Rassegna stampa formazione e catechesi

BATTEZZATI NELLA GLORIA, GENERATI NELLA LUCE

PAPA Francesco e famiglia battesimoIl nostro battesimo trova le sue radici “sacramentali” nella Passione, Morte e Resurrezione del Signore.
In modo particolare è proprio dal costato di Cristo, da cui sgorga sangue ed acqua, che avviene il nostro essere rinati dal “parto” del Signore, nel suo sonno infinitamente rigenerante.
Ricorda San Giovanni Crisostomo (Catech. 3, 13-19; SC 50, 174-177):
“Carissimo, non passare troppo facilmente sopra a questo mistero. Ho ancora un altro significato mistico da spiegarti. Ho detto che quell’acqua e quel sangue sono simbolo del battesimo e dell’Eucaristia. Ora la Chiesa è nata da questi due sacramenti, da questo bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito santo per mezzo del Battesimo e dell’Eucaristia. E i simboli del Battesimo e dell’Eucaristia sono usciti dal costato. Quindi è dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formata Eva. Per questo Paolo, parlando del primo uomo, usa l’espressione: "Osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne" (Gn2,23; cfr. Ef5,30), per indicarci il costato del Signore. Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l’acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l’acqua durante il sonno della sua morte. Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato”.
Introduce giustamente il Catechismo al 1213:
“Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (« vitae spiritualis ianua »), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: « Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola »”
E l’apostolo Paolo ricorda nella lettera alla Comunità di Roma:
«Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4)
E molti sono stati i segni in pre-figurazione del dono immenso del Battesimo. Dalla creazione, con lo Spirito che aleggia sulle acque, passando per l’evento del diluvio, al passaggio del Mar Rosso, al passaggio del Giordano, fino al Battesimo di Gesù.
Però oggi vorrei parlarvi di una prefigurazione gloriosa che non viene mai menzionata ma, a mio avviso, andrebbe ricordata senza timore e che riguarda il parto verginale e luminoso di Maria.
A proposito di questo evento sovra-naturale ecco cosa dice S. Alberto Magno:
“Maria è una stella perché come la stella emette il raggio, così la Vergine genera il Figlio con lo stesso splendore: né la stella viene menomata dall’emissione del raggio, né la madre dal generare il Figlio. Infatti è molto diverso il modo della generazione nell’ambito delle creature del cielo e nell’ambito delle creature di questa terra: gli esseri della terra nella generazione si corrompono, gli esseri del cielo invece no. Per quanti raggi si sprigionino da una stella, la stella non si corrompe né si sente diminuita nella sua luce. Così il Verbo del Padre, raggio ‘di eterna luce, candore e specchio senza macchia’ (cfr. Sap 7,26) della luminosità del Padre, diede fecondità alla Madre ma non le tolse la verginità, e perciò non diminuì ma accrebbe la luce della sua dignità. ‘Nulla è impossibile a Dio’ (Lc 1,37): Colui che camminò sulle onde del mare senza affondarvi, Colui che uscì dal sepolcro senza infrangere il sigillo della pietra – essa fu ribaltata, come dice il Vangelo (Mt 28,2), da un angelo e non dal Signore -, Colui che si presentò ai discepoli a porte chiuse, poté anche nascere da una Madre vergine senza violarle il pudore verginale. Per questo chiamiamo stella la Vergine Maria” (S. Alberto Magno, Trattato sulla natura del bene, cap. 142)
E gli fa eco S. Tommaso:
“Il dolore della partoriente è prodotto dal dilatarsi delle vie attraverso le quali deve uscire la prole.
Ma abbiamo spiegato che Cristo uscì dal grembo della madre senza che questo si aprisse, e quindi senza dilatazione delle vie.
Perciò nel suo parto non vi fu dolore di sorta, né corruzione alcuna, ma somma gioia, poiché “l’uomo Dio nasceva alla luce del mondo”, secondo le parole di Isaia 35,1: “La solitudine canterà come un giglio; canterà nella gioia e nel giubilo”” (Somma teologica, III, 35, 6).
Noi facciamo fatica perché partiamo da una prospettiva non sapienziale ma spesso naturalistica e/o positivistica: o maternità o verginità. Questo perché quando vi sono elementi umani tendiamo a porre l’accento sul visibile e sulla nostra conoscenza depauperando la potenza dell’Incarnazione e concentrandoci sulla immediatezza e sulla povertà scelta dalle accezioni sensibili del moto dell’Incarnazione.
Così facendo tuttavia impoveriamo il significato medesimo della Incarnazione che è teso alla Trasfigurazione.
