Rassegna stampa formazione e catechesi

Cinquant’anni del Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia. Cuore della missione gesuita

gesuitiGiovanni Zavatta

Uno scialle di seta fatto dalle donne indigene dello stato indiano di Jharkhand e donato ai relatori della sessione inaugurale, a unire idealmente il Sinodo sull’Amazzonia appena conclusosi in Vaticano al secondo Congresso dell’apostolato sociale della Compagnia di Gesù, atto celebrativo del cinquantesimo anniversario del Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia (Sjes).
L’incontro, dal titolo «Un cammino di giustizia e di riconciliazione: 50 anni e oltre», è cominciato oggi, lunedì 4 novembre, nella sede della Curia generalizia a Roma, alla presenza del direttore del Sjes, padre Xavier Jeyaraj, del preposito generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa Abascal, del prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, del sotto-segretario della Sezione migranti e rifugiati del medesimo dicastero, cardinale Michael Czerny (per dieci anni, dal 1992 al 2002, alla guida del Sjes), e dell’arcivescovo di Huancayo, cardinale Pedro Ricardo Barreto Jimeno, vicepresidente della Rete ecclesiale panamazzonica. Davanti a loro, nell’emiciclo, più di duecento tra gesuiti, esperti, attivisti provenienti da tutti i continenti.
«Questo congresso — ha detto padre Jeyaraj — è il frutto di dieci mesi di preparazione in centri sociali, province, conferenze, capaci di sprigionare grande energia», necessaria per «continuare il cammino in maniera più decisa». Il direttore ha ricordato padre Arrupe, che cinquant’anni fa volle fortemente la creazione del segretariato, osservando che «la nostra spiritualità non può essere compresa senza dimensione sociale»; e ha menzionato i cinquantasette gesuiti “martiri” (una messa in memoria viene celebrata alle 17.30) che «hanno sacrificato la loro vita nella lotta per la giustizia e l’uguaglianza nei luoghi in cui operavano». Jeyaraj ha infine sottolineato l’importanza dei due Sinodi sui giovani e sull’Amazzonia e l’impulso alla missione dato dal magistero di Papa Francesco, «eco del grido dei poveri, specialmente di migranti, rifugiati e popoli indigeni, eco del grido della Terra e dell’ambiente, esortando a incontrare il Dio che soffre e muore quotidianamente». La giustizia sociale e la preoccupazione per i poveri — ha spiegato il cardinale Turkson — sono temi presenti fin dalle sacre Scritture, come in Amos e in Isaia, nei testi dei padri della Chiesa (Giovanni Crisostomo, Ambrogio), nei documenti pontifici, dalla Rerum novarum di Leone XIII alla Mater et Magistra di Giovanni XXIII, dalla Gaudium et spes (fondamentale costituzione pastorale del concilio Vaticano II) alla Populorum progressio di Paolo VI, dalla Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II alla Caritas in veritate di Benedetto XVI, alla Laudato si’ di Francesco.
«Siamo qui per fare memoria — ha detto nel suo intervento padre Sosa — vale a dire per rinnovare e rafforzare la fede che esige la giustizia, il dialogo con le culture, l’impegno a favore dell’ecologia integrale, e promuovere la nostra riconciliazione con Dio e con tutta la sua creazione. Facendo memoria, riconosciamo anche i nostri errori e accettiamo le nostre cadute, cercando di fare tesoro di quanto appreso dalle esperienze vissute. Prendendo coscienza del nostro peccato e delle nostre omissioni, facciamo presente la nostra fragilità bisognosa di aiuto. Allo stesso tempo sperimentiamo la misericordia che ci consente di diventare “ministri della riconciliazione”, contribuendo a costruire il futuro guidati dallo Spirito». La missione del Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia, ha specificato il preposito generale dei gesuiti, «non è fare del sociale e dell’ecologico la missione particolare di una parte o di un gruppo specializzato della Compagnia, ma promuovere l’impegno sociale ed ecologico all’interno di tutto il corpo». Come «input per questi giorni» Sosa ha segnalato dieci punti, «partendo dai quali possiamo esaminarci con trasparenza e coraggio».
Il Sjes nacque nel 1969 con il nome di Segretariato gesuita per lo sviluppo socioeconomico (Jesedes), su iniziativa dell’allora superiore generale, padre Pedro Arrupe, che voleva rafforzare la dimensione apostolica della Compagnia. Primo direttore fu padre Francisco Ivern, della provincia del Brasile centro-orientale. Nel dicembre 1974 la 32ª Congregazione generale approvò uno dei principali decreti riguardanti l’impegno sociale, La nostra missione oggi: diaconia della fede e promozione della giustizia, che resterà alla base dell’azione. Dal 1975, sotto il nuovo direttore, padre Michael Campbell-Johnston, della provincia della Gran Bretagna, lo Jesedes venne ribattezzato Segretariato sociale della curia generalizia della Compagnia di Gesù, che, il 14 novembre 1980, come ideale prolungamento, vedrà la nascita del Servizio dei gesuiti per i rifugiati. Nel 1985 divenne segretario padre Henry Volken, della provincia di Pune, al quale succedette nel 1992 padre Michael Czerny, della provincia del Canada inglese, che guiderà l’organismo (nel frattempo rinominato Segretariato per la giustizia sociale) per dieci anni, fino al 2002. Del giugno 1997 è il primo Congresso dell’apostolato sociale: si svolse a Napoli sul tema «Verso la giustizia del Vangelo nella società e nella cultura» ed ebbe come risultato la definizione delle caratteristiche della missione. Dal 2002, con il nuovo direttore, padre Fernando Franco, della provincia del Gujarat, il segretariato ha promosso la partecipazione a diversi forum mondiali del settore e approfondito gli studi sull’apostolato sociale, concentrandosi su «globalizzazione ed emarginazione» e su «missione gesuita ed ecologia».
Nel luglio 2010 l’organismo acquista il nome attuale: Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia. Dal settembre 2011 al giugno 2017 è stato direttore padre Patxi Álvarez, dell’allora provincia di Loyola; sulla rivista «Promotio Iustitiae» vengono pubblicati dossier su ecologia e spiritualità, migrazione, educazione ai margini, gestione delle risorse naturali e minerarie, e si rafforza l’impegno per la giustizia nell’economia globale e lo sviluppo di società sostenibili e inclusive. Settimo e ultimo direttore, dal giugno 2017, è padre Xavier Jeyaraj, della provincia di Calcutta. Parlando del congresso di Roma (che si concluderà l’8 novembre) lo ha definito «momento storico» per tutta la Compagnia di Gesù, «grande occasione» per dare nuovo slancio alla dimensione sociale ed ecologica, facendo il punto sui traguardi raggiunti e sugli obiettivi ancora da rincorrere. L’obiettivo generale è rinnovare l’impegno dell’apostolato sociale e contribuire al suo allineamento con le quattro Preferenze apostoliche universali 2019-2029 (tra esse ricordiamo «camminare insieme ai poveri, agli esclusi del mondo, feriti nella propria dignità, in una missione di riconciliazione e di giustizia» e «collaborare nella cura della casa comune»). Sfida che darà certamente ulteriore impulso al Global Ignatian Advocacy Network, idea nata nel novembre 2008 durante un seminario a Madrid e divenuta anno dopo anno concreta forma di azione in vari ambiti, dall’ecologia al diritto all’istruzione, dalla gestione delle risorse naturali e minerarie alla migrazione, dalla pace ai diritti umani.

© Osservatore Romano - 5 novembre 2019


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