Rassegna stampa formazione e catechesi

CIRCA IL SAGGIO " RIFLESSIONI PER UN DIALOGO INTRAECCLESIALE"

Riflessioni per un dialogo intraecclesialeAgostino Marchetto

Una prima naturale domanda si farà il paziente lettore su quale molla abbia spinto gli Autori, Agostino Marchetto e Federico Arcelli,grazie all'Ed. Rubbettino, a scriverlo.
 

Mi pare poter rispondere che forse una certa mancanza proprio di dialogo intraecclesiale fu da entrambi rilevata, pur con analisi e soggetti di studio diversi, perché alla fine si constata, sia da una parte che dall'altra, che c'è poco o quasi niente  dialogo veramente intraecclesiale e, inoltre,  concretamente, fra Stati Uniti d'America  ed Unione  Europea,- due realtà che, pure al loro interno, devono riscoprire un vero dialogare - perché vi si trovano delle polarità, differenze e varietà che possono e devono giungere  a unità, nella pluriformità possibile, nel rispetto di varie opinioni legittime, senza insulti e disprezzo gli uni verso gli altri.

In ogni caso, ad inizio o post pandemia, noi Autori abbiamo rilevato quanto difficile sia un appello al dialogo, anche se ci siamo trovati insieme a farlo. Abbiamo però al tempo stesso sperimentato la gioia di poter mettere insieme il nostro lavoro, il nostro impegno e costatato la possibilità di proporre riflessioni utili, sia nella Chiesa che nel mondo. Due realtà che sono, fra l'altro, i due "luoghi" di cui abbiamo parlato in questo nostro piccolo libro,  i due "poli" anche del Concilio Vaticano II, e cioè la Chiesa in sé  e in relazione con il mondo. In quel Magno Sinodo -come io l'ho sempre chiamato- troviamo quindi questa polarità e queste due fondamentali realtà, o aspetti, che lo fanno tale. Possiamo dunque attestare essere il Vaticano II  ciò che bisogna ritrovare, nel senso che quella unità a cui si giunse,  grazie allo Spirito Santo, ma anche a Paolo VI, -quella unità confermata nel fatto che tutti i suoi Documenti sono stati approvati quasi all'unanimità- bisogna riprenderla adesso. Non possiamo perciò cadere nella trappola aperta subito dopo il Concilio per cui, ciascuno, di esso riprendeva magari ciò che vi aveva portato, o il suo "movimento", i pensieri della sua "parte", senza tenerli insieme agli altri. La ragione anche qui dell'et...et, si basa sull'esistere nella Chiesa due realtà fondamentali con diritto divino a stare insieme, e cioè la fedeltà al "patrimonio", diciamolo così, di Tradizione e di storia, con la S. Scrittura ovviamente, ma anche l'impegno di coloro che cercano di incarnare l'oggi di Dio -così lo chiamo- nella società contemporanea.

Questo significa che l'odierno momento della pandemia potrebbe essere una specie di catalizzatore per superare  quanto abbiamo delineato  fin qui come eredità degli ultimi decenni, che ha portato con sé questa situazione di crescente polarità, oppure potrebbe addirittura accellerare questi momenti disgregatori se non viene trattata con urgenza?

Nel libro si indica un momento concreto  che ha fatto scattare nei due Autori il desiderio di analizzare questa situazione, cercando di fornire argomenti per accordi e ricerca, nel dialogo, a favore del bene comune. 

Di fatto la scintilla è stata la reazione rilevata negli Stati Uniti d'America, in occasione di una dichiarazione del Presidente della sua Conferenza Episcopale  Cattolica per la presa di possesso del neo Presidente, pure in un tono  veramente buono di accoglienza  e di augurio. Egli non aveva cioè tralasciato di menzionare alcuni problemi concreti che il programma  governativo, a suo tempo annunciato dal Presidente Biden, potrebbe suscitare  da parte della Chiesa Cattolica, di cui conosciamo le convinzioni, specialmente quelle legate alla morale pubblica, chiamiamola così, sulla famiglia, l'aborto e l'omosessualità. Insomma sono temi che continuamente sono presentati e che per la Chiesa Cattolica creano una difficoltà grave. Così evidentemente chi si è espresso negativamente in tale momento, specialmente della presa di possesso, non si doveva parlare dell'aspetto  di difficoltà del programma per i cattolici. E' sorta dunque questa necessità in noi Autori, questo desiderio di approfondire l'analisi perché sia stato affrontato tale tema, e avvenuta questa presa di posizione. Certamente ci sono problemi che partono da posizioni politiche e partiti diversi; chi aderisce al partito repubblicano o a quello democratico evidentemente ha una certa  tendenza a risolvere o a parlare  di questi temi che pure riguardano la Chiesa cattolica, non è vero?

