bimba 1di PIETRO PAROLIN

La maggioranza di voi, che lavora da lungo tempo in questo campo, è ben consapevole che gli abusi sessuali nei confronti di minori costituiscono un fenomeno immensamente vasto e diffuso. In questi ultimi decenni, tale drammatica realtà è venuta prepotentemente alla ribalta nella Chiesa cattolica e sono emersi fatti molto gravi. Si è andati progressivamente prendendo coscienza dei danni subiti dalle vittime, della loro sofferenza e della necessità di ascoltarle per poi operare in molte direzioni diverse, con una vasta gamma di interventi che vanno messi in atto per sanare le ferite, ristabilire la giustizia, prevenire i delitti, formare gli educatori e le persone che trattano con i minori, nella prospettiva di diffondere e consolidare una nuova cultura della protezione dei minori — un vero safe guarding — che garantisca efficacemente la loro crescita in ambienti sani e sicuri.
È questo un impegno che richiede profonda attenzione umana, competenza e costanza, ma l’esperienza ci dice che là dove c’è uno sforzo coerente e continuo, i frutti che ne risultano sono positivi e incoraggianti. Ciò avviene già fortunatamente, per quanto riguarda la Chiesa, in diverse istituzioni e regioni, anche quando la società in generale non ha ancora sviluppato la dovuta sensibilità. È uno sforzo, tuttavia, che deve continuare, allargarsi e approfondirsi, con chiarezza e fermezza, perché la dignità e i diritti dei minori siano protetti e difesi con molta più attenzione ed efficacia di quanto non si sia fatto nel passato. Il mondo in cui oggi nascono e crescono le persone umane è caratterizzato in modo sempre più profondo e pervasivo dallo sviluppo e dall’onnipresenza delle nuove tecnologie di comunicazione e dei loro strumenti di uso, dei loro “terminali” e handhelds che sono entrati a far parte della realtà e della vita quotidiana di un numero sempre più largo di persone, di età sempre più giovane, cosicché giustamente oggi parliamo delle nuove generazioni come “nativi digitali”. E questa situazione si diffonde ormai in ogni parte del mondo, raggiungendo anche le aree dove lo sviluppo economico e sociale è ancora insufficiente e squilibrato. Il fenomeno è ormai globale e perciò parliamo di “mondo digitale”. Ora, ci rendiamo conto con sempre maggiore evidenza che la piaga delle offese alla dignità dei minori, come molti altri problemi drammatici del mondo odierno, transita e alligna continuamente nelle nuove dimensioni del mondo digitale, si aggira e si installa nei suoi meandri e nei suoi strati nascosti e profondi. Il mondo digitale non è un’area separata del mondo: è una dimensione del nostro unico mondo reale e i minori che crescono in esso sono esposti a nuovi rischi, oppure a rischi antichi ma che si esprimono in modi nuovi, e la cultura della protezione dei minori che noi vogliamo diffondere deve essere all’altezza dei problemi di oggi. Guardando appunto al mondo di oggi, Papa Francesco richiama continuamente la nostra attenzione sul fatto che in esso le forme di abuso e di violenza sui minori si moltiplicano e si intrecciano fra loro: il traffico dei minori e in generale delle persone umane, il fenomeno dei bambini soldato, l’assenza dell’educazione più elementare, il fatto che i piccoli sono le prime vittime della fame, della povertà estrema. In tutte queste situazioni anche la realtà orribile dell’abuso sessuale è praticamente sempre presente, come aspetto comune e conseguenza di una violenza multiforme e diffusa, dimentica di ogni rispetto non solo del corpo, ma ancor più dell’anima, della sensibilità profonda e della dignità di ogni bambino, di ogni giovane e ragazza a qualunque popolo appartenga. Ci rendiamo dunque conto delle sfide ma anche che, se abbiamo imparato tanto rispetto a questo fenomeno, rimane importante capirlo sempre meglio e soprattutto continuare a rendere accessibili a tutti coloro che promuovono la tutela dei diritti dei minori le nostre conoscenze del fenomeno. Solo così possiamo combattere efficacemente la battaglia per la protezione dei minori nel nostro mondo digitalizzato. I fenomeni che osserviamo arrivano a livelli di gravità