Rassegna stampa etica

Siamo tutti uguali di fronte alla legge e diversi agli occhi di Dio

bimbo 3Inviata al mio Vescovo e pubblicata sulla Croce a pag. 4 del 01.08.2020
La Croce - Quotidiano
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Carissima Romina, ho letto con attenzione la lettera aperta che hai redatto, con sentimento e intelligenza, al mio Vescovo, Monsignor Paolo Giulietti
(https://www.luccaindiretta.it/…/legge-contro-lomotr…/190131/).

Innanzi tutto ti chiedo scusa, ma sento di poterti dare del “tu”: siamo entrambe donne e possiamo realmente dialogare alla pari, su molti argomenti. La tua missiva inizia compiendo un’affermazione preziosissima: “Le nostre vite dimostrano come le differenze siano seme che germoglia e cresce, se trovano un terreno che le le rispetta e le nutre”. Hai perfettamente ragione, cara Romina: ognuno di noi, progetto perfetto a immagine e somiglianza di Dio, è un essere che vive nella propria diversità un’uguaglianza nella condizione dell’essere tutti figli Suoi. Ovviamente, se vogliamo continuare a parlare in termini di Fede, e se debbo entrare nel merito della critica che Monsignor Giulietti - come altri Vescovi - muove alla tanto discussa Legge Zan-Scalfarotto, quest’ultima è un seme di zizzania tra noi figli.
Provo a spiegarmi.
Tu riporti alcuni gravissimi dati che, dal canto tuo, sono espressione d’intolleranza verso le persone omo-bi-transessuali, soprattutto in famiglia, e vorrei procedere primariamente con una dichiarazione d’assoluta franchezza: quando la violenza si attua dentro alla famiglia, è segno che la società sia in decadimento. Hai proprio ragione, Romina, quando scrivi che ci sono paesi nel mondo dove esiste una discriminazione verso chi mostra tendenze omo-bi-transessuali, e quanto questo sia terribile.
Desidero
però farti notare alcuni dati importanti, da inserire nel contesto della discussione.
Se c’è qualcuno che, in solo a causa della propria esistenza, solo per il fatto di esserci, è sottoposto a pena capitale senza la possibilità di difendersi da accuse inesistenti, questo è il feto umano. Ogni ora, nel mondo, centinaia di feti umani a vari stadi di maturazione (sino al giorno antecedente lo scadere dei 280 giorni della gestazione umana), vengono smembrati o fatti nascere violentemente e lasciati morire, per il mero fatto di esistere. Se potessimo usare la legge italiana, ogni feto umano abortito è ucciso per ‘futili motivi’ (di solito semplicemente perché sgradito), tra i quali l’essere espressione di far parte del sesso femminile. E purtroppo tale violenza avviene in famiglia: sono moltissime le madri che, spesso obbligate proprio dalla famiglia e talvolta da leggi del paese dove abitano, uccidono chi dovrebbero essere messe in condizione di proteggere. Se dobbiamo quindi parlare d’intolleranza senza giustificazione, cara amica, cominciamo da qui.
Parliamo di mutilazioni genitali femminili: sono diverse (è impossibile quantificarle) le bambine che, proprio da nonne o zie, vengono mutilate ogni anno nel mondo. Proprio a causa del loro sesso, le femmine vengono private della loro dignità con estrema sofferenza. Ecco un altro gesto di estrema intolleranza che denota proprio, come scrivi tu, un “quadro in cui ci muoviamo fatto di discriminazioni e non certo di opinioni e per il quale sollecitiamo un rapido intervento del legislatore”.
Nessuno è più d’accordo con te di me in questo momento: non sarebbe magnifica una legge che impedisse ai datori di lavoro, ai mariti violenti, alle madri invadenti, alle ginecologhe ideologizzate e alle associazioni aggressive, di abortire bambini senza colpa alcuna? Come le persone delle quali parli tu raccontando di discriminazioni che avvengono soprattutto in famiglia, il fatto che ci siano ancora, nel 2020, bambini soppressi dai propri familiari perché non desiderati, è indice di inciviltà mostruosa.
E perché non proporre una moratoria universale per proibire che le donne di ogni età non debbano subire violenza in quanto donne? Dalle mutilazioni genitali femminili delle quali scrivevo prima, allo sfruttamento dei gameti e dell’utero per fini commerciali, per esempio. Sì, perché, come sai benissimo, il prelievo di gameti femminili e l’uso dell’utero come incubatrice di esseri umani da acquistare, sottopone solo la donna a sofferenze indicibili. Ogni giorno, coppie di persone ricche, contribuiscono in modo effettivo a un mercato (spesso illegale) che mette a rischio la vita di centinaia di donne costrette, per poter sopravvivere in condizione di non dignità, a vendere ciò che più possiedono di prezioso in quanto donne: i propri ovociti e il proprio utero (fossero uomini, non potrebbero subire tale violenza, di fatto, per ovvie ragioni).
“Davvero siamo sicuri che di più, e di meglio, non sia possibile fare, per il pieno rispetto della dignità di ogni donna e di ogni uomo e per permettere a molte famiglie di affrontare, finalmente con maggiore forza, una sfida umana che contraddistingue tante e tante realtà?” è vero, carissima Romina: siamo certi di non poter fare di più? Siamo sicurissimi che tutti quei feti abortiti - in una fase sociale di glaciazione demografica - non potrebbero essere salvati solamente responsabilizzando uomini e donne
