Rassegna stampa formazione e catechesi

Come al tempo di Noè

arcobaleno perfettodi SANTO MARCIANÒ *

C’è un tempo della storia in cui, dice la Bibbia, Dio «si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra» ( Genesi 6, 6). Forse conosciamo poco queste parole della Genesi ma conosciamo certamente l’episodio a esse legato: il cosiddetto “diluvio universale”. È davvero terribile: Dio, il Creatore! Lui, spinto da un amore irrefrenabile a creare ogni creatura; Lui, Onnipotente eppure povero d’amore davanti all’uomo; Lui che non sa stare senza gli uomini, senza ciascuno di noi. Lui si pente di aver creato l’uomo! Cosa può essere successo di tanto irreparabile? «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre» ( Genesi 6, 5).
Il Signore guarda all’intimo del cuore e non vi riconosce più i segni del Suo amore, non riconosce più nel cuore dell’uomo il Suo cuore. Oggi dinanzi ai fatti più terribili, dinanzi a eventi incomprensibili, dinanzi alle immagini strazianti dei 22 cristiani copti giustiziati come tanti altri innocenti, dinanzi ai barconi carichi di migranti morti assiderati o precipitati in mare, dinanzi a madri che vivono l’inspiegabile follia di eliminare i propri bambini, dinanzi ai senzatetto uccisi dalla fame o dal freddo, dinanzi ai popoli delle guerre dimenticate, dinanzi alle tante donne e bambini vittime di ogni violenza, dinanzi ai moderni martiri della fede… ci sembra di non riconoscere più il cuore dell’uomo! Dio si pentì, quel giorno, e decise di mandare il diluvio sulla terra. Ma non distrusse l’umanità: gli bastò Noè, gli bastò un solo cuore umano, per continuare ad avere fiducia nell’uomo, per continuare a scommettere sull’uomo. «Vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di quaresima come un percorso di formazione del cuore», ci dice Papa Francesco nel suo messaggio per la quaresima 2015. Ed è proprio così. Dio manda il diluvio e Noè sale sull’arca. È immerso nelle acque, ha certamente paura, forse non capisce che senso abbia rimanere solo sulla terra. Eppure lì, in quel tempo di solitudine, povertà e prova, il suo cuore matura nell’umanità, nella fiducia e nella speranza. Noè custodisce il proprio cuore e custodisce nel cuore la promessa di Dio: da quel cuore, Dio ricomincerà la vita sulla terra. Anche noi, cari fratelli e sorelle, non possiamo smettere di formare il cuore. E proprio oggi, proprio in questi giorni, mentre ci sentiamo circondati da inaudite violenze e tempeste della vita, non dobbiamo cedere a quella che il Papa chiama «la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana — egli spiega — e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità a intervenire». Ed è qui che si impone, forte, l’invito a ripartire dalla formazione del cuore. La quaresima è un po’ come il tempo dell’Arca per Noè. Un tempo difficile, certamente, ma anche un tempo privilegiato, perché il nostro cuore superi le malvagità che ci spiazzano, ci impauriscono, ci scoraggiano e possono contagiarci, ritrovando la speranza e la fede attraverso l’a m o re . La quaresima è un tempo di penitenza, di conversione; è tempo per crescere, come Noè, nella consapevolezza che essere salvati non è attribuibile ai nostri meriti, ma alla grazia di Dio. È solo per il Suo amore che il nostro cuore può essere capace di non cadere o, se caduto, può rialzarsi. Per questo, il tempo della quaresima è tempo di amare. Di amare, ad esempio, le tante vittime della malvagità e dell’indifferenza umana, le tante vittime dell’ingiustizia e dell’iniquità, ponendo gesti concreti di carità, di attenzione, di accoglienza. Perché è l’amore che forma il c u o re . Infine, la quaresima è tempo per pregare. Non lo avrà fatto Noè, sbattuto tra le onde del diluvio? È un tempo per ricordarsi di Dio e per ricordarsi che è della preghiera a Lui che hanno bisogno tutti gli orrori che ci circondano. Ma è tempo, soprattutto, per chiedere a Dio un cuore nuovo, «simile al Suo», suggerisce Papa Francesco. Un cuore che, sempre più, sia presente nei nostri gesti, nel nostro dovere quotidiano, nell’espletamento delle diverse missioni che, come militari, ci vengono affidate. Un cuore che arrivi dove il dovere non riesce e impari, ogni giorno di nuovo, a «spendersi per l’altro». Un cuore che non venga a compromessi e non ceda a quel male da cui proprio noi siamo chiamati a proteggere e a difendere i fratelli. Un cuore che resista, creda e speri per tutti. Da questo cuore, come per Noè, rinascerà la vita; con questo cuore, in Gesù, sarà ancora Pasqua! Che Dio benedica il vostro cammino di quaresima. Che Dio benedica il vostro grande cuore.

*Arcivescovo ordinario militare per l’Italia

© Osservatore Romano - 21 febbraio 2015