Rassegna stampa formazione e catechesi

Dove è nato Gesù

betlemme grottaBETLEMME, 23. « Gerusalemme è una madre e non esclude nessuno dei suoi figli» ha dichiarato padre Artemio Vítores González, guardiano della basilica della Natività a Betlemme, dove fervono i preparativi per la messa di mezzanotte e, subito dopo, per la solenne processione alla grotta.
«Questi sono tempi difficili — ha spiegato il religioso alla fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre — ma purtroppo non è una novità». Di qui l’appello ai cristiani nel mondo affinché visitino «questi luoghi sacri. Così — ha aggiunto — porterete conforto e sostegno ai cristiani della terra in cui è nato Gesù». Parole ribadite dall’amministratore apostolico del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, e dal custode di Terra santa, padre Francesco Patton, i quali, in un comunicato congiunto, invitano i pellegrini a visitare la città e a non aver paura. «In questi giorni Gerusalemme è tornata nei media di tutto il mondo — si legge nel testo — purtropp o sempre con immagini di violenza e divisione, che hanno spaventato molto i pellegrini che avevano programmato di fare un pellegrinaggio, di “salire qui a Gerusalemme”. Pensiamo che sia bene dire a tutti voi pellegrini, a tutti coloro che hanno Gerusalemme nel cuore che il pellegrinaggio in Terra santa è sicuro e che le immagini che avete visto in televisione non dicono la verità di bellezza e di tranquillità e di serenità che invece c’è a Gerusalemme. Vi invitiamo dunque — proseguono Pizzaballa e Patton — a ripensare ancora nuovamente al vostro pellegrinaggio a Gerusalemme, a fare questa bellissima esperienza di fede e questa importante e meravigliosa forma di solidarietà alla comunità cristiana di Terra santa. Vi invitiamo a farvi ancora pellegrini in questi luoghi dove Gesù è nato per noi; è ciò che celebriamo tra pochi giorni a Natale, i luoghi dove Gesù per noi ha dato la sua vita». Padre Patton, che ieri ad Assisi ha partecipato alla giornata conclusiva della conferenza internazionale dedicata agli ottocento anni di presenza francescana in Terra santa, ha sottolineato quanto tale presenza si sia evoluta nella preghiera e nel servizio alla comunità locale, e sia viva ancora oggi: «In Terra santa — ha ricordato — si permette a tutti di esprimere la propria fede anche pubblicamente piuttosto che confinarla ai luoghi religiosi per ridurla alla dimensione privata. Ciò comporta anche tensioni, ma è un modo concreto per esprimere lib ertà». La Terra santa, osserva padre Peter Vasko, direttore della Franciscan Foundation for the Holy Land, «è la culla del cristianesimo e noi, come il mistico Corpo di Cristo, abbiamo l’obbligo di tenerla in vita. Se non lo facciamo, i luoghi santi della cristianità diventeranno semplicemente vuoti monumenti e musei religiosi senza una comunità viva in adorazione. Dando speranza ai giovani cristiani qui in Terra santa, preserveremo tale presenza per il futuro». Intanto il ministero del Turismo israeliano ha comunicato che, malgrado le tensioni, il flusso dei pellegrini cristiani in visita in Terra santa non si è fermato. Secondo i dati diffusi dal dicastero, si prevede un aumento del 20 per cento di pellegrini cristiani nel periodo natalizio. Dalle autorità civili e religiose viene dunque l’invito ai fedeli di tutte le religioni a «pregare, adorare e visitare tutti i luoghi santi, in libertà e sicurezza». E si lavora per accogliere le decine di migliaia di persone che hanno programmato di visitare i luoghi di Gesù. Per esempio, dalle ore 15 del 24 dicembre alle 3 del mattino del giorno di Natale, verrà messo a disposizione un servizio navetta gratuito per i pellegrini che si recheranno da Gerusalemme a Betlemme e viceversa.

© Osservatore Romano - 24 dicembre 2017

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