Pietro Paolo Agabiti San Francesco fra SantAntonio da Padova e San Bernardino da Siena JESI Pinacoteca CivicaA cura di P. Pietro Messa, ofm

Bonaventura da Bagnoregio quando scrisse la Legenda maior aveva ormai di fronte "l'evento san Francesco", ossia la devozione verso l'Assisiate che si diffondeva in concomitanza all'espansione dell'ordine francescano. E tale evento era da decodificare o meglio da farne una lettura sapienziale come già fecero alcune vite del santo; per questo nell'approcciarsi gli studi delle fonti francescane la questione ermeneutica non è secondaria. In quanto agiografie, ossia scritture di vite di un santo, l'aspetto teologico è centrale; trascurarlo assolutizzando, ad esempio, l'approccio storico conduce a  soprattutto a letture riduttive. Valga proprio il caso della Legenda maior composta da Bonaventura da Bagnoreggio, come mostra il seguente brano.

La grazia di Dio, nostro salvatore, in questi ultimi tempi è apparsa nel suo servo Francesco a tutti coloro che sono veramente umili e veramente amici della santa povertà. Essi, infatti, mentre venerano in lui la sovrabbondanza della misericordia di Dio, vengono istruiti dal suo esempio a rinnegare radicalmente l'empietà e i desideri mondani, a vivere in conformità con Cristo e a bramare, con sete e desiderio insaziabili, la beata speranza.
Su di lui, veramente poverello e contrito di cuore, Dio posò il suo sguardo con grande accondiscendenza e bontà; non soltanto lo sollevò, mendico, dalla polvere della vita mondana, ma lo rese campione, guida e araldo della perfezione evangelica e lo scelse come luce per i credenti, affinché, divenuto testimone della luce, preparasse per il Signore la via della luce e della pace nel cuore dei fedeli.
Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi, con i raggi fulgentissimi della sua vita e della sua dottrina attrasse verso la luce coloro che giacevano nelI'ombra della morte; come l'arcobaleno, che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto con il Signore, annunziò agli uomini il vangelo della pace e della salvezza.
Angelo della vera pace, anch'egli, a imitazione del Precursore, fu predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto della altissima povertà e a predicare la penitenza con l'esempio e con la parola.
Prevenuto dapprima dai doni della grazia celeste - come luminosamente appare dallo svolgimento della sua vita - si innalzò, poi, per i meriti di una virtù sempre vittoriosa; fu ricolmo anche di spirito profetico e, deputato all'uffcio degli Angeli, venne ricolmato dell'ardente amore dei serafini, finché, divenuto simile alle gerarchie angeliche, venne rapito in cielo da un carro di fuoco.
Resta così razionalmente dimostrato che egli è stato inviato fra noi con lo spirito e la potenza di Elia. E perciò si afferma, a buon diritto, che egli viene simboleggiato nella figura dell'angelo che sale dall'oriente e porta in
sé il sigillo del Dio vivo, come ci descrive l'altro amico dello sposo, I'apostolo ed evangelista Giovanni, nel suo vaticinio veritiero. Dice infatti Giovanni nell'Apocalisse, al momento dell'apertura del sesto sigillo. Vidi poi un altro angelo salire dall'Oriente, il quale recava il sigillo del Dio vivente.
Per un approfondimento cfr. BARBARA FAES, Bonaventura da Bagnoregio. Un itinerario tra edizioni, ristampe e traduzioni, Milano 2017.


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