Come direbbe S. Agostino: “Accedit verbum ad elementum, et fit sacramentum – Si unisce la parola all’elemento, e nasce il sacramento” (In Iohannis evangelium tractatus, 80, 3: CCL 36, 529 (PL 35, 1840).
Una povera vita liturgica con uno scarso catecumenato non aiuta a cogliere oltre il velo del sensibile quello che accade nella potenza semplice e sommamente efficace del mistero.
Vi è un passaggio significativo nell’annunciazione al Vangelo di Luca al capitolo primo versetto 35:
Πνεῦμα ἅγιον ἐπελεύσεται ἐπὶ σέ,
καὶ δύναμις Ὑψίστου ἐπισκιάσει σοι· διὸ
καὶ τὸ γεννώμενον ἅγιον κληθήσεται υἱὸς θεοῦ
Ora nel testo greco la virgola non c’è ma, ordinariamente, si pone dopo κληθήσεται a sottolineare con una figura retorica simile al Salmo 41,14 o, per antanaclasi, all’inizio dell’Eulogia della lettera alla comunità di Efeso, una ripetizone esplicativa e rafforzativa:
“.. Santo sarà chiamato e Figlio di Dio”
ma la virgola potrebbe essere anche spostata precedentemente senza impoverire il significato intrinseco, teologico e dogmatico
“nascerà in modo santo (cioè in modo separato, totalmente altro) e sarà chiamato Figlio di Dio”.
Sono due prospettive e visuali che non si eludono ma integrano la precisione del linguaggio del greco di Luca con una sintesi sapienziale tipica del linguaggio semitico che è quello dell'Annunciazione.
E di questo ne abbiamo traccia analogica e sapienziale anche nel prologo Giovanneo come catechesi pre-battesimale:
“A quanti però l'hanno accolto (cioè i catecumeni, i discepoli),
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.”
Proprio Agostino ricorda: “Poteva ben entrare, senza aprirle, colui che nacque lasciando inviolata la verginità di sua madre" (In Ioh., ev. tract.121)
Dio ha compiuto in modo sovrumano le cose umane, umanissime.
Ed è proprio in virtù di questa meta-generazione, sovrannaturale, che la prefigurazione del parto verginale di Maria, che la Chiesa ha sempre considerato come realtà di dono alla sempre Vergine, viene ricordata da S. Alberto e San Tommaso.
La generazione sovrannaturale compie e perfeziona la natura al fine e per cui la natura è stata data ed è nell’evento della nascita del Figlio ed è in pre-figura della nostra rinascita a figli nel Figlio, che è proprio il dono del Battesimo.
Ora proprio il fatto di questo parto glorioso e luminoso è pre-figura di quanto accade a ciascuno di noi con il Santo Battesimo e facciamo bene a non dimenticarlo. Questo non per cadere in aspetti deleteri e contrari al Vangelo e connotati di magismo ma per essere immersi nella Vita Nuova e rinnovata nello Spirito Santo che scaturisce dal Santo Battesimo.
Potremmo dire che tutta la potenza gloriosa e santa dell’Altissimo non poteva non esprimersi che così.
E se è vero che “nulla è impossibile a Dio” (Lc. 1,37) e che un bimbo è concepito e poi nato, dal seno di una Vergine, per opera dello Spirito Santo, per l’ombra dell’Altissimo, è altrettanto vero che la Potenza di Dio, Gloriosa e Luminosa, viene data a permette la nostra rinascita a figli nel Figlio nel dono del Battesimo.
Un bimbo nato così non poteva non risorgere e il Risorto non poteva che nascere così.
Ed anche noi così siamo ri-nati. Come risorti nel Risorto.
A questo, con Sapienza, siamo chiamati a porre lo sguardo, con somma attenzione, lode e gratitudine; come giustamente ricorda l’innario eulogico delle comunità proto-cristiane, espresso, probabilmente nell’inno paolino che apre la lettera alla comunità di Efeso.
Ricorda ancora san Tommaso:
“Per mostrare la verità del suo corpo nacque da una donna.
Per mostrare la sua divinità nacque da una vergine.
Infatti come dice S. Ambrogio: "tale è il parto che si addice a Dio" (Veni redemptor gentium)" (Somma teologica, III, 28, 2, ad 2)
E tale è la generazione che si addice a coloro che sono nati da Dio a cui facciamo bene a porre lo sguardo senza distrazioni.
A questo deve portare il catecumenato e la "regia" liturgica del Sacramento: a fissare lo sguardo su ciò che realmente avviene.
Perché in un solo battesimo accade che l’Eterno entra nella storia e la porta a compimento aprendoci alla Vita Eterna.
E se l’Eternità è la misura perché ci ripieghiamo sul limite spegnendo la Speranza e chiudendo gli occhi alla Luce?

PiEffe


Fonte parziale di suggestioni e stimoli riflessivi:
https://www.amicidomenicani.it/parlando-con-gli-evangelici-dicono-che-la-madonna-nel-momento-del-concepimento-di-gesu-e-stata-una-donna-normalissima-e-questo-lo-dice-la-bibbia/



Giovedì della II settimana di Quaresima

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