Rassegna stampa formazione e catechesi

Conversione è la parola chiave

«Conversione» è la parola chiave del messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2020. Lunedì mattina, 24 febbraio, presentando il documento nella Sala stampa della Santa Sede, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha rilanciato l’essenzialità dell’esperienza del «ritorno a Dio», lasciandosi provocare dalle parole del Pontefice, molto esplicite fin dal titolo del messaggio: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Con il cardinale Turkson hanno preso la parola anche monsignor Bruno Marie Duffé, segretario del Dicastero, e Mariella Enoc, presidente dell’ospedale Bambino Gesù.

Il porporato ha invitato ad accogliere la proposta spirituale del Papa per «prepararsi a celebrare la Pasqua con cuore rinnovato», non come un esercizio spirituale ma come un cambiamento di vita. Punto di partenza è la preghiera, la contemplazione di Gesù crocifisso e risorto. E, in Lui, ecco l’abbraccio «alle moltissime persone e alle situazioni di sofferenza nel mondo». Insomma, si tratta di «tornare continuamente con mente e cuore alla potenza spirituale del Cristo risorto», perché tutto è «radicato nell’amore di Dio». Preghiera, misericordia, perdono, dunque, per costruire «una nuova rete di relazioni tra le persone», eliminando isolamento e sfiducia: fa impressione notare che «in Italia vive in solitudine il 33 per cento delle persone e in Francia il 50 per cento».

Del resto, ha affermato il cardinale Turkson, «l’uomo è creato per coesistere nel rapporto di una famiglia, di una comunità, della società: come persone, create con inalienabile dignità, esistiamo in relazione con gli altri». È questa consapevolezza che rafforza l’impegno «a rispettare la dignità e i diritti di ogni persona e ci consente di abbracciare i più deboli, i poveri, i malati, gli sfigurati e i senzatetto». Anche e soprattutto «le vittime della tratta e delle guerre», che «devono essere inserite nella contemplazione di Gesù morto e risorto». In fondo, ha concluso rilanciando un’espressione cara al Papa, si tratta «di misericordiare ed essere misericordiato».

Queste linee di riflessione e di azione sono state riprese e approfondite da monsignor Duffé a partire dalla convinzione che oggi più che mai c’è «un’urgenza di conversione». È «un’espressione che può sorprendere, nel suo carattere paradossale», ha riconosciuto; ma tutti sono chiamati a fare un cammino di conversione autentico «in un modo che solo Dio conosce e, quindi, è importante non chiudere mai la strada».

«La conversione è un percorso interiore: il percorso della preghiera», ha spiegato Duffé, invitando a «un’esperienza di “faccia a faccia” e “cuore a cuore” che ci porta alla verità e al perdono». Preghiera, dunque, «durante il tempo della Quaresima, ma anche digiuno e condivisione delle elemosine. Perché l’esperienza del limite e della sobrietà, l’esperienza del pane e della fratellanza condivisi, ci fanno riscoprire Dio nell’altro come parte di noi stessi». In conclusione il prelato ha invitato a non perdere di vista la concretezza delle opere, come insegna Papa Francesco con chiarezza. E come testimonia la convocazione, dal 26 al 28 marzo prossimi ad Assisi, dei giovani economisti, imprenditori e «change-makers».

«Uno dei passaggi più intensi del messaggio di quest’anno è l’invito a condividere la ricchezza invece di accumularla», ha poi fatto presente Mariella Enoc, confidando di essere «profondamente toccata da queste parole, soprattutto per il mio servizio come presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù». E «sono soprattutto due le sue ricchezze: il sapere, la conoscenza medico-scientifica, e il saper fare, la capacità di cura e di assistenza».

In particolare, Enoc ha parlato della «condivisione del sapere e delle cure» e della «diplomazia della misericordia» con molti Paesi: «dalla Siria al Centrafrica, dalla Giordania alla Tanzania, dall’India all’Etiopia, dalla Cina alla Cambogia». Inoltre, ha aggiunto, «un modello originale del nostro impegno è rappresentato dall’esperienza di Bangui, nella Repubblica del Centrafrica». Tanto che, ha concluso, «nell’ultimo anno sono stati più di 100 i bambini provenienti da tutto il mondo che il Bambino Gesù ha accolto e curato» gratuitamente.

© Osservatore Romano - 24-25 febbraio 2020


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