e anche solo migliorando la visione che la società possiede attualmente della maternità (quante donne vengono costrette all’aborto per problemi economici?)?
Sai, mia giovane amica, nessuno è più d’accordo di me quando si parla di discriminazione e di attacchi violenti (anche solo verbali) alla propria condizione di persona che ha compiuto scelte differenti alla massa: lo so in quanto cattolica e madre di sette figli. Già quando ne avevo tre, erano diverse le mie colleghe (sono ostetrica, attualmente solo come volontariato) che mi dileggiavano senza troppa cortesia, sulla mia incapacità a usare anticoncezionali. Eppure proprio loro avrebbero dovuto sapere e difendere la mia condizione, apprezzando il mio doppio ruolo sociale (dopotutto meno figli nascono, meno ostetriche lavorano). Per non parlare di quello che sul web e tramite lo scudo di un profilo virtuale, mi è stato detto in quando mamma di famiglia numerosa (per di più casalinga, mille punti di “peso sociale”): c’è chi ha auspicato che mio marito mi prendesse a cinghiate per la libertà con la quale scrivo del diritto dei bambini a venire al mondo. Ti par possibile? Eppure la mia condizione non dovrebbe suggerire violenza, ma - se pur con contrarietà - per lo meno rispetto.
Il medesimo rispetto di cui parla Giorgio Ponte quando afferma che proprio all’interno della Chiesa egli
ha trovato accoglimento: sentimento che avvalori anche tu quando elenchi persone di Chiesa, anche piuttosto rilevanti, che si sono mosse verso l’apertura “nutrendo le differenze, ma senza fare differenze“, come giustamente scrivi tu.
Vedi Romina, il fatto di aver incluso, in ‘zona Cesarini’, la misoginia nella legge Zan, fa infuriare chi di donne se ne intende. No, non io che sono solo una semplice mamma, ma parlo di femministe che ogni giorno ricevono insulti mostruosi (e attacchi fisici) per il solo fatto di affermare che sfruttare le donne per i loro corpo, è un abominio. Parlo di donne che vogliono poter affermare che la meravigliosa differenza esistente tra uomini e donne, è da valorizzare e non colpire uniformandola (appiattendo, di fatto, le differenze sostanziali che tanto ci diversificano rendendoci unici al mondo) come avviene a causa della teoria gender che ha cancellato, di fatto, le donne in quanto metà del genere umano, accorpandole a uno status (una donna rimane detentrice del diritto di non ricevere violenza in quanto donna, e non per l’uso che compie del proprio apparato genitale). “Io non sono una
persona col buco davanti, ma sono una donna: ho diritto ad essere rispettata in quanto tale” (affermano moltissime donne e tante associazioni lesbiche in tutto il mondo). Parafrasando questa frase, io aggiungo: “Io non sono un genitore 1, ma sono una madre: ho diritto ad essere rispettata in quanto tale”. E invece no, Romina. Il fatto che io, e altre migliaia di madri con più di due figli, veniamo spesso offese solo per il fatto che i nostri figli esistono (e meno male: altrimenti le nostre, mia e tua, pensioni, chi le paga?), non è discriminatorio? E che dire del fatto che, se passa questa legge, io non potrei oppormi alla presenza di un uomo che si sente donna, nello spogliatoio femminile della palestra di mia figlia? E se mia figlia fosse omosessuale? Chi, tra mia figlia e l’uomo trans, avrebbe più diritto all’uso di una casa protetta per vittime di violenza, per esempio?
Romina, io cosa rischio effettivamente, se continuo la mia lotta contro la violenza sulla donna costretta ad abortire e costretta a vendere il proprio corpo (aborto e utero in affitto)? Con questa legge pare proprio che io rischi molto. Magari pure la sottrazione dei miei figli e il carcere (a un papà furono
sottratti tre figli perché colpevole di ‘omofobia’, quindi non è un semplice spauracchio, il mio). Ma perché? Non siamo tutti parte di questo piccolo pianeta? Non siamo tutti fratelli con dei diritti primari quali quello di vivere con dignità esprimendo con rispetto la propria opinione?
Il mio rispetto verso qualunque essere umano, indipendentemente dal colore della sua pelle, dalla provenienza geografica, dalla religione professata, dalle scelte che compie nella sua vita, dall’uso che compie dei propri genitali, non può assolutamente essere sottoposto a giudizio alcuno a causa di una legge che difende un essere umano rispetto a un altro essere umano. E se un giorno io fossi aggredita, in quanto donna, da una persona di sesso maschile omosessuale? Potrei veder diminuita la sua pena in quanto persona che, per legge, è maggiormente tutelata di me?
Rimaniamo con un concetto, cara Romina: siamo tutti uguali di fronte alla legge e diversi agli occhi di Dio.
E questo è prezioso.

Un abbraccio,
Rachele Sagramoso


Giovedì della XXVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Teresa di Gesù Bambino, O.C. Dr. della Chiesa (1873-1897)

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