Rassegna stampa formazione e catechesi

CONFORMITAS

carducho stimmate di san francescoO Dio, che per infiammare il nostro spirito
con il fuoco dei tuo amore,
hai impresso nel corpo dei serafico Padre san Francesco
i segni della passione del Figlio tuo:
concedi a noi, per sua intercessione,
di conformarci alla morte del Cristo
per essere partècipi della sua risurrezione.
(Dalla Colletta della Festa delle Stimmate di San Francesco)

Un mattino, verso la festa dell’Esaltazione della santa Croce; raccolto in preghiera sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all’uomo di Dio. Apparve allora non solo alato ma anche crocifisso.
A questa vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c’erano, al tempo stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso ma al mirarlo così confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi; nell’incàvo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e dall’altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.
Dopo che l’uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli passati, egli portava con sé l’immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.
(Dalla «Legenda minor» di san Bonaventura - Quaracchi, 1941, 202-204)

Gratia supponit naturam et extendit eam

“Gratia non tollat naturam, sed perficiat”
(S. T. , I, Q1, A 8, ad 2)
“Gratia perficit naturam secundum modum naturæ”
(S.T., Q 62, A5)

Lo stichwort tommasiano, se leggiamo male San Tommaso, con il “perfecit eam”, perfeziona la natura, rischia di essere incastonato in una rigidità che non è l’opera della grazia come è conosciuta. Quasi a dire la natura è il primo dato la grazia la suppone e la compie. Non è così.

In questo ci aiuta San Bonaventura che parla del fenomeno delle Stimmate di San Francesco nella Legenda major al cap. XIII:

“Excreverat quidem in eo insuperabile amoris incendium boni Iesu in lampades ignis atque flammarum, ut aquae multæ caritatem eius tam validam exstinguere non (cfr. Cant 8,6-7) valerent” – “L'incendio indomabile dell'amore per il buon Gesù erompeva in lui con vampe e fiamme di amore così forti, che le molte acque non potevano estinguerle” (Legenda Maggiore, cap XIII – San Bonavenura).

San Bonaventura parte da un fatto unico nella storia del Cristianesimo, un desiderio di un piccolo uomo, per quanto forte, ha attratto a sé la Carità Divina, la Grazia, facendo erompere nella carne quello che Francesco aveva meditato a lungo nel cuore, con il dono delle stimmate. Insomma una piccola porzione di terra aveva compiuto un’opera gloriosa, ben al di là delle più rosee possibilità.

La Grazia, accolta, dunque, nella disciplina dei “no”, che sottintendono un prezioso “sì”, estendono la natura stessa aprendole un orizzonte che la natura non può neanche immaginare.

(Tratto da "Chiesa e omosessualità: fare chiarezza nella carità", Paul Freeman)


XXV Domenica del Tempo Ordinario

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