Rassegna stampa formazione e catechesi

Generato e non creato

embrione 18di GIAN PAOLO DOTTO

«Genitum non factum est...». Nella concisa solennità di queste parole, e di quelle che seguono nel credo apostolico, si riassume tutto il mistero del Natale che si celebra nelle chiese cristiane di tutto il mondo, quest’anno come da tante centinaia di anni. Davanti al frastuono delle feste natalizie e alla esteriorizzazione di questa festa, si può forse ricorrere a queste scarne parole per riproporre all’uomo di oggi la verità perenne e il mistero salvifico dell' incarnazione, in tutta la sua forza dirompente che rispecchia quella della risurrezione. La liturgia del giorno del Natale contempla diverse letture dei vangeli, con quella dell’inizio del vangelo di san Giovanni riservata alla messa del giorno, come momento di arrivo.
La centralità di questo proclama evangelico era ben riconosciuta nella vecchia liturgia, quando ogni messa — non solo quella del giorno di Natale — includeva questo vangelo come lettura finale. Il Verbo che si fa carne è perno centrale dell’annuncio evangelico, possibile punto di incontro con chiunque sia in qualche modo alla ricerca di un senso della vita e sia disposto a fare silenzio e ascolt a re . I bambini sono in prima fila a farsi domande. Essi in qualche modo cercano Dio perché hanno bisogno di guida e direzione. Al tempo stesso, condividono molto presto lo scetticismo e la noncuranza degli adolescenti e degli adulti. «Come è Dio veramente venuto al mondo?» A questa domanda bisogna farne seguire un’altra: «Ha ancora senso presentare il mistero del Natale, ai bambini come a tutti gli altri, come una vicenda vissuta sotto una notte stellata, con un coro di angeli e di pastori, un bue e un asinello? È questo modo tradizionale il migliore per rendere servizio alla verità del Vangelo, con simboli triti e ritriti, fagocitati dall’industria televisiva, musicale e dolciaria ? Se il nocciolo della questione è il mistero dell’incarnazione, non è forse meglio cercare di parlare al cuore dell’uomo con un linguaggio depurato che punti direttamente alla verità dell’essere che ci viene incontro e di cui tutti abbiamo bisogno, a cominciare proprio dai bambini ? Non si potrebbe cercare di spiegare proprio a loro cosa vuol dire Genitum non factum ? Perché ci sono voluti trecento anni di lavoro e di intenso dibattito per arrivare a questa formula e che cosa è il principio eterno e salvifico a cui si riferisce il credo apostolico e che è valido ancora oggi? Come sa bene chi insegna, “spieg a re ” significa solo aiutare ad aprire le pagine di un libro perché chiunque voglia, possa leggere e nutrirsi. Si potrebbe forse cominciare la nuova evangelizzazione — che è proprio quella del Natale — con la prima pagina del vangelo di Giovanni, che trabocca di gioia dell’essere che entra e illumina l’e s i s t e re . Il giorno di Natale di qualche anno fa, al momento della preghiera serale, i miei figli in coro mi hanno chiesto : «Ma Gesù è esistito davvero ?» Non ho risposto ritornando al racconto di Luca o Matteo. Avrei voluto farlo con il proemio di Giovanni, ma non avrebbero capito. Ho invece parlato loro dei primi documenti storici, dell’unità del primo gruppo di cristiani e la coerenza della loro testimonianza in risposta a un comune appello da parte di una persona storica unica ed eccezionale, come deve essere stato il Gesù prepasquale. Dimenticando la persona concreta di Gesù e di chi all’inizio e più tardi è vissuto e morto per lui, si rischia di cadere nel buonismo di una religione che si affianca alle altre e che, come le altre, alla fine può essere messa da parte. Al contrario, con la nascita concreta del bambino Gesù e l’incarnazione del Verbo che da sempre era in questo bambino, il Natale celebra il mistero della nascita di ogni bambino e del suo essere fatto a immagine e somiglianza di Dio. È così che il biologo può ricordare al teologo che il linguaggio e il verbo di Dio non si trovano solo nei testi sacri ma in quel mistero del tutto concreto che è il patrimonio genetico e cromosomale, codice scritto da cui parte lo sviluppo embrionale e da cui ogni donna e uomo è definito in modo unico e irrepetibile. La differenza tra un uomo e una donna si trova nel piu’ piccolo dei cromosomi, il cromosoma Y . Per piccolo che sia, nessun uomo può nascere da donna senza questo cromosoma che deve venire da “a l t ro v e ”. Al tempo stesso, nessuna figlia e nessun figlio è “prodotto automatico” dell’incontro tra un uomo e una donna. A ogni ovocita che si stacca dall’ovaio materno vanno incontro milioni di spermatozoi e solo uno di questi entra nell’uovo e lo feconda. Noi tutti siamo prodotti dell’unicità ed eccezionalità del mistero che ci chiama alla vita e dà dignità alla nostra persona. Nel credo apostolico si proclama che Gesù era vero Dio e vero uomo. Con il tentativo di pensare alla nascita di Gesù in modo integrale, riandando alla sua base biologica e non solo teologica, non si vuole dunque “a p p i a t t i re ” ma “verticalizzare ” il mistero. A illustrazione concreta di quello che ciò possa significare, cito una descrizione della Notte di Greccio di Tommaso da Celano, già riportata da Felice Accrocca sulle pagine di questo giornale nell’edizione del 29 dicembre 2015: «Nel Natale 1223, Francesco d’Assisi ... fece mettere della paglia in una mangiatoia e fece procurare un bue e un asino, perchè con «gli occhi del corpo» — in qual modo il fanciullo Gesù Betlemme, privo di tutto ciò che è necessario a un infante..... Non risulta che Francesco avesse pensato di mettere il bambino nella mangiatoia..., ma su quella stessa mangiatoia fu celebrato il sacrificio eucaristico, poiché per Francesco entrambe le realtà zione — rimandavano alla stessa scelta di fondo... È così che alla fine il modo migliore per celebrare il Natale e in qualche modo spiegarlo ai bambini è forse semplicemente quello di andare con loro alla messa, domenica dopo domenica, per sentire le parole di Gesù, ridire e rivivere il credo della Chiesa in cammino e ricevere Dio che viene.

© Osservatore Romano 24 dicembre 2017

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