Rassegna stampa formazione e catechesi

Franciscus

Nuovo font di scrittura per «San Francesco patrono d’Italia»

Con piena consapevolezza, Francesco d’Assisi descrisse se stesso come «ignorante e illetterato» (Lettera a tutto l’Ordine, v. 39) e di lui e dei suoi frati disse: «Eravamo illetterati e sottomessi a tutti» (Testamento, v. 19). Eppure, nonostante una tale petizione di principio che non possiamo bollare come semplice finzione letteraria, Francesco — stando a quanto per primo attesta Tommaso da Celano — aveva appreso a leggere e scrivere presso la chiesa di San Giorgio, dove poi riposeranno, per alcuni anni, le sue spoglie mortali, prima che gli venisse dedicata un’apposita basilica. Non solo: cosa rarissima per il Medioevo, grazie a frate Leone si sono conservati due suoi autografi.

San Francesco, Cappella del Crocifisso, basilica di Santa Chiara in Assisi

Francesco, quindi, era capace di scrivere, in un tempo in cui a scrivere erano in pochi, capace perfino di realizzare — come ha documentato Attilio Bartoli Langeli, che è il maggior studioso dell’autografia del santo — anche «testi di una qualche complessità ed efficacia». Lo stesso Bartoli Langeli, ormai più di venticinque anni or sono, avvicinò a quella di Francesco quattro esempi di scrittura «minuscola comune dell’area appenninica»: un confronto dal quale, a mio parere, risaltano diversi punti di contatto con il tipo di scrittura utilizzata nella cosiddetta carta di Fiastra, un documento del 1150 o 1151. L’illetterato, perciò, scriveva e lo faceva con un preciso modulo scrittorio, vale a dire una grafia particolare che gli era stata insegnata presso la già ricordata chiesa di San Giorgio.

Che dire poi dei suoi scritti, trasmessi da centinaia e centinaia di codici, che li hanno fatti conoscere per secoli prima ancora che s’inventasse la stampa? Il famoso manoscritto 338, ad esempio, conservato nella biblioteca del Sacro Convento di Assisi, trascrive gran parte di quei testi, a cominciare dal famoso Cantico di frate sole, che al fol. 33r viene introdotto dalla seguente rubrica: «Iniziano le Lodi delle creature che il beato Francesco compose a lode e onore di Dio quando era infermo presso S. Damiano».

Non c’è da meravigliarsi, perciò, se la redazione della rivista «San Francesco patrono d’Italia», che nel 2021 compirà 100 anni, per attualizzare e rendere più comunicativa la propria veste grafica, abbia partorito l’idea di creare un nuovo font di scrittura (Franciscus) traendo ispirazione dalla calligrafia utilizzata dal santo, da quelle utilizzate nei codici che ne trasmettono le opere o presenti negli affreschi della basilica di San Francesco.

Come hanno precisato i membri della redazione e i creativi di Studiogusto cui si deve l’elaborazione del nuovo carattere, «all’interno del sistema tipografico Franciscus, risiede un dualismo tra curve sinuose e tagli geometrici delle lettere: questo lo rende performante in molteplici utilizzi, sia per titolazioni che a dimensioni ridotte come quelle presenti nei paragrafi di testo. (...) L’altezza della “x”, per esempio, rappresenta un punto chiave per una lettura semplificata dei testi anche a piccole dimensioni».

Franciscus appare in tal modo un «carattere tipografico ispirato all’antica tradizione delle scritture amanuensi e ai tratti salienti degli alfabeti gotici medievali, ma che ha la forza di rendere moderni i segni tipici del pennino calligrafico e di comunicare in modo inclusivo e contemporaneo un patrimonio storico e culturale che diventa tratto distintivo del messaggio di San Francesco di Assisi: la forza di annunciare con una propria identità».

Francesco d’Assisi non cessa dunque di sorprendere, d’incuriosire, d’inquietare. Anche attraverso un font il suo messaggio trova nuove vie di diffusione, e perciò nuove possibilità di fare del bene. E questa non è cosa da poco.

di Felice Accrocca

© Osservatore Romano - 27-28 gennaio 2020


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