Rassegna stampa formazione e catechesi

#diaconato femminile - Il discernimento è un vento leggero che necessita di Ob-Audire

tentazione di CristoEh, insomma tra i teologi, anzi i teoideologi, va di moda la ricetta manipolatoria di Charles Taze Russell (Fondatore dei TdG).
Come esiste il concordismo e la manipolazione biblica, così esiste il concordismo e la manipolazione del Magistero.
Una parolina qui ed una là dai pontefici perché sia garantito quello che voglio portare avanti io, accademicamente parlando, s'intende.
Post ad effetto, uso dei social markettaro.
Prima in un modo, poi rettificati.
Insomma un gioco tutto mondano di trattare delle cose della Chiesa nella continua caricatura che avvilisce e ferisce questo periodo della Chiesa e questo pontificato.
I mezzi mediatici son un'arma a doppio taglio da gestire bene e con Sapienza. Altrimenti producono l'effetto contrario di un servizio eccelsiale.

Oggi uno di questi "sportivi" del "sia-fatta-la-mia-volontà-teoideologica" ha citato San Giovanni XXIII inerente la questione del "diaconato femminile", come ministero ordinato, con questa extrapolazione: "ruolo pubblico della donna" come "segno dei tempi".
Ma come la pensava il santo papa illuminato sul tema?
Ecco:
“Tuttavia la parità di diritti giustamente proclamata, se deve riconoscersi in tutto quello che è proprio della persona e della dignità umana, non implica in nessun modo parità di funzioni. Il Creatore ha dato alla donna doti, inclinazioni e disposizioni naturali che le sono proprie, o in grado diverso dall’uomo; ciò vuol dire che le sono stati assegnati anche compiti particolari. Non distinguere bene questa diversità delle rispettive funzioni dell’uomo e della donna, anzi la loro necessaria complementarità, sarebbe mettersi contro natura e si finirebbe per avvilire la donna e toglierle il vero fondamento della sua dignità” - Giovanni XXIII, Discorso ai partecipanti al Corso di studio «La donna e la professione», promosso dall'Università cattolica del Sacro Cuore (6.10.1961) -

E per i "segni dei tempi".
Troviamo citazione esplicita in Presbyterorum Ordinis n° 9 e Gaudium et Spes nn. 4 e 11. In particolare la natura di questa affermazione pneumatica viene chiarita al n° 11: «Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio».

Ma come il Santo Padre Francesco, Pietro non parla di "cambio di paradigma" in Veritatis Gaudium?
Sì, ma era inerente il tema della "neo" formazione culturale e pastorale come "Chiesa in uscita" (V.G. 3) Cioè la Chiesa deve (DEVE), sempre, recuperare la sua intima natura missionaria per fecondare culturalmente la porzione di storia che gli è affidata. E, in tal senso, è chiamata ad un costante "cambio di paradigma".

Sul tema del ministero ordinato femminile il Santo Padre, visti i fermenti presenti anche in zona teutonica, ha detto, incontrando in udienza l'UISG, il 10 maggio, a braccio:
“Sul caso del diaconato dobbiamo cercare cosa c’era all’inizio della Rivelazione. E se c’era qualcosa farla crescere e che arrivi. Se non c’era qualcosa, se il Signore non ha voluto il ministero sacramentale per le donne (scuote la testa, n.d.r.), non va. E per questo andiamo alla storia, al dogma.
...
Camminiamo sulla strada della Rivelazione. Non possiamo andare oltre la Rivelazione e una esplicitazione dogmatica. Capito questo?
Siamo cattolici, eh (allarga le braccia e sorride, n.d.r.).
Se qualcuno vuol fare un’altra chiesa è libero ma...” (Udienza ai partecipanti all’Incontro dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), 10.05.2019)

Concludo questo piccolo appunto con quanto già detto.

Dal momento che il Verbo si è sottomesso volontariamente con l'Incarnazione.
Questo disciplina tutto, dal Nascondimento a Nazareth, dal servizio della Predicazione e del Suo essere Pastore, dalla Lavanda dei Piedi - che tutto sostiene -, alla Passione, Morte e Resurrezione, alla Ascesa al Cielo, al Dono dello Spirito.
Spirito che dona autocoscienza di questo dinamismo fino in fondo e spezza ogni forma di clericalismo.
Sia maschile che femminile. E relativi abusi di ogni tipo, presenti anche qui, da entrambe le polarità.
Perchè anche le rivendicazioni di "ruoli" sono clericalismo, sia maschile che femminile. E non sono solo del clero ma anche di noi laici.
Rivendicazioni di animi feriti che non hanno colto che essere "sottomessi", nella logica dell'Incarnazione, è la più grande dignità, per tutti. Perchè si può essere clericali anche essendo nascosti e facendo i servetti, ma con il cuore avido, rancoroso, inquieto dell'inquietudine che non viene da Dio, e, viceversa, si può essere umili anche se obbedienti ad un ruolo di docenza e di guida, coscienti radicalmente e nelle viscere di essere un nulla; e magari di voler stare da altra parte.
L'autocoscienza dei carismi, fondanti o transeunti, nella Chiesa, procede come un vento leggero in ascolto non con battaglie di classe.

Queste le fa il mondo e le sue logiche.
Perchè il mondo non può darsi un nome. E vive di perenne guerre di spazi.

E su questo modo markettaro, nelle guerre di spazi, nella sovra-esposizione modaiola con effetti speciali, non vi è alcun progresso teologico, ecclesiale, concreto o visione reale di progresso, piuttosto impantanamento.
Che non è certo il moto del'Incarnazione che è discesa e risalita trascendente nel contempo. Nei tempi di Dio.
E tutto quello che lo Spirito vorrà donare alle donne e agli uomini, nella Chiesa e per la Chiesa, lo donerà, nonostante noi; ma nell'ob-audire.

L'Incarnazione educa il cuore a stare dove il Padre ci vuole, come direbbe Francesco di Assisi, con minorità.
Se c'è un comando che Francesco di Assisi ripete ai suoi è proprio:
e siano minori! (FF. 24)

Solo così si comprende quanto affermato da Gesù:
"fra voi non sia così" (Mc. 10,43).
Che è valido per tutti, uomini e donne.
E ci giudica ogni giorno.

Solo chi ha una solida auto-stima fondata nel Signore, serve con libertà e purezza di cuore. Ed è dono da chiedere sempre.
Aiutandoci e nell'obbedienza su quanto abbiamo ricevuto.


Paul Freeman



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