Rassegna stampa formazione e catechesi

Il dantismo perla della catechesi

Luca Signorelli «Ritratto di Dante» (1500-1504, particolare)

Dante e i Papi - V

Pio X e il valore pedagogico della «Divina Commedia»


Considerare il dantismo di Pio X, il primo dei Papi santi del secolo XX, ci permette di risalire ed arrivare alla sorgente della sua prospettiva riformatrice, costruita sul motto Instaurare omnia in Christo.

La personalità e la formazione culturale di Giuseppe Melchiorre Sarto differisce profondamente da quella di Papa Pecci, ma si inscrive nel contesto spirituale e teologico, ma anche e soprattutto storico, che comprende in una sintesi mirabile i papati (di Leone XIII, Pio X e Benedetto XV) che precedono il vi centenario dantesco del 1921. Ci riferiamo ad una riaffermazione da parte dei successori di Pietro, colui che esamina Dante sulla fede, dell’ortodossia di Dante e della sua appartenenza a tutto titolo alla Chiesa cattolica.

Nell’elezione del 4 agosto 1903, secondo alcune testimonianze, i cardinali elettori si orientarono su un consacrato che veniva da un’attività pastorale in cui, man mano che procedeva nella carriera ecclesiastica, aumentava il suo spirito di carità ed umiltà, il che costituirà il filone aureo della sua attività riformatrice. Dall’enciclica programmatica Esupremi apostolatus cathedra (4 ottobre 1903) all’appello, inascoltato, rivolto al mondo cattolico il 2 agosto 1914, per la conservazione della pace, tutta l’azione riformatrice di Papa Sarto sembra richiamare i ben noti versi danteschi «Avete il novo e ‘vecchio Testamento, / e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida: / questo vi basti a vostro salvamento» (Paradiso v, 76-78).

Fin dall’inizio del pontificato Pio X si rende conto che la sua azione pastorale non può prescindere dai diversi orientamenti, di carattere teologico, biblico, filosofico storico e politico che stavano diffondendosi tra il clero, soprattutto quello giovane, e che nel suo insieme sono stati indicati col nome di “modernismo”, ma sarebbe un errore storico ridurre la sua opera alla dialettica antimodernista. Si consideri invece la pars construens: Pio X nominò una commissione pontificia per la riforma dei seminari italiani, che portò alla pubblicazione, nel 1907, di un Programma generale degli Studi, con l’introduzione dei programmi governativi adottati nei ginnasi e nei licei italiani. La questione era controversa, ma la commissione, col consenso del Papa, optò per l’introduzione di tali programmi nei seminari; in tal modo la formazione intellettuale e umanistica dei futuri preti era la stessa dei giovani italiani dei licei laici. L’impegno pedagogico si affianca al riordino del diritto canonico, a partire dal 1904, col documento Arduum sane munus, e alla riforma della Curia romana, con la costituzione Sapienti Consilio (giugno 1908), e del Vicariato, affidando maggiori poteri al Cardinale Vicario. L’attenzione al progresso degli Studi Biblici, con l’imposizione a tutti i chierici di seguire un corso di Sacra Scrittura (documento Quoniam in re biblica, marzo 1906) e la fondazione del Pontificio Istituto Biblico (maggio 1909), ci introducono alla grande opera catechistica di Pio X, all’interno della quale, come una perla nella sua valva, è possibile collocare il suo dantismo. La riorganizzazione dell’azione catechistica in Roma assunse valore esemplare per tutta la Chiesa e fu avviata dall’enciclica Acerbo nimis (1905). Nello stesso anno il Papa promulga il Compendio della dottrina cristiana, nato dalla necessità di unificare i formulari catechistici, sostituendo i due catechismi bellarminiani in uso nell’Urbe sin dalla loro redazione. Confluiscono nel Compendio i formulari lombardo-piemontese (1896), emiliano (1899-1900) e quello toscano (1903). La dottrina è esposta nella lingua teologico-apologetica, ripartita nelle quattro parti tradizionali (credo, comandamenti, sacramenti e preghiera). Il Compendio è diffuso in tutte le diocesi, anche in area germanica e, a seguito di osservazioni e critiche, si arriva al nuovo formulario, il Catechismo della dottrina cristiana, pubblicato per ordine di Sua Santità Papa Pio X (1912). Se il dantismo neotomista di Leone XIII, contro l’anticlericalismo ottocentesco, aveva ricondotto la teologia e il pensiero politico di Dante nell’alveo della Cristianità e della Sapienza cristiana, il dantismo di Pio X esalta il valore pedagogico del testo dantesco, il cui fine è «Removere viventes in hac vita de statu miseriae» (Epistola XIII, XV, 39) e, pertanto, “legge” la Divina Commedia come un ineguagliato e ineguagliabile manuale di catechesi. La continuità con la linea di Leone XIII può essere rintracciata in una lettera a monsignor Giacomo Poletto ( Ad R.P.D. Iacobum Poletto, protonotarium apostolicum decurialem, de opere cui titulus «La S. Scrittura nelle opere e nel pensiero di Dante», 8 marzo 1909), in cui Papa Sarto loda a chiare lettere l’opera del dantista, proprio perché aveva dimostrato l’appartenenza dell’Alighieri alla Chiesa, contro le strumentalizzazioni anticlericali dei Laicisti. Conseguentemente, la cattedra di teologia dantesca, affidata da Leone XIII a monsignor Poletto, continua ad essere operante durante il papato di Pio X, fino al 1913, attraverso l’opera dei dantisti Stefano Ignudi, francescano, autore di un commento teologico-filosofico alla Divina Commedia, monsignor Agostino Bartolini, che richiamò l’attenzione anche sulle opere minori dantesche, affermando la necessità di spiegare Dante con Dante, monsignor Enrico Salvadori, autore di un libro di testo sulla Commedia, e monsignor Virgilio Crispolti.

