Rassegna stampa etica

Tra realtà e pregiudizio

di CRISTIAN MARTINI GRIMALDI

«Finché si manterrà il dualismo on/off si moltiplicheranno le alienazioni. Finché si dirà che bisogna uscire dalle relazioni in rete per vivere relazioni reali si confermerà la schizofrenia di una generazione che vive l’am-biente digitale come un ambien-te puramente ludico in cui si mette in gioco un secondo sé, un’identità doppia che vive di banalità effimere, come in una bolla priva di realismo fisico, di contatto reale con il mondo e con gli altri». Parole pronuncia-te da Antonio Spadaro, direttore della «Civiltà Cattolica» duran-te una conferenza in cui ci si domandava come la rete possa essere una risorsa di senso. Spadaro sostiene che la rete non sia una realtà parallela dove accade tutto ciò che non accade nella realtà fisica di tutti i gior-ni, ma sia «uno spazio antropo-logico interconnesso radicalmen-te con gli altri spazi della nostra vita».
Può darsi che abbia ragio-ne, ma di certo in Giappone la pensano in maniera diversa. La sindrome da isolamento dal re-sto del mondo (hikikomori) è una vera piaga nel Paese del Sol Le-vante. Ma l’isolamento è solo fi-sico, in realtà questi ragazzi spendono gran parte del loro tempo in rete. Se davvero lo spazio della rete non è “altro ” rispetto ai luo-ghi convenzionali della socialità e dell’incontro allora in Giappo-ne — ma ormai il fenomeno si sta allargando anche ai Paesi oc-cidentali — questi ragazzi che vi-vono reclusi nelle loro stanze, autoemarginati dalla società, ep-pure vivacissimi in rete, non sa-rebbero questa piaga sociale: se la rete non è questa «bolla priva di realismo fisico» insomma non rischierebbero alcuna patologia da alienazione. Si direbbe invece che questi ragazzi — giovanissimi, ma an-che ultratrentenni — siano inca-strati proprio in quel dualismo on/off che si vorrebbe negare. In Giappone fece clamore (ma casi simili non sono rari) il massacro di Akihabara, dove un giovane uccise tre persone inve-stendole con un furgoncino di fronte la stazione. Si trattava di un ragazzo che spendeva la maggior parte del proprio tem-po a navigare col suo cellulare ma non aveva neppure un ami-co. Si sente dire la stessa cosa ormai da qualche anno, quando si fa del sarcasmo sull’uso di Fa-cebook, si usa dire: abbiamo duemila contatti online e nep-pure una persona con cui anda-re a mangiare una pizza assie-me. Sarà esagerato, ma se certi luoghi comuni resistono è per-ché i più hanno sperimentato e continuano a sperimentare certe (comuni) situazioni. Chi ha frequentato per anni gli ostelli in tutto il mondo sa bene che questi erano i luoghi per eccellenza della socialità, in cui l’incontro con l’altro era un meccanismo automatico, bastava sedersi nella hall e qualcuno pri-ma o poi arrivava a scambiare due chiacchiere. Tutto ciò è nor-male quando gente di nazionali-tà diversa, giovane e curiosa si ritrova a interagire nello stesso luogo per diversi giorni. Ma gli ostelli hanno finito di essere quei luoghi di socializza-zione internazionale che erano una volta, ormai nella hall ognuno se ne sta col suo pc (ta-blet o smartphone che sia) in contatto con gli “amici” di sem-pre. Insomma in ostello ora si fanno le stesse cose che si fareb-bero seduti in ufficio o sulla poltrona di casa. Continuiamo a viaggiare sì, ma come dire, senza wi-fi ci sentiamo tutti un po’off.

© Osservatore Romano - 30 novembre 2012

Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.