Rassegna stampa etica

Rapporto di Caritas Europa. Più sostegno alle fasce deboli per arginare la povertà

papa Francesco poveri LyonLe politiche di edilizia popolare in Europa «non sono in grado di offrire una risposta alle persone che cercano una casa stabile e definitiva»: è l’analisi che traccia il rapporto Fostering access to services to support people to move out of poverty, promosso da Caritas Europa e presentato nei giorni scorsi a Bruxelles. In alcuni paesi del vecchio continente è stata identificata la mancanza di misure di supporto per sostenere le politiche abitative, nonché la carenza di informazioni adeguate e «criteri troppo restrittivi per accedere ai servizi».
Lo studio dell’ente caritativo ha valutato la situazione in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia e Slovenia, attraverso la lente di tre settori comuni a tutti (servizi pubblici per l’impiego, politiche abitative, servizi di educazione e cura della prima infanzia) a cui se ne aggiungono altri specifici per ciascuna nazione. La relazione formula una serie di raccomandazioni affinché l’Unione europea affronti queste sfide e aumenti l’impatto positivo della prestazione dei servizi, anche per le classi più svantaggiate delle nostre società.
«Il nostro obiettivo — ha spiegato Maria Nyman, segretario generale di Caritas Europa — è far sentire la voce di quanti sono esclusi nelle nostre società ai responsabili politici a livello nazionale ed europeo». In generale, dallo studio emerge che «l’accesso ai servizi è limitato o escluso per gruppi di persone in determinate condizioni come i senzatetto, i richiedenti asilo e i migranti privi di documenti». La maggior parte delle prestazioni sociali e di assistenza è rivolta a gruppi specifici di popolazione, ma spesso «non sono sufficientemente adattati alle esigenze del singolo utente e quindi non in grado di fornire risposte adeguate ai bisogni specifici». Per quanto riguarda, a esempio, i servizi pubblici di collocamento, coloro che si trovano ad affrontare le maggiori difficoltà nell’accedere ed usufruire di tali prestazioni (negli stati esaminati da Caritas Europa) «sono persone di origine migrante, in particolare richiedenti asilo, rifugiati, rom, senzatetto». Ma la situazione a volte è difficile anche per altri gruppi sociali, come gli anziani, le persone scarsamente istruite, i giovani in cerca di lavoro, i disabili. In Italia, per esempio, la principale difficoltà è rappresentata dal fatto che questi servizi non sono diffusi su tutto il territorio nazionale o sono solo concentrati nei centri più grandi.
La valutazione complessiva di Caritas Europa sui servizi per la prima infanzia è invece «piuttosto positiva» ma con «una serie di questioni critiche». Per restare in Italia, emerge che «nella parte meridionale del paese questi servizi sono spesso assenti». Ci sono poi situazioni, come quella finlandese, in cui le prestazioni sono peggiorate perché durante il periodo 2015-2019 il governo ha rimosso il «diritto all’asilo» per i figli di genitori disoccupati e per i bambini con un background di immigrazione. Il rapporto di Caritas Europa prende poi in esame altri tipi di servizi, come quelli per i senzatetto, «lacunosi» proprio come lo sono i dati ufficiali sulla dimensione del problema, sebbene si identifichi «un aumento del numero di persone che dormono in strada come in Irlanda, Lussemburgo e Belgio». Nella terza parte il rapporto getta uno sguardo sulle riforme necessarie e implementate, a partire dal salario minimo, e poi, paese per paese, elenca le riforme politiche che «hanno avuto un impatto (positivo o negativo) sulla riduzione della povertà, dell’esclusione e nella promozione dell’accesso ai diritti sociali», per indicare inoltre quali riforme sarebbero necessarie a livello locale (per l’Italia si indica il lancio di un consistente programma di investimenti capaci di produrre occupazione giovanile). Caritas Europa sottolinea quanto sia importante il ruolo svolto dai fondi europei (Fse e Fead) nella lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Secondo le organizzazioni membro della Caritas, le risorse dell’Fse e del Fead sono state generalmente utilizzate in modo adeguato per combattere le disuguaglianze negli stati dell’Ue.

© Osservatore Romano - 25 febbraio 2020




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