sconvolgente, la loro dimensione e la velocità della loro diffusione superano la nostra stessa immaginazione. Voglio insistere sulla caratteristica di questa assemblea, che la rende nuova e forse unica, cioè realizzare il dialogo fra i molti competenti e le persone benemerite che hanno fatto propria la causa della difesa della dignità dei minori nel mondo digitale, per convogliarne le forze verso un impegno comune, che superi il senso di disorientamento e di impotenza che ci prende di fronte alla notevole difficoltà della sfida e ci permetta di intervenire con creatività. Avendo identificato questo campo strategico fondamentale, dobbiamo sforzarci di riprendere il controllo dello sviluppo del mondo digitale, perché sia al servizio della dignità dei minori e quindi dell’intera umanità di domani. Perché i minori di oggi sono l’intera umanità di domani. Alla ricerca e alla comprensione dei problemi dovrà dunque seguire l’impegno e l’azione lungimirante e coraggiosa da parte di tutti noi qui presenti, e l’appello al coinvolgimento di ogni persona responsabile, nei vari paesi e nelle varie componenti della società. Lo sviluppo demografico dell’umanità è particolarmente rapido in molti paesi in cui il progresso economico e sociale è ancora molto limitato o squilibrato. Centinaia di milioni di bambini e giovani stanno crescendo in un mondo digitale in un contesto tuttora sottosviluppato. I loro genitori ed educatori non saranno perlopiù culturalmente attrezzati per accompagnarli e aiutarli a crescere in questo mondo, mentre i loro governanti spesso non sapranno da che parte cominciare per proteggerli. Anche di questi bambini noi siamo responsabili, e le imprese che promuovono e spingono lo sviluppo del mondo digitale ne sono anch’esse responsabili. Nel suo orizzonte internazionale, globale e interdisciplinare, questo congresso deve farsi carico anche dei minori di quelle “p eriferie” del mondo di cui parla continuamente Papa Francesco. Periferie che sono nelle aree geografiche di maggiore povertà economica, ma che si trovano anche all’interno delle società ricche, dove c’è molta povertà umana e spirituale, solitudine e perdita del senso della vita. Non a caso spesso sono proprio i minori di tutte queste periferie a essere oggetto preferenziale delle reti di sfruttamento e di violenza organizzata online su scala globale. Nella società e nella Chiesa si è sempre giustamente insistito sulla responsabilità primaria della famiglia e della scuola nel garantire ai minori quella sana educazione che è parte essenziale della protezione e della promozione della dignità dei minori. Ciò continua a valere e bisogna fare ogni sforzo perché genitori ed educatori siano sempre più in grado di svolgere il loro compito anche di fronte ai rischi e alle sfide del mondo digitale. Ma non c’è dubbio che nel contesto odierno la loro capacità di incidere sulla formazione delle nuove generazioni è proporzionalmente assai minore che in passato e sovente viene vanificata e sorpassata dall’onda continua dei messaggi e delle immagini che giungono fino ai più piccoli attraverso le innumerevoli vie aperte dai nuovi media. I minori di cui noi parliamo e la cui dignità vogliamo difendere e promuovere sono persone umane, il cui valore è unico e irripetibile. Ognuno di loro va preso sul serio e protetto in questo mondo sempre più digitalizzato, perché possa raggiungere lo scopo della sua vita, del suo destino, del suo venire al mondo. Il destino e la vita di ognuno di loro è importantissimo, prezioso, davanti agli uomini e davanti a Dio. Secondo le Scritture ogni essere umano è creato «a immagine e somiglianza» di Dio. Secondo il Nuovo Testamento il Figlio di Dio è venuto fra noi come bambino vulnerabile e in condizioni disagiate, assumendo anche la fragilità e l’attesa di futuro proprie del bambino. Disprezzare l’infanzia e abu- sare dei bambini è dunque per i cristiani non solo un crimine, ma anche — come ha affermato Papa Francesco — un sacrilegio, cioè una profanazione di ciò che è sa- cro, la presenza di Dio in ogni essere umano.

© Osservatore Romano - 4 ottobre 2017

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