Rassegna stampa formazione e catechesi

Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua resurrezione!

Rivolta dAdda via CeredaÈ la risposta che l’Assemblea dà al prete celebrando l’Eucaristia, perché sa che quel mistero di fede la associa all’offerta di Cristo al Padre. Andare a Messa, infatti, ogni domenica e ogni giorno è il modo abituale con il quale facciamo Pasqua. 
 
È la cosa più grande e più seria che il Dio di Gesù Cristo potesse lasciarci. Sapendo che avremmo faticato a portare sulle spalle la croce della vita ci ha detto: portala con me e io ti assicuro che ‘oggi’ sarai con me in paradiso; ogni ‘oggi’, per tutti gli ‘oggi’ che ci concederà. 
Questa certezza anima il desiderio dell’incontro con Dio perché il presente abbia senso, sia accettabile, sia salvifico, ci renda più umani. Questo pensiero lavora nella mia mente fin dai primi giorni del coronavirus, durante i quali, come molti cristiani, proviamo un senso di privazione, aggravato dai recentissimi provvedimenti. In verità non mi ero mai sentito limitato nella libertà prima d’ora. Non ricordo circostanze simili. Non celebrare e, soprattutto, non incontrare i volti abituali delle celebrazioni ha aumentato il senso di estraniazione. 
La tentazione di deprecare l’incalzare dei provvedimenti è venuta anche a me. Non evoco tempi in cui la Chiesa si sarebbe comportata diversamente perché il giudizio storico non mi darebbe ragione. Evito di seminare catastrofismo a basso costo perché occorre affidarsi più alla ragione che all’emozione. Non faccio confronti pur spontanei con realtà che appaiono più libere. Né ritengo che questa seria condizione richieda preghiera di più di quanto ne richiedano abitualmente i fratelli perseguitati in altre parti del mondo, magari sotto le bombe e privati degli elementari diritti umani. Superficialità? 
Certi allarmismi velati di spiritualità non sono, piuttosto, espressione di egoismo di popolo? Molti, infatti, hanno gridato allo scandalo perché ci sono stati ‘tolti i gesti cui siamo abituati’. È strano: si giudica privazione ciò che spesso dai più è tranquillamente trascurato. Ci si sente liberi davanti a Dio ma quando ci è chiesto un sacrificio si grida allo scandalo. Ma l’Eucaristia non è un diritto! Non possiamo accamparne davanti a Dio: è solo grazia, è puro regalo. È Cristo che ha deciso di andare a morire e risorgere per noi; se in noi c’era un motivo, questo è il peccato. Come ogni regalo ci spiazza così l’Eucaristia ci impegna. 
Abbiamo l’occasione di ricordare a noi stessi la posta in gioco: la fede nel Signore Gesù e il costo del suo sacrificio. I cristiani che ‘hanno l’abitudine’ di celebrare i gesti della fede e non di pretenderli a proprio interesse, hanno capito ancor di più quanto sia seria la comunione con il Signore. 
Hanno intensificato la preghiera personale davanti al tabernacolo, sono venuti a celebrare da soli la via crucis. Manca l’Eucaristia ma non il rapporto orante con il Signore. Abbiamo avuto l’opportunità di guardare in faccia alle distrazioni, alle banalità, alle trascuratezze. Ci era rimasta la preghiera famigliare, la lettura della Parola di Dio; ci era rimasto il sacrificio e la generosità verso i fratelli. Pregando con i social, televisore o altro, e rimpiangendo la verità del rito in chiesa, forse abbiamo potuto capire quanto la comunicazione via social sia falsa. Certo, tutto ciò non è semplice come entrare in chiesa, sedersi, alzarsi, rispondere, magari anche al cellulare... 
Abbiamo guardato dentro di noi: avevamo l’opportunità di farlo. Forse abbiamo apprezzato il dono della salute e potuto pensare a ciò che veramente è essenziale; forse abbiamo riscoperto la verità della responsabilità. 
Dio disse a Mosè: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore”. Per sapere quello che avevi nel cuore! 
Le restrizioni che tuttora perdurano ci impongono di fare Pasqua in “azzimi di sincerità e di verità”. 

don Dennis Feudatari
Parroco di Rivolta d'Adda (Diocesi di Cremona)




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