Rassegna stampa formazione e catechesi

Con gli occhi della fede

teofania 13di INOS BIFFI

Vivente dall’eternità nel grembo del Padre, il Figlio di Dio si incarna, assumendo i limiti del tempo e dello spazio. Israele attendeva il Messia, ma sorprendentemente, quando egli giunge nella figura di Gesù di Nazareth, non solo non viene riconosciuto, ma viene rigettato. A ben vedere, un tale rifiuto non meraviglia. I tratti di Gesù, e quindi le sue parole e i suoi gesti, non corrispondono a quelli immaginati e attesi. Perché questo avvenga, occorre abbandonare le proprie convinzioni e i propri giudizi, per assumere le determinazioni e i criteri di D io. Colui che viene inviato per un verso eccede le attese e per un altro verso le delude.
Le eccede, perché il popolo eletto non si aspettava la venuta personale del Figlio di Dio; del resto, ignorando il mistero della Trinità, le era impossibile anche solo immaginare un Figlio generato dal Padre fin dall’eternità. Solo che Dio non si lasciava — come non si lascia — m i s u r a re dall’uomo e appunto eccedeva, ossia oltrepassava quanto egli poteva immaginare. Per un altro verso, venivano deluse le aspettative di Israele, che certamente non si attendeva lo scandalo di un Messia cro cifisso. La conclusione è che occorreva la fede, che pone non più sul versante dell’uomo, ma sul versante sconvolgente di Dio, che «spareggiava le carte dell’uomo». L’evangelista Matteo scrive che dei Magi venuti dall’Oriente, guidati da una stella dal comportamento singolare, si recarono a adorare il Bambino Gesù mentre, all’opposto, Erode in preda al turbamento dispose furiosamente la strage di piccoli inno centi. Né sorprende che così avvenisse: in quei saggi erano accesi gli occhi della fede, per cui vedevano oltre, cioè di là dalle fattezze umane del bambino in braccio a sua madre, mentre restavano torbidi e tenebrosi gli occhi del feroce sovrano. Ci possiamo chiedere: è possibile anche oggi incontrare e vedere Cristo? Sì! Nella Chiesa, e nella testimonianza dei credenti, quando la loro vita sia illuminata e coerente al Vangelo. L’indice di Gesù è oggi contenuto e traspare nella condotta dei cristiani; tale condotta è chiamata a essere l’attuale Epifania. Da qui la grave responsabilità dei credenti. Si va proclamando che occorre una Chiesa credibile. Ed è vero. Ma osserverei che si ha bisogno, prima ancora, di una Chiesa credente, nella cui condotta si riscontri una vita di fede. E da qui la grave responsabilità di quanti si annoverano tra i discepoli di Cristo. Con questo va però subito ricordato che il riconoscimento di Gesù non è comunque automatico. Gesù era indiscutibilmente credibile; ma non fu creduto da tutti quelli che lo hanno incontrato, e la sua vita fu conclusa sulla croce. Resta aperta la questione critica della libertà personale e della propria disposizione interiore, che si viene via via costituendo con le proprie scelte e le proprie azioni, valendo l’affermazione che i nostri atti ci seguono nella loro duplice ricaduta o conseguenza di inclinazione al bene o al male.

© Osservatore Romano - 6 gennaio 2019