Rassegna stampa formazione e catechesi

IL BATTEZZATO È AMBASCIATORE IN CATENE (Ef. 6,20)

sunshineDavanti agli episodi che costringono all’esperienza della mancanza di libertà si sente l’esigenza di una rinnovata forza che spezza le catene.
I social più usati sono centri privati di controllo, cerchiamo altri social. “Ora mi trovate lì” si dice.

La panacea è lo spezzare la catena esterna. Come se la struttura esterna fosse garante di libertà interiore.

Oppure vi è l’atteggiamento opposto che è quello dello spiritualismo selfista che prende mille colori.
“La libertà è dentro di te”, “pensa positivo”, “La nostra libertà non sta fuori di noi, ma in noi”.. e via discorrendo, dalla new age allo psicologismo d’accatto passando per Osho.

Sono due modi sottili per fuggire da chi, solo e solamente, può renderti libero: Cristo, la Sua persona, la Sua Grazia e la Sua Parola. Cristo Gesù Signore.
Il battezzato, cioè colui è rinato in Cristo, non cerca cisterne screpolate fuori o dentro di sé ma cerca Cristo.
Cristo, Cristo, Cristo, ovunque Egli si fa trovare.

Perché tra il millenarista e il selfista, spiritualoide, tra l’opinionista-nozionista e il guru, non vi è tanta differenza, medesima è l’isteria alla base ed identica è la fuga, anche se appare con modi diversi.
Nasce dal desiderio di pienezza ed è condotta dal vuoto e nel vuoto, l’Havel havalim, la vanità che si fonda sul vano.
E poiché si fonda sul “vano” è soggetta ad inevitabile frustrazione malsana.

Perché alla base dei deliri, piccoli o grandi, strutturali o interiori, alla base c’è sempre un problema vocazionale ed una idolatria liminale e sub-liminale.

Non quella frustrazione sana che muove alla trascendenza, al “ritorno”, alla “metanoia”, di colui che, andato a pascolare i porci, capisce che è “meglio” la Casa del Padre.
Piuttosto qui parliamo di frustrazione malsana di colui che erge ed abbatte continuamente idoli dentro e fuori di sé, “che hanno mani e non palpano, che hanno occhi e non vedono, che hanno narici e non odorano”:
“Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell'uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.
Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.” (Sl. 104,5-9)

Colui che è rinato dal Battesimo sa che ha ricevuto la grazia più grande: quella di essere libero in Cristo. E di questo è ambasciatore, che sia in catene o meno.
I monili possono essere di ferro o d'oro, ma quello che conta è lo sfraghis, l'appartenenza radicale di essere suoi.
Egli vive del Risorto, confida in Lui, perché è scritto:

“Ed io vivrò per Lui” (Sl. 21,30).

Perché qui si conferma la Sua vocazione, sulla roccia che è Cristo per la Chiesa. Perché nella Chiesa e per la Chiesa ha ricevuto l’appartenenza e l’incardinazione radicale nella Signoria di Cristo.
E qui, solo qui, sempre lo incontra nei Santissimi Sacramenti, nella Parola, nella Comunità e nel Perenne Catecumenato.
La Chiesa in uscita non porta le vanità, le isterie, gli idoli camuffati del cuore, la Chiesa in uscita non è trionfante della regalità meschina e contorta del piccolo cuore umano.
La Chiesa in uscita porta la propria povertà in catene resa liberante da Colui che solo libera e compie “l’ossimoro” della Sua regalità dalla croce e dal limite, che regge e sostiene la creazione intera e guida come traghettatore sicuro l’uomo alla vera libertà:
la Gioia dei Risorti.

E tu, anima mia, la conosci o ancora ti illudi nelle cecità del vano?

PiEffe


Martedì della III settimana di Quaresima

S. Caterina da Bologna, vergine O.S.C. (1413-1463)

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