Rassegna stampa formazione e catechesi

Marchetto: Omelia 25° Ordinazione presbiteale (don Carsten Franken) - Jesolo

25moCarissimi,
vi domanderete chi è questo Vescovo arrivato fin qui per celebrare oggi il 25° di ordinazione presbiterale del vostro -almeno in un certo senso, di adozione - don Carsten.
Sono Agostino, Arcivescovo titolare di Ecija, in Andalusia, nativo di Vicenza, chiamato a parlarvi in questa felice circostanza. Chiamato da chi? Proprio dal festeggiato oggi. Perché?  È che ci conoscemmo già molti anni fa nella Casa Internazionale del Clero Paolo VI, a Roma, ove eravamo, pur in maniera diversa, ospiti, io ancora Segretario del Pont. Cons. per la pastorale dei migranti e degli Itineranti e don Carsten come accompagnatore di un gruppo di giovani agricoltori.
Già allora itinerante, dunque, in pellegrinaggio, forse possiamo dire.
Entrambi cioè a servizio della pastorale della mobilità umana. E c'era anche un Vescovo Membro del Pont. Cons, di cui ero Segretario, S. E. Mons. Voss. Un altro legame quindi.
E poi fui invitato a parlare a quei giovani agricoltori. E credo di non averlo fatto male... E così sono qui a parlarvi oggi. Badate bene - vi avviso -, che alla fine anche don Carsten prenderà la parola, leggendo il testo di una poesia dal titolo "La Predica del Parroco su se stesso" ("Des Pfarrers Predigt an sich selbst"). Bella, sentirete. E ciò gli farà ricordare il Vescovo varmiense che ne aveva conservato il testo,  Mons. Maximilian Kaller, incaricato della cura dei profughi.
Vedete ancora un legame con i Migranti e Rifugiati. 
Basta! Credo che il "cappello" sia stato sufficiente ed ha anche rivelato qualcosa dell'essere pastorale di don Carsten Allora, poiché certamente lo conoscete personalmente forse meglio di me, almeno alcuni di voi, non parlerò oltre di lui, ma piuttosto del suo "amore", di ciò che lo ha conquistato nella pastorale che realizza, cioè quella - come ho già detto- della mobilità umana. E poi dell'altro suo amore, Cristo Maestro, Amico e Signore, nella sua sequela,  il sacerdote, oggi.                                                                                                         

A) Pastorale della mobilità umana, dunque, anzitutto Migrazioni                         
1) La base di questo mio intervento per un  aspetto specifico della mobilità umana si trova nell’Istruzione Erga Migrantes Caritas Christi, che, in continuità con gli insegnamenti precedenti del Magistero della Chiesa, e nel aggiornamento di numerosi aspetti della pastorale ecclesiale, nel contesto delle migrazioni dei Popoli, presenta una visione globale del fenomeno migratorio, sottolineandoci soprattutto gli aspetti religiosi e socio-culturali, incoraggiando al tempo stesso l’impegno per un ordine mondiale, etico, economico e politico più giusto. Appare già, così, che il nostro concetto pastorale è vasto, senza tuttavia perderne niente della sua specificità.           
2) La situazione che affrontiamo, questa realtà or ora delineata a grandi e scheletriche linee, ha dunque delle zone d’ombra e di luce. Nel corso degli ultimi 30-40 anni, per esempio, la percentuale che vive con meno di un dollaro al giorno è diminuita assai ma vi sono ancora all’incirca un miliardo di persone (tenendo conto ora delle forme derivate dalla pandemia che ci schiaffeggia, ferisce e ci fa morire) le quali vivono in una situazione di povertà estrema, mentre la metà della popolazione mondiale – possiamo dire – sopravvive con meno di due dollari al giorno.                                                                                                                                          Di fronte a una tale situazione, certamente molto resta da fare per distribuire in maniera più equitativa i benefici della mondializzazione [anche se ora viviamo l'aspetto di chiusura frutto della guerra] e per affrontare in modo più adeguato le sfide dell’ emigrazione di popoli (si pensi ai rifugiati climatici, per esempio, nella prospettiva dell’innalzamento previsto del livello del mare) e di individui e famiglia, e gruppi, e perseguitati, migrazioni interne e internazionali, volontarie o forzate, migrazione diventata quindi un fenomeno strutturale (cf. EMCC, nn.18 e 103). D’altre parte si scoprono sempre di più, nonostante tutto, i risultati positivi dell' emigrazione sullo sviluppo dei Paesi di origine, grazie ai trasferimenti monetari ai propri cari in Patria (si ritiene di fatto che siano di un valore maggiore di quello degli aiuti dei Paesi di miglior stato di vita a quelli in difficoltà di sviluppo integrale), senza dimenticare il contributo effettivo al Paese d’accoglienza. In altre parole, l’EMCC, la Chiesa, dà il suo contributo alla ricerca di un nuovo ordine internazionale, nel campo della economia e della politica, perché esse sottolineano e offrono la dimensione culturale alla cui luce dobbiamo comprendere le migrazioni.                                                                                                                                   
3) A questo punto dovremmo inserire l’analisi del contributo straordinario di Papa Francesco, su cui non possiamo avviarci, purtroppo, per il tempo che ci è concesso.                                   
In effetti la nostra Istruzione, approvata specificamente da Giovanni Paolo II il primo maggio del 2004, che ne ha autorizzato la pubblicazione, mette in luce la necessità di un approccio largo  nel quale i migranti sentono che la loro esperienza, spesso dolorosa e drammatica, partecipa alla creazione di un mondo più giusto e prospero per tutti. In esso lo sviluppo non è compreso solamente in termini economici ma in modo nuovo che promuove e protegge la centralità e la sacralità della persona umana, detto in una espressione: la  “cultura dell’accoglienza” (EMCC n. 39). Per questo l’EMCC così si conclude: “Pure i migranti possono essere costruttori nascosti” e provvidenziali di una tale fraternità universale, insieme a molti altri fratelli e sorelle” (n. 103). Il documento propone in seguito un quadro di riferimenti biblici e teologici, inserendo il fenomeno migratorio nel contesto della storia della salvezza presentandolo come un ‘segno dei tempi’ e della presenza di Dio nella storia e nella comunità umana in marcia verso la comunione universale” (EMCC, Presentazione).       

