Rassegna stampa formazione e catechesi

Chiare, fresche et dolci danze

francesco e chiara
 Tanto sono abituati ad ascoltarsi che possono anche restare a lungo in silenzio, Francesco e Chiara. Si parlano con la severità che ci permettiamo solo con gli amici veri, discutono e decidono insieme, senza temere lo scontro, con la sincerità semplice che nasce da una vita condivisa.
Non c’è traccia di sentimentalismo in Chiara, l’ultimo film di Susanna Nicchiarelli. I sentimenti ci sono, ma li esprime la musica, il buio delle notti passate sui pavimenti di pietra di san Damiano, le voci del bosco che accompagnano due ragazzine scappate di casa — Chiara e la sua amica Pacifica, o meglio Chia’ e Paci’, come due teen-agers della Borghesiana — p er tagliare ogni legame con la loro vita passata, oltre ai capelli, per rendere storia concreta il loro desiderio di libertà. C’è anche la presenza della Grazia e il soffio della «sobria ebbrezza dello Spirito» ma è la danza ad avere il compito di esprimerne il mistero. Le parole, una volta tanto — ed è un regalo di cui siamo grati nel panorama del verboso, ombelico-centrico, sterilmente individualista del cinema italiano contemporaneo — sono sollevate dal compito arduo di dire l’indicibile. Nessun “dolorismo” facile (altro sospiro di sollievo da parte dello spettatore) perfino nel mostrare i miracoli, l’eterno nel tempo e l’immedesimazione con la croce, guardata con rabbia e sgomento — com’è umano che sia — ma poi accettata nella certezza della positività di tutto ciò che Dio fa attraversare. Il futuro santo di Assisi canta canzoni in francese quando sente nostalgia di casa — il nome Francesco significa, letteralmente, “francese”, secoli di agiografie e di abitudine ce lo avevano fatto dimenticare — e anche il celeberrimo Cantico delle creature nasce da un silenzioso dialogo tra lui e la sua amica più cara (ci fermiamo qui per evitare spoiler su una delle scene più commoventi e belle del film). A Marco Jacopo Bianchi, in arte Cosmo, è affidato il compito di disegnare con musica e parole l’“arrivederci” finale, una straniante e liberante immagine di paradiso. «Voglio prendere un albero/Strapparlo dalle radici — sussurra nella canzone Le cose più rare — Dare fuoco ai palazzi/Non sai più/Chi sei tu (...) Non so morire/E non voglio/Saremo orizzonti e ci potremo ammirare/ Ci ritroveremo nei dettagli più belli/ Ci riscopriremo nelle cose più rare/ E sarà superfluo non saperlo spiegare/ Al tramonto, di tutto, potremo capire/ Sopravvivere dentro ad un tratto di colore/ Nei suoni più caldi scomparirà il dolore». Un testo che ricorda, a chi guarda il film (in uscita a dicembre) il celebre grido «Chi sono io? Chi sei tu?» di Francesco smarrito nel bosco della Verna e perso nel dialogo col suo Dio. Grazie all’Anonima Frottolisti, la colonna sonora è un sorprendente viaggio alla riscoperta delle antiche laudi francescane. «Il musical nella mia formazione cinematografica è stato decisivo — spiega la regista — e determinante è stato rivedere Hair mentre scrivevo questo film, perché i punti in comune con la storia di Chiara erano molti. La scelta di una vita libera da parte di questi uomini e di queste donne, la loro rinuncia al denaro, alle ricchezze, alle costrizioni sociali si accompagnava nella predicazione francescana a un ruolo centrale dato al canto e alla danza». 

Silvia Guidi

Da L'Osservatore Romano, martedì 22 novembre 2022.