Rassegna stampa formazione e catechesi

Bari 2020 Conferenza CEI 'Mediterraneo frontiera di pace': Omelia pronunciata dal Cardinale Leonardo Sandri

sanpaolo vi bacia roccia antiochia© Congregazione Chiese Orientali 22 febbraio 2020

Testo dell'omelia pronunciata dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica presieduta nella Cattedrale di Bari per la Festa della Cattedra di San Pietro e in apertura della giornata dei lavori della Conferenza CEI 'Mediterraneo frontiera di pace'.


Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica per la Festa della Cattedra di San Pietro durante il Convegno CEI “Mediterraneo, frontiera di pace” - Bari, Cattedrale, sabato 22 febbraio 2020

Beatitudini, Eminenze, Eccellenze, cari confratelli nell’Episcopato,

Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Sorelle e fratelli nel Signore!

1. Siamo radunati questa mattina intorno alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, all’interno di giorni benedetti di incontro, ascolto e preghiera, grazie all’iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana e all’ospitalità dell’Arcidiocesi di Bari e della Puglia,  e celebriamo quest’oggi una festa che nel suo significato più profondo ci dispone ad accogliere domani la visita del Successore dell’Apostolo san Pietro, Papa Francesco. Una festa che lega attraverso la tradizione liturgica due sponde del Mediterraneo: la cattedra di Pietro ad Antiochia, nell’odierna Turchia ma della cui sede sono titolari alcuni dei Patriarchi qui presenti, e la cattedra di Pietro a Roma, entrambe ora ricondotte in unico giorno festivo.

2. Proprio le parole del Principe degli Apostoli sono risuonate nella prima Lettura: egli rivolge una esortazione agli anziani, ai presbiteri della comunità. A differenza dell’inizio dello scritto, in cui si era presentato come Apostolo, rivendicando l’autorità che ne deriva, qui assume un tono differente: si definisce “anziano come loro”, cioè uno di loro, con una esperienza simile a quella che essi stessi stanno attraversando. Egli presiede, ma in virtù di quella familiarità con le sofferenze di Cristo, ed è “partecipe della gloria che deve manifestarsi”, cioè già in una comunione forte con quel mistero pasquale che non si comprende se non nella profonda unità degli eventi di morte e di resurrezione. Tale riferimento ricorre al termine del brano ascoltato, quando si evoca la prospettiva ampia e ultima del “Pastore Supremo”, al quale appartiene il gregge di Dio, la Chiesa. Nel mezzo di questa inclusione sta l’esortazione ai presbiteri e al loro modo di vivere il ministero: la comunità che è affidata alla cura pastorale, non ottenuta con un progetto umano di potere o conquista, in una dimensione che libera il cuore dal rischio di svolgere il servizio controvoglia o per cercare un interesse e tornaconto personale, o ancor peggio trattando gli altri e le cose di Dio da padroni. Il cuore del pastore che tiene  il riferimento al Signore è invece caratterizzato da una generosità d’animo, da un esercitare il  ministero di guida per piacere a Dio, e ponendosi in questo modo come modelli del gregge, proprio perchè si guarda costantemente al vero modello, Gesù, il Cristo. Non possiamo dunque fare a meno di tornare a quella cattedra singolare del Pastore Supremo che è stata il legno della Croce, e il segno che l’ha anticipata, l’Ultima Cena. Secondo il Vangelo di Giovanni quanto accaduto quella sera si riassume in un gesto singolare, quello del servo, che insegna mettendosi in ginocchio a lavare i piedi dei suoi discepoli e dice loro “vi ho dato infatti l’esempio, perchè come ho fatto io così facciate anche voi”.

3. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”: la professione di fede di Pietro è suscitata non dalla carne e dal sangue, ma dal Padre che sta nei cieli. L’esistenza stessa del Principe degli Apostoli viene condensata nel poter ripetere attraverso i secoli le stesse parole che riconoscono l’identità più profonda del Maestro di Galilea: Egli è il Messia, il Cristo, l’atteso dai profeti e insieme colui che verrà un giorno a ricapitolare tutto in sè. Pietro rimane pietra nel cammino della Chiesa perchè i fedeli tutti possano appoggiarsi sicuri sulla sua stessa esperienza e proclamazione del Figlio di Dio. L’esercizio del primato del Successore di Pietro sarà sempre indice puntato verso il Volto e la presenza di Gesù, che cammina con noi tutti i giorni sino alla fine del mondo. Se la cattedra di Gesù, il Servo del Signore annunciato dai canti del profeta Isaia, è stata quella di colui che si mette in ginocchio per lavare i piedi e si innalza poi per consegnarsi alla croce, anche la cattedra di Pietro non potrà essere diversa: non essere padrone della vita e della fede degli altri, ma porsi a servizio del loro incontro con l’unico Salvatore della storia. Per questo gli inferi e le loro porte staranno nel tempo perennemente inquiete contro la Chiesa ma esattamente perchè quando essa vive in autenticità è una perenne e potente testimonianza del mistero della salvezza in Cristo.

4. L’evento che stiamo vivendo come quello splendido del 7 luglio 2018, si incastona come una preziosa miniatura nel rotolo dell’Exultet che rende famosa questa cattedrale. I pastori che si incontrano, insieme al Successore di Pietro, portano con sè i dolori e le angosce, le gioie e le speranze delle comunità e dei popoli da cui provengono: insieme ai problemi, essi riaccendono la luce della fede, della speranza e della carità. Essa risplende persino nelle notti più oscure, come luce gentile e insieme come colonna di fuoco che guida anche oggi i redenti al porto sicuro che la Parola di Dio ci indica. E’ singolare che nell’opera qui custodita alla lode del cero si affiancano le immagini delle autorità spirituali e poi temporali, quasi a proclamare che quanto è detto del cero diventa programma di vita per i Pastori della Chiesa. “Esso riceve luce dallo Spirito Santo… acceso dà in pasto le compagini del proprio corpo, così coagulate lacrime riversa in rivoli di gocce[1]. Cristo dà in dono se stesso, e il Pastore guardando a Lui e tenendolo come modello non può che lasciare che la sua vita sia come la cera che ardendo si consuma ma da luce e ristoro nella notte del mondo.

5. Per la grazia di Cristo e l’intercessione dei santi, andiamo spiritualmente anche noi pellegrini sulle rive del lago di Tiberiade, nel luogo che la tradizione riconosce essere la scena del primato, a Tabgha, e come san Paolo VI chiniamoci a baciare la Roccia che commemora la Parola del Signore a Pietro ed il suo primato di presiedere nella carità, come dirà più tardi Ignazio di Antiochia. E preghiamo che il nostro incontro a Bari possa essere definito in futuro come il Santo Pontefice definì il suo pellegrinaggio in Terra Santa: “esso è stato come un colpo d’aratro, che ha smosso un terreno ormai indurito ed inerte, e ha sollevato la coscienza di pensieri e di disegni divini che erano stati sepolti, ma non spenti da una secolare esperienza storica, che ora sembra aprirsi a voci profetiche.” Così sia.



[1] Illuminatur Spiritu Sancto.. qui ut accensus proprias corporis compages depascit, ita coagulatas lacrimas, in rivulos fundit guttarum


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