Rassegna stampa formazione e catechesi

FRATELLI TUTTI E MADRI

Francesco e ChiaraSanto Francesco di Assisi, anticipando di gran lunga la EVANGELII GAUDIUM, ricordava che per il Regno sono importanti, prima delle parole (e degli spazi), i processi spirituali legati alla chiamata di Dio, al simbolo e a strutture archetipiche per una nuova e rinnovata economia.

Processi tutti importanti e tutti necessari e distinti per chiamata, non per importanza.

Perché, occorre dirlo, dietro tanto bisogno di chiarezza “dei generi” nel linguaggio c’è una necessità larvale:
quella della conquista degli spazi.
“Spazi finora negati”, direbbe qualcuno, altro che avvio di processi!
Alla faccia del rispetto fanatico di qualcuno del Magistero di Francesco (stavolta parliamo di Pietro).

Ecco, questo modo di ragionare è proprio tipico dell’uomo vecchio, inteso come maschio e femmina, legato non al Regno ma alla vanità, e, perché no, dell’uomo e della donna carnale che fonda sullo spazio del nome e dei ruoli la sua dignità e non, piuttosto, sul nome ricevuto, sulla chiamata.

Eppure questo, e solo questo è stato il motore primo di Francesco di Assisi e di Chiara di Assisi "Signore chi sono io? Cosa vuoi che io faccia?".

Ma cosa pensava a proposito delle "funzioni di genere" il Santo di Assisi?
Ne pensava in forma di vestigia e di richiamo potente a strutture primigenie che tutto parla, narra e canta il Creatore, l'Altissimo.

Lo ascoltiamo nella "Lettera a Tutti i Fedeli" nella più antica versione (FF 178/1-3)
“CAPITOLO I - Di coloro che fanno penitenza
Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza (Cfr. Mc 12,30) e amano i loro prossimi come se stessi (Cfr. Mt 22,39), e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza (Cfr. Lc 3,8): Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore (Cfr. Is 11,2) e farà presso di loro la sua abitazione e dimora (Cfr. Gv 14,23); e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri (Cfr. Mt 12,50) del Signore nostro Gesù Cristo.
Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. 9 Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt 12,50). Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio (Cfr. Mt 5,16).
Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre! Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offri la sua vita (Cfr. 17,8) a per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: “Padre santo, custodiscili nel tuo nome (Cfr. Gv 17,11), coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv 17,6). E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato (Gv 17,8). lo prego per essi e non per il mondo (Cfr. Gv 17,9). Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso (Cfr. Gv 17,17; Gv 17,19). Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola (Gv 17,20), perché siano santificati nell’unità (Cfr. Gv 17,23), come lo siamo anche noi (Gv 17,11). E voglio, Padre, che dove sono io, siano anch’essi con me, affinché contemplino la mia gloria (Gv 17,24), nel tuo regno” (Mt 20,21). Amen.”

Da ricordare che negli scritti di san Francesco "Dominus" ricorre 410 volte e "frater-fratres" 306 volte.
Ed è vero il termine “sorelle” ricorre molto meno, ma per il semplice motivo che le sorelle, per Francesco, sono “madri” e come tali generano come Maria.
Così il poverello vedeva Chiara, Frate Jacopa e ogni donna.
E non per proiezione ma per sapienza.
A tal proposito potremmo dire, con lo stile grato, nudo e reso di Francesco, "il Signore mi diede delle sorelle, anzi delle madri".
Molti i fratelli ma poche le madri.
Importantissimi i fratelli ben più importanti le madri alle quali viene consegnata una moltitudine di fratelli.

“Audite, poverelle” madri, potrebbe dire oggi Francesco, qui è la vostra unica ed ineludibile Diakonia, generare, generare alla fraternità. Come Maria.

“La madre di quel Figlio, dunque, memore di quanto le è stato detto nell'annunciazione e negli avvenimenti successivi, porta in sé la radicale «novità» della fede: l'inizio della Nuova Alleanza.” (Redemptoris Mater, 17, San Giovanni Paolo II)

Sopra i fratelli tutti, dunque, le madri.
A figura della Chiesa.


PiEffe


-> VD anche

La donna all'interno del vissuto ecclesiale alla luce di Maria



Sabato della XXX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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