Rassegna stampa etica

Rapporto della Caritas di Roma. Più poveri e più anziani

caritas rapporto romapdfRapporto_povertà_2017_-_Sintesi.pdf

Roma, una città che impoverisce e invecchia a vista d’occhio. Con i figli dei più poveri che ereditano l’esclusione sociale. È l’impietoso ritratto che emerge dalla nuova edizione del rapporto «La povertà a Roma: un punto di vista» — 180 pagine con focus dedicati a immigrati, anziani soli, salute mentale e dipendenze — presentato questa mattina dalla Caritas diocesana. In ogni municipio capitolino, infatti, si registrano circa 10.000 persone ultrasessantacinquenni che non raggiungono il reddito annuo di 11.000 euro, per un totale complessivo di 146.941 abitanti: «Un’intera grande città fatta di anziani che vivono di stenti dentro una grande metropoli contemporanea», sottolinea il rapporto.

A margine della presentazione dello studio il direttore della Caritas, don Benoni Ambarus, ha ringraziato la sindaca Raggi per aver confermato che le monete raccolte dalle fontane di Roma andranno all’organismo caritativo: «Questi soldi sono per noi un dono e non una pretesa. L’affidamento di Fontana di Trevi in questi anni è stato un segno concreto di vicinanza verso chi soffre e anche una vera e propria attestazione di fiducia all’importante lavoro di prossimità che le parrocchie romane effettuano a favore di tante e diffuse situazioni di povertà e marginalità. Per questo io ringrazio pubblicamente la sindaca Raggi che ha voluto confermarci tali risorse. Ci siamo sentiti al telefono poco fa — ha continuato — è stata una telefonata molto cordiale, all’insegna della serenità e della stima reciproca. Mi ha confermato anche telefonicamente quanto abbiamo appreso tutti nella sua ultima dichiarazione di ieri».
Denaro prezioso, dunque, per affrontare le nuove emergenze riscontrate dal rapporto. Fra queste, anche quella riguardante gli anziani del cosiddetto “barbonismo domestico”: l’isolamento e l’abbandono della cura di sé si sono tradotti in forme e stili di vita simili al barbonismo di strada ma vissuti negli appartamenti privati. «Le case si trasformano, nel tempo, in luoghi di accumulo, quasi fossero delle discariche. Le gravi condizioni igieniche diventano allarmanti e determinano il malumore o le proteste dei vicini», rileva il rapporto.
Ma anche per i giovani e le famiglie sono tempi duri: un quarto dei giovani romani sono disoccupati, il 51,6 per cento vive con lavori atipici e i “Neet” (giovani che non studiano, non lavorano né cercano una occupazione) raggiungono la cifra record di 134.556, con un aumento del 68,3 per cento in 10 anni. Anche le famiglie con un solo occupato e senza una pensione sono aumentate in 10 anni del 47,8 per cento, mentre sfiorano quota 100.000 (92.790) le famiglie senza occupati.
Tra i dati più impressionanti del rapporto anche quello sull’ereditarietà dell’esclusione sociale: spesso i poveri più giovani sono figli di famiglie travolte da spaventose posizioni debitorie (affitti o bollette non pagate), costretti ad accettare lavori in nero per fermare atti di pignoramento che diverrebbero esecutivi in presenza di un reddito certificato. Inoltre, la situazione debitoria dei genitori o la fragilità delle famiglie finisce col deprimere in partenza sogni di realizzazione, desiderio di istruzione e mobilità sociale.
Le “antenne” della Caritas — 3 centri d’ascolto diocesani, 145 centri d’ascolto parrocchiali e una rete di altri 50 centri sparsi sul territorio — seppur in presenza di alcuni segnali in controtendenza, registrano un aumento della povertà e l’aggravamento di molte situazioni. In un anno la Caritas di Roma ha dato ascolto a 21.149 persone in stato di bisogno, con 4.000 volontari e il coinvolgimento di oltre 6.000 giovani.
Chi sono le persone che si rivolgono ai centri d’ascolto della Caritas di Roma? Nei centri diocesani quasi il 60 per cento degli utenti sono giovani immigrati extracomunitari (in maggioranza africani), mentre nei centri parrocchiali oltre il 50 per cento sono cittadini italiani, dai 45 anni in su. Tra i bisogni principali svetta, nel 79,6 per cento dei casi, la questione del reddito inadeguato. Nei 145 centri parrocchiali circa il 60 per cento degli utenti chiede un lavoro, il 61,3 un aiuto per pagare l’affitto. Oltre all’aiuto materiale (cibo, reddito insufficiente) le persone hanno bisogno di essere ascoltate: «È la solitudine, la mancanza di relazioni umane, non essere considerati degni di attenzione, la cosa che più lamentano», si sostiene nel rapporto. Ma sono presenti anche «isolamento, precarietà abitativa, gestione economica inadeguata, fragilità psicologica, malattie fisiche, bassa scolarità, conflittualità familiare, malattie psichiatriche, disinformazione e disorientamento rispetto ai propri diritti esigibili, disabilità».

© Osservatore Romano - 16 gennaio 2019