Rassegna stampa etica

Sostenere madri e famiglie

kirill benedizioneMOSCA, 7. La Chiesa ortodossa russa celebra ogni anno con grande enfasi, il 1° giugno, la Giornata internazionale per la protezione dei bambini, osservata in molti paesi fin dal 1950, dopo essere stata istituzionalizzata nel 1949 a Mosca dalla Federazione democratica internazionale delle donne.
In Russia, come in altre nazioni ortodosse (a esempio la Romania), si svolgono per l’occasione dibattiti sulla piaga dell’aborto e iniziative di beneficenza per raccogliere fondi da destinare ai bambini affetti da una grave malattia. Dal 2016 il patriarcato di Mosca associa questa giornata al ricordo di due santi sposi vissuti nel XIV secolo, il grande principe Dmitrij (Demetrio) Donskoj e la granduchessa Eudocia, conosciuta con il nome di Eufrosinia, monaca dopo aver preso i voti alla morte del marito. La data non è una coincidenza poiché i due — si legge nel sito in rete Orthodoxie.com — erano genitori di dodici figli e la loro vita, secondo le cronache, fu un esempio di fedeltà e armonia coniugali. Nel suo messaggio il patriarca di Mosca, Cirillo, ha detto che «è nostro dovere prendersi cura dei bambini e proteggerli perché il Salvatore stesso afferma che “chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me” ( Ma t teo , 18, 5). Purtroppo oggi a un gran numero di bambini non è permesso di nascere e questo accade a causa della volontà umana malvagia. Come se non fosse destinato a noi il terribile avvertimento contenuto nelle parole di Cristo: “Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare” ( Ma t t e o , 18, 6)». Ogni anno in Russia, sottolinea il primate ortodosso, centinaia di migliaia di bambini vengono uccisi nel ventre delle loro madri: «Si tratta di un disastro nazionale, sia morale sia demografico. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché la futura mamma, che si trova di fronte alla scelta se proseguire o meno la gravidanza, non proceda all’ab orto, e per questo è necessario accordare un aiuto psicologico e materiale alle donne che sono in una situazione difficile. La vita di un essere — osserva — può dipendere dal nostro adempimento del comandamento divino dell’amore, dal nostro modo di rispondere all’angoscia altrui, dalla nostra alacrità nel seguire le prescrizioni e l’esempio di Cristo». Di qui l’appello di Cirillo affinché ognuno contribuisca, secondo i propri mezzi, all’opera di aiuto della Chiesa alle donne incinte che si trovano in circostanze difficili: «Devono sentire di non essere sole, che c’è qualcuno che si occupa di loro, che fornisce un riparo, sostegno sociale e psicologico». Anche il patriarca di Romania, Daniele, ha ricordato che la situazione della famiglia cristiana di oggi e il discernimento profondo della sua vocazione spirituale rappresentano priorità per il lavoro missionario della Chiesa ortodossa nella società. «La famiglia è la corona della creazione e il luogo dove il bambino inizia a comprendere il mistero dell’amore parentale di Dio per tutti gli uomini», ha affermato il patriarca. Tuttavia la famiglia sta vivendo una «profonda crisi spirituale» a causa della secolarizzazione. C’è un bisogno sempre crescente di educazione cristiana: «I bambini nati nella famiglia, battezzati nella Chiesa nel nome della Trinità, possono diventare cittadini dell’eterno regno celeste se, nella vita terrena, hanno coltivato i doni spirituali ricevuti nel Battesimo». Per contribuire ulteriormente alla crescita spirituale della famiglia cristiana, il patriarcato romeno presta particolare attenzione all’educazione religiosa dei bambini e dei giovani, offrendo loro l’opportunità di sviluppare la capacità di partecipare attivamente alla vita e all’attività delle comunità parrocchiali. Daniele esorta quindi i genitori a trascorrere più tempo con i loro figli per aiutarli a coltivare i doni naturali e il desiderio di fare del bene. Allo stesso modo, esorta i bambini ad amare i genitori e a pregare per loro. E citando Giacomo , 1, 17, invoca Dio, «creatore della luce», da cui provengono «ogni buon regalo e ogni dono perfetto».

© Osservatore Romano - 8 giugno 2018


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