B) Patorale della mobilità umana: l'itineranza                                               
4) Non preoccupatevi, per la seconda dimensione fondamentale della pastorale della mobilità umana, l'itineranza, con i suoi vari Settori -Pellegrinaggi-Santuari e Turismo, Rom e Sinti (Circensi e Lunaparkisti), Aeroporti e Apostolato del Mare ("Stella Maris" ) e della Strada (ragazzi e donne) -perché mi limiterò a farvela solo balenare davanti  agli occhi dato che a Jesolo é parte della vita di oggi qui da voi pure.                                                                                                                      

C) Non posso non concludere con qualche pensiero conciliare (cioè del Vaticano II) sul sacerdozio, ma non temete, faccio solo cenno obbligatorio perché altrimenti perderemmo la faccia di fronte al venticinquesimo che festeggiamo.                           
5) Ad esso ho dedicato un breve libro dal titolo "Riforma nella continuità. Riflessioni a cinquant'anni dal Concilio Vaticano II sul ministero e sulla vita dei Presbiteri e sulla formazione sacerdotale", di cui il nostro don Carsten può vivere e ha vissuto.                                           
Per comprendere poi chi sono i sacerdoti bisogna mantenere gli occhi fissi su Cristo, mediatore unico. Essi sono infatti i ministri del Cristo Capo, servitori del Popolo di Dio, ministri della Chiesa, cooperatori dell'ordine episcopale.                                                                                 
6) Un punto di riforma è comunque, nella continuità, nel contesto del primo ufficio, compito persbiterale per eccellenza, quello dell'annuncio del Vangelo. Nella stessa linea vanno di riflesso la rivalutazione del Concilio dei rapporti diciamo Chiesa-mondo contemporaneo. I Presbiteri non sono dei separati perché devono "vivere con gli altri uomini come fratelli" ma nel celibato, la povertà volontaria, l'obbedienza basata sull'umiltà.  Essi non sono del mondo e formano il "Presbiterio"  (collegio presbiterale), attorno al Vescovo.                                             
7) Tale ministero scaturisce comunque e trova il suo compimento  nella celebrazione del sacrificio di Cristo.E vi è qui il legame inscindibile tra consacrazione e missione, proprio in questa solennità,oggi, del Corpo e Sangue di Cristo.                                                             
Nella preparazione di quanto vi ho detto - e grazie della vostra pazienza, che Papa Giovanni classificò come la somma di tutte le virtù - ho trovato un articolo dal titolo "un ministero più itinerante".
Accetterete che vi dica che è già e sarà sempre di più così. Non approfondisco, ma solo rilevo che colui che festeggiamo oggi, il nostro don Carsten, ha già cominciato da un po' su questa linea, per cui lo felicitiamo e lo ringraziamo per quel riverbero benefico di una tale scelta che anche voi a Jesolo ricevete.
"Ad multos annos", carissimo, e Dio ti benedica assieme a noi che oggi ti facciamo corona.

+ Agostino Marchetto


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