Rassegna stampa formazione e catechesi

Attenti a dire deserto, senza dire anche che fiorirà!

pellicano

Dire deserto è dire tentazioni! Lo dicono i tre vangeli sinottici: Mc 1, 12-13 in soli due versetti; Mt 4, 1-11 e Lc 4, 1-13 in tre specifiche tentazioni.

Il deserto di Giuda non è di sabbia, come siamo soliti immaginare il deserto, ma di pietre, per cui le tentazioni a quelle fanno riferimento: «Di’ che queste pietre diventino pane»; «Di’ agli angeli che ti portino sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra»; «Dì alle belle pietre del tempio di dar gloria al mio nome»!

L’uomo cede facilmente alla tentazione di incontrare, vivere e risolvere la realtà nel dire: siamo i mezzi di comunicazione che ascoltiamo, che utilizziamo! Non solo la realtà che ci circonda, nella quale viviamo, è la realtà che ci vien detta, ma noi stessi diventiamo ciò che ci vien detto. E se dicono a un bambino di togliersi la vita se la toglie; se dicono all’adolescente di scontrarsi anziché incontrarsi diventa violento; se dicono parole di odio e di paura ci difendiamo da un pericolo anziché collaborare alla costruzione di un mondo migliore. L’uomo vive di ogni parola…!

Sant’Agostino ci aiuta a guardare meglio il deserto, la tentazione: «Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato, perché non consideri che egli ha anche vinto?». Attenzione, dice Agostino, a cosa comunichiamo! La prima domenica di Quaresima è la domenica delle tentazioni o della vittoria di Cristo sulle tentazioni? «Se siamo stati tentati in lui — continua Agostino — sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo, ma se non si fosse lasciato tentare non ti avrebbe insegnato a vincere quando sei tentato».

Mettiamo gli accenti al posto giusto su quello che diciamo: tentati o vincenti!

Fino alla precedente traduzione italiana della Bibbia il triplice annunzio che Gesù fa della sua salita a Gerusalemme veniva intitolato rispettivamente: primo-secondo-terzo annunzio della passione! E il versetto conclusivo dell’Evangelista “commentava”: «Ma non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto» (Lc 18, 34).

L’attuale versione italiana del testo titola: primo-secondo-terzo annunzio della morte e della risurrezione! Gesù non intende dirci che verrà messo a morte, che andiamo verso la morte, questo ce lo dicono tutti e lo sappiamo da noi stessi, ma vuole darci il suo abbandono confidente nel Padre: «Padre, sono Risorto, ora sono di nuovo con te, alleluia, tu hai posto su di me, la tua mano, alleluia, è stupenda per me la tua saggezza, alleluia alleluia!».

Seguendo una tradizione tramandataci dalla pellegrina Egeria, nella basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, sin dalla prima domenica di Quaresima, nel solenne Ufficio vigiliare della notte si canta l’alleluia e dopo aver peregrinato al sepolcro di Cristo si proclama il Vangelo della risurrezione!

Attenti a dire deserto, senza dire anche che fiorirà!

Attenti a dire tentazioni senza dire anche che sono state tutte vinte!

Attenti a dire quaresima senza dire anche Pasqua!

Attenti perché l’uomo vive di ogni parola… che esce dalla bocca di Dio!

di Giuseppe Gaffurini

© Osservatore Romano - 26 febbraio 2021