Rassegna stampa formazione e catechesi

Amare la propria cultura per poter riconoscere le differenze delle altre

Ratio formationis ofmCapCon decreto firmato l'8 dicembre 2019, il ministro generale dei frati Minori Cappuccini, fra Roberto Genuin, ha promulgato la Ratio formationis, ossia le linee per la formazione dell'ordine cappuccino. Frutto di un lavoro sinodale, in tale documento si trattano varie aspetti tra cui anche la diversità di culture.
 
La cultura è l’insieme dei tratti distintivi spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano un gruppo sociale. Essa ingloba gli stili di vita, i diritti fondamentali dell’essere umano, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze. Attraverso la cultura discerniamo i valori, compiamo delle scelte, ci esprimiamo, prendiamo coscienza di noi stessi, ci riconosciamo come un progetto ancora aperto e cerchiamo instancabilmente il senso dell’esistenza. Tutta l’impalcatura culturale cerca di soddisfare le necessità fondamentali, per lo meno in tre aspetti: materiale (casa, alimentazione), relazionale (parenti, amici e compagni) e simbolico (arte, bellezza e spiritualità).
 
Il nostro mondo è caratterizzato da reciproche interdipendenze, e ne consegue che la relazione è l’elemento fondamentale che caratterizza l’essere umano: la relazione con sé stesso, con gli altri, con l’ambiente e con Dio. È precisamente nell'ambito relazionale che costruiamo e comprendiamo la nostra identità: i modi di fare e di pensare, i sentimenti, i valori, le regole e i segni di appartenenza che si trasmettono da una generazione all'altra in ogni cultura.
 
Esistono diversi modelli di relazione tra le differenti culture. Un primo modello è quello coloniale, dove una cultura si impone su un’altra, esigendo la rinuncia alle proprie radici. Si produce una mancanza di fedeltà alla propria cultura, motivata dal desiderio di essere accettati
in un nuovo gruppo di appartenenza. In questo modello le differenze si vivono come minaccia.
Un secondo modello è quello multiculturale, dove le diverse culture coesistono nello stesso spazio geografico, rinunciando ad ogni tipo di scambio. Possiamo parlare di pluralismo culturale, non di integrazione, bensì di tolleranza. 
In terzo luogo, il modello interculturale è quello nel quale le culture si incontrano senza perdere la propria identità. Le differenze si integrano come ricchezza e generano nuovi tipi di relazioni. Il punto di partenza è conoscere e amare la propria cultura per poter riconoscere le differenze delle altre. Questo modello è connaturale alla missione della Chiesa e allo stile di vita del nostro Ordine.
 

Mercoledì della XVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Emidio, 1° vescovo di Ascoli P. e martire (273-309)

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