendere le persecuzioni

L’ambiente ebraico francese è turbato a seguito della notizia data da Papa Benedetto XVI di ripresentare il processo di beatificazione di Pio XII. Il Consiglio delle organizzazioni ebraiche francesi afferma che si tratta di una disposizione affrettata a pochi giorni dalla visita del Papa alla sinagoga di Roma per il 17 gennaio.

Pur riconoscendo che il processo di beatificazione di Pio XII è una faccenda interna della Chiesa che va rispettata, la comunità ebraica continua ancora ad criticare papa Pacelli di non aver urlato la sua indignazione e il suo dissenso contro lo sterminio degli ebrei.


Ma ormai, secondo gli storici cattolici e d ebrei, è ben noto che Pio XII agì in segretezza per salvare il maggior numero di ebrei. Il Papa, infatti, sottrasse alla morte il 90% degli ebrei di Roma imboscandoli in Vaticano e diede ordine a tutti i conventi di accogliere gli ebrei perseguitati. Arcinoto è la vicenda del rabbino capo di Roma, Israele Zolli, che per gratitudine al Papa chiese il battesimo prendendo il nome cristiano di Eugenio, in omaggio del Papa amico degli ebrei. Per questo il rabbino fu perseguitato dagli ebrei e mandato via da Roma.


Come dimenticare il radiomessaggio natalizio del dicembre 1942 quando Pio XII con voce preoccupata deplorò la situazione di centinaia di migliaia di persone che senza colpa, a volte solo per motivi di nazionalità, sono inviate alla morte o ad un progressivo deperimento, con un preciso richiamo all'esilio e alla carneficina degli ebrei.


In conclusione il Papa si mosse in silenzio perché era l'unico modo di evitare il peggio e salvare dalla morte il più gran numero di ebrei e non intensificare le persecuzioni contro i cattolici che erano già in atto.


Per queste sue decisioni moltissime sono le dichiarazioni di gratitudine rivolte a lui alla fine della guerra, come alla sua morte, dalle più alte personalità del mondo ebraico, come il ministro degli Esteri d'Israele Golda Meir, che così scrisse: "Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime, noi piangiamo la perdita di un grande servitore della pace".


Antonio Calisi

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