Rassegna stampa formazione e catechesi

Documento di Abu Dhabi, felix culpa

Papa ad Abu DhabiP. Pietro Messa, ofm

La ricorrenza centenaria dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil (1219-2019) è stata l’occasione di comprendere maggiormente tale evento mediante incontri di studio e pubblicazioni varie, ma anche di cogliere dalla storia aspetti che possono aiutare a vivere occasioni e affrontare sfide del presente. Infatti quanto avvenuto nel XIII secolo in Egitto al tempo della quinta crociata è stato un incontro che suggerisce la via del dialogo e del confronto rispetto a quella dello scontro; di ciò ne è stato ben consapevole papa Francesco soprattutto nei suoi due viaggi in paesi a maggioranza islamica ossia ad Abu Dhabi e Marocco.

Durante la visita nella capitale degli Emirati Arabi Uniti il 4 febbraio 2019 il pontefice assieme grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, ha firmato il documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. In tale testo comune alcune affermazioni hanno destato perplessità per non dire vere e proprie critiche, tra cui quando dice: «Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani».

Tale frase – tolta dal suo contesto, ossia l’affermazione della libertà religiosa e non semplicemente di culto – certamente lascia frastornati perché pare che il medesimo Signore voglia quel pluralismo religioso sinonimo di assenza di una verità in se stessa e di un soggettivismo fonte di sincretismo. Diversi hanno criticato il documento di Abu Dhabi su tale punto e lo stesso papa Francesco al ritorno dal Marocco nell’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2019 ha colto tale obiezione dando le indicazioni per una risposta adeguata: «Ma qualcuno può domandarsi: […] Perché ci sono tante religioni, e come mai ci sono tante religioni? Con i musulmani siamo discendenti dello stesso Padre, Abramo: perché Dio permette che ci siano tante religioni? Dio ha voluto permettere questo: i teologi della Scolastica facevano riferimento alla voluntas permissiva di Dio».

Secondo la rivelazione il Signore infatti non è un grande burattinaio ma è geloso della libertà dell’uomo che viene sempre coinvolta e implicata; egli desidera che si realizzi un’alleanza, ossia quel misterioso incontro tra la sua grandezza e la nostra povertà. Ma questo implica sempre la libertà di accoglierlo ma anche di rifiutarlo; ecco perché la sua volontà permette all’uomo anche di bestemmiarlo e persino di chiudere la porta dal di dentro davanti a lui ossia di rinchiudersi nell’inferno che è sigillato a chiave, ma dal di dentro!

Quindi l’affermazione del documento di Abu Dhabi e le successive critiche possono ben dirsi felix culpa perché hanno in un certo qual modo costretto ad approfondire l’atto di fede che è sempre l’incontro tra due libertà. Mai pura oggettività e neppure solo soggettività ma l’avventura dell’alterità e l’incontro con il Tu in cui la soggettività credente – fides qua creditur – aderisce all’oggettività creduta, cioè fides quae creditur

A questo proposito il cardinale Angelo Scola nell’omelia della pasqua 2011 affermò: «Perché Dio volle che si manifestasse non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti? Qual è la ragione di questo metodo con cui il Risorto sceglie di manifestarsi al mondo? Perché dobbiamo fidarci di un piccolo gruppo di discepoli? Benedetto XVI ci offre una convincente risposta. Scrive il Papa: “La domanda riguarda, però, non soltanto la risurrezione, ma l’intero modo in cui Dio si rivela al mondo. … non è forse proprio questo lo stile divino? Non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare amore” (J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, CdV 2011, p. 305-306)».

La volontà del Signore riconosciuta dal papa e dal grande imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi è proprio questa di dare libertà perché il fine è donare e suscitare un’alleanza d’amore come è avvenuto con Abramo.

Per un approfondimento cfr. https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/la-missione-di-francesco-d-assisi-dal-sultano.html

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