Ma il documento che meglio esprime la ricezione di Dante durante il papato di Pio X viene pubblicato dopo la sua morte ed esprime un umanesimo cristiano che, in quanto tale, si allontana dalle alte ed aristocratiche sfere della filologia in nome di una “teologia popolare” quale può essere considerato il libretto del Catechismo. È Il più bel ricordo del vi centenario di Dante, ossia Catechismo della Dottrina Cristiana, pubblicato per ordine di Sua Santità Pio X, meditato e studiato con Dante, di Autore Anonimo, che, nello pseudonimo Minimo Sacerdote in Cristo, conserva i caratteri della spiritualità di Papa Sarto, la virtus che darà luogo il 29 maggio 1954, da parte di Pio XII, alla sua canonizzazione.

Già nella seconda metà dell’Ottocento dantisti cattolici come G. M. Cornoldi (Catechismo cattolico in terza rima per Dante Alighieri, 1872) e come L. Ratti (Dante: suo catechismo ai giovani studenti, 1883) avevano intrecciato la teologia della Commedia alla Vulgata del catechismo, ma in quest’opera che esplicitamente si richiama a Pio X e al dantismo di Benedetto XV, tutti i luoghi della Commedia, citati a supporto dei vari argomenti, dimostrano, come esempio da seguire, il Credo e la Fede di Dante e come essi possano tradursi nella condotta morale cristiana in hac vita.

Dunque l’ortodossia di Dante, la sua fede, permetterà a tutto il mondo cattolico italiano di celebrare adeguatamente il vi centenario dantesco del 1921. Il 14 settembre del 1913, nell’ultimo anno del papato di Pio X, nasce a Ravenna un Comitato per promuovere fra i cattolici, con speciali iniziative, la celebrazione dell’anniversario dantesco. Il comitato, sorto sotto la presidenza dell’arcivescovo di Ravenna Pasquale Morganti e con l’approvazione del Papa, si assume il compito di «invitare i cattolici ad onorare il Divino Poeta che ha cantato i misteri e le glorie della nostra Religione». Tra le tante iniziative sostenute dalla Santa Sede con una lettera indirizzata all’arcivescovo di Ravenna, vi è anche quella di restaurare la chiesa di San Francesco, custode delle spoglie mortali dell’Alighieri. L’anno dopo avrebbe cominciato la sua pubblicazione la rivista espressione del Comitato, che annoverava al suo interno i cardinali Di Paola, Ferrara, Prisco, Nava di Bontifè, Bacilieri, Cavallari, Maffi e Lualdi, nonché i generali degli ordini francescano e domenicano ed altre illustri presenze. Era l’anno d’inizio della prima guerra mondiale. All’ambasciatore austriaco che lo sollecitava a benedire le truppe austro-ungariche prossime ad invadere il Belgio neutrale, san Pio X rispose «Io benedico solo la pace», testamento spirituale per il suo successore Benedetto XV.

di Gabriella M. Di Paola Dollorenzo

© Osservatore Romano - 5 agosto 2020


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