istatROMA, 12. Un milione di famiglie italiane risultano senza un reddito da lavoro. In questi nuclei, tutti i componenti attivi sono disoccupati. Si va avanti con una pensione o con altre rendite, ma nessuno esce la mattina per andare in ufficio o in fabbrica.
È quanto documenta l’Istituto nazionale di statistica (Istat), sottolineando che in generale «il fenomeno persiste nonostante una lieve riduzione» (meno 1,4 per cento), ma che al Mezzogiorno, invece, il numero di famiglie senza occupati sale (più 2,2 per cento), coprendo oltre la metà del totale dei casi. Il 56 per cento delle famiglie senza un reddito da lavoro si trova proprio al sud: seicentomila su un milione e 70.000. Emergono anche nuove tendenze di andamento dei nuclei familiari. Per esempio, i casi in cui è la donna a lavorare, mentre lui non ha né uno stipendio né una pensione che derivi da qualche impiego del passato. Per la prima volta da quando sono iniziate le rilevazioni Istat, si registrano 545.000 casi di questo tipo, che diventano 973.000 includendo anche le famiglie dove il marito o il convivente incassa almeno una pensione. Si tratta di una realtà che sembra paradossale in un paese a bassa occupazione femminile. Il tasso di donne con un lavoro è fermo infatti intorno al cinquanta per cento. Ma c’è molta differenza — sottolineano gli esperti dell’Istat — se si tratta di donne sposate o single: tra le prime, lavorano solo quattro su dieci, tra le seconde, ben sette su dieci hanno un impiego. E quando la donna non divide con altri la sua abitazione, è quasi un “testa a testa” con l’uomo: 70,1 per cento contro il 76,8 per cento. Anche nei nuclei monogenitore la percentuale delle donne con un lavoro è piuttosto alta (62,8 per cento). Al contrario quando si è in coppia il tasso di occupazione femminile inizia a scendere e tra le mamme con tre o più figli lavorano solo quattro su dieci. Sempre secondo l’Istat, 3,7 milioni di persone, per la metà al sud, risultano coinvolte nel cosiddetto lavoro nero, cioè attività non regolari e non dichiarate. I settori più colpiti sono soprattutto quelli delle costruzioni, dell’agricoltura e dei servizi. Tuttavia in generale — come l’istituto ha reso noto alcuni giorni fa — l’economia italiana si sta lentamente riprendendo dalla lunga crisi esplosa nel 2008. La recente ripresa dell’occupazione è caratterizzata da «un significativo aumento dei dipendenti a tempo indeterminato e dai risultati positivi della componente femminile», la cui evoluzione ha contribuito alla riduzione del tasso di disoccupazione.

© Osservatore Romano - 13 aprile 2018


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