Poi è apparsa anche per me, specialmente per il mio studio pluridecennale sul Vaticano II , la percezione di una diversità di ermeneutica conciliare che fa sì  che alcuni siano sensibili a certe cose e non ad altre. La componente  politica, dunque, di certo, ma anche la realtà Chiesa nella quale, in fondo, dobbiamo riconoscere stiamo vivendo una divisione. Allora per ovviarvi, per noi, bisogna rivolgerci alla ermeneutica della riforma e non della rottura e della discontinuità, bensì dunque della riforma e del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto Chiesa. E' una forma cristallina di esprimersi, che manifesta bene quelle che sono state le posizioni al riguardo di tutti Papi conciliari e post, anche di Papa Francesco. Tutti i Papi, in effetti, devono formulare questa necessità, che ci sia continuità, pur nel possibile cambiamento, poiché se c'è una riforma qualcosa cambia, ma non nasce una nuova Chiesa, dimentica della Tradizione e della S. Scrittura, e poi dell'interpretazione del Magistero, assieme al Popolo di Dio. Perciò l'appello, il nostro, in fondo, ritorna al Vaticano II, cioè ai testi conciliari, e ritorno vuol dire rinnovato studio storico, perché la prima ondata della presentazione del "Magno Sinodo", che è in fondo quella detta  della scuola di Bologna, non ha potuto utilizzare, per es., i testi che corrispondono agli Organi direttivi  del Concilio e nemmeno quelle realtà che concernono il Segretariato. Non si poté servirsi poi dell'ultimo libro del suo Segretario Generale, che si potrebbe anche considerare in qualche modo un certo qual "diario" di Paolo VI, riflesso in quello dell'arcivescovo Pericle Felici. Esso ci illumina in vari modi pure su volumi dello stesso genere di personaggi ruotanti intorno al Vaticano II. Essi non sono tutti concordanti, ma era lasciata agli scrittori dell'impresa la libertà di sceglierne alcuni ( in genere quattro o cinque) fra quelli custoditi almeno in copia a Bologna.

Questo per dire che anche dal punto di vista storico bisogna  mettersi al lavoro e continuare poi a curarne l'ermeneutica corretta, aspetto che ho già presentato in un volume specifico. C' é  altresì da considerare la ricezione. Tre gradini dunque, nessuno dei quali può essere saltato. Sottolineo che pure nella ricezione del Magno Sinodo dobbiamo molto lavorare,  e ciò giustifica  il punto di vista che mi ha indotto, specialmente tenendo presente la Dignitatis Humanae, -Dichiarazione molto importante  sulla libertà religiosa  che ha suscitato in alcuni gravi difficoltà-   a dare tutto lo spazio ad essa riservato nel nostro saggio.

Gli studi più recenti, del resto, dimostrano che c 'é una continuità storica anche su tale questione, tenendo presente pure quel che scrivono validi esperti, come lo statunitense Courtney Murray, il veneto Card. P. Pavan  e lo stesso papa Wojtyla, quando era ancora Padre conciliare che presentò ben validi argomenti. Bisogna quindi sottolineare questa necessità di libertà religiosa oggi, uno dei temi che dobbiamo perorare e difendere. Per finire c'è necessità altresì di distinguere diritti  fondamentali della persona umana  e "nuovi diritti", cioè considerare  l'emergere di tendenze a definire, tali, aspetti non ritenuti anteriormente. Sono veramente diritti? Sono basati sulla dignità umana o, in fondo aspetti, anche molto ideologici, che si manifestano e che mettono in scacco i veri diritti fondamentali,  e specialmente per noi la libertà religiosa e di coscienza? Ecco quindi spiegato il perché delle mie numerose pagine ad  essa dedicate, come dicevo. Recentemente infatti ho appreso che -secondo giudizio degno di considerazione- sono 63 i Paesi nei quali si può affermare che non esiste libertà religiosa.

Infine c'è chi si domanda quanto tempo sarà necessario per uscire dalla situazione in cui ci troviamo, sia all'interno della Chiesa e anche a livello di dibattito pubblico nelle società occidentali europee e americane. Quanto ci vorrà  e qual è la leva da utilizzare per poter finalmente raggiungere gli obiettivi che si auspicano nel nostro saggio?

Mi verrebbe da rispondere  -si licet- come fece il profeta Amos, in una situazione particolare: "non sono profeta, né figlio di profeti". Credo che la risposta sia veramente difficile, anzi impossible. Penso peraltro poter ricordare una affermazione recentissima di Papa Francesco per il quale non si può dirsi cattolici se non abbiamo accettato il Concilio Ecumenico Vaticano II, come non si può dire di essere per il Concilio Vaticano I e quello di Trento se non si accetta il Vaticano II. Bisogna perciò riscoprire nella Tradizione quello che merita di essere più valorizzato, mentre cerchiamo, con movimento omogeneo e anche organico  di suo sviluppo, -come scrive Newman- di tradurla  e testimoniarla nel mondo di oggi. In effetti l'ultimo Concilio ha avuto proprio come finalità il presentare l'eterno e divino messaggio che è Gesù Cristo Signore nella realtà contemporanea, ma tenendo presente questa legittima copresenza di fedeltà  e, nello stesso tempo, di incarnazione, insieme. Se uno afferma una dimensione e rigetta chi sostiene l'altra, senza rispettarlo, e viceversa, non è cattolico -reputo io-, per cui spero che appelli accorati al dialogo intraecclesiale possano farci capire che dobbiamo "camminare insieme", come si fece al Concilio.