Rassegna stampa formazione e catechesi

Il difensore di Cristo

Il Vangelo della solennità di Pentecoste ·

Gesù chiama “Paraclito” lo Spirito Santo. Nel breve brano evangelico, la misteriosa parola risuona ben due volte. Tra i significati del termine stanno “avvocato” e “difensore”. Difensore di chi? Certo difensore di noi, così esposti al male e al maligno, inermi davanti alle amare tristezze procurateci dagli altri e da quelle, ancora più amare, imposte da noi stessi. Il Paraclito viene a proteggerci dalla paura che ci fa impazzire, avvelenando la vita nostra e altrui.

 

Ma, forse, il Paraclito viene innanzitutto a difendere Cristo. Sicuro, il Figlio dell’uomo è forte come «il leone di Giuda»; a lui «è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» e verrà a giudicare i vivi e i morti; eppure non smette di essere l’«agnello che toglie i peccati del mondo», e come tale è tuttora condotto al macello.

È ancora vulnerabile nella carne dei suoi fratelli e delle sue sorelle; carne affamata, assetata, nuda, carcerata, senza casa, senza considerazione, senza tomba. Cristo è ancora offeso nel suo stesso mistero, strattonato da ogni parte pur di legittimare i propri risentimenti contro gli altri, usato come puntello a fissazioni e manie, come sostegno a ostinate ossessioni.

Si svilisce Cristo, accettando di lui solo quanto dà ragione a noi e torto agli altri. Cristo è indifeso anche davanti alla nostra quotidiana, ingrata indifferenza che ci rende insensibili alla sua garbata, discreta, incoraggiante, premurosa presenza nell’Eucaristia. Di lui nemmeno ci accorgiamo, nonostante sia nostro vicino di casa.

Sì, il Paraclito difende Cristo... e soprattutto dalle nostre sgrinfie e dalle caricature che facciamo di lui. Lo difende affinché Cristo possa incontrarci sempre nella sua intera statura, nella sua sconcertante bellezza. Solo così non lo ridurremo a nostra immagine e somiglianza, esponendoci ancora una volta ai colpi della tristezza e della paura.

di Giovanni Cesare Pagazzi

© Osservatore Romano - 5 giugno 2019

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