Rassegna stampa formazione e catechesi

La mobilità episcopale in papa Francesco tra il card. Gantin e Onorio III

mobilità vescoviP. Pietro Messa, ofm

La riforma della Chiesa è uno dei fini dell'attuale pontificato e uno dei mezzi individuati da papa Francesco è la stabilità dei vescovi nelle diocesi evitando spostamenti. Infatti ha affermato: "Per esempio una delle cose che tento di fare per rinnovare la Chiesa italiana è non cambiare troppo i vescovi.
Il cardinale Gantin diceva che il vescovo è lo sposo della Chiesa, ogni vescovo è lo sposo della Chiesa per tutta la vita. Quando c’è l’abitudine, è bene. Per questo cerco di nominare i preti, come è accaduto a Genova, a Torino, in Calabria. Credo che questo sia il rinnovamento della Chiesa italiana". 

Il rinvio è a quanto l'allora Prefetto per la Congregazione dei vescovi, cardinal Bernardin Gantin disse in una intervista pubblicata da "30Giorni", un giornale non secondario per comprendere il pontificato di Bergoglio.
Infatti 
sono state recepite dall'attuale magistero pontificio diverse idee diffuse da tale mensile mediante molteplici articoli: dal denunciare la serpeggiante tentazione dello gnosticismo senza carne e pelagianesimo senza grazia, alla posizione flessibile con la Cina, dalla venerazione per papa Luciani a un approccio più cortese con le religioni. Inoltre nel momento presente diversi giornalisti e autori di "30Giorni" hanno ruoli importanti: basti pensare al direttore editoriale del Dicastero della comunicazione, al direttore dell'Agenzia Fides Gianni Valente e alle pubblicazioni di Massimo Borghesi.
Certamente coloro che vogliono comprendere e fare una storia del papato di Francesco non secondaria è la considerazione del mensile "30 Giorni".
Il rimando a una pubblicazione di tale giornale è necessario anche per capire il pensiero e le decisioni che sottostanno alla scelta di evitare il cambiamento dei vescovi e quindi nominare direttamente dei sacerdoti. Certo, la nomina di un semplice prete senza che si sia fatto le ossa in una diocesi più piccola nel caso di una grande diocesi umanamente appare azzardata; c'è il bell'esempio della nomina del gesuita Carlo Maria Martini a Milano da parte di Giovanni Paolo II ma nonostante ciò l'obiezione rimane. 

Forse nei casi di diocesi più impegnativa si potrebbe richiamare il pontificato di Onorio III: questi affermò che in certi casi l'utilità e la necessità costringevano a "interventi più invasivi a livello giurisdizionale" (C. Grasso, Governare con la parola. Papato e crociata durante il pontificato di Onorio III, Roma 2021) come fece il predecessore riguardo ai cambi di sede episcopale in quel tempo ritenuti impossibili a motivo dell'indissolubilità dell'unione tra il vescovo e la sua chiesa diocesana. Tutto ciò mostra ancora una volta l'importanza che accanto alla teologia vi sia sempre un'attenzione anche alla storia.