Rassegna stampa etica

Preoccupazione dell’episcopato francese per la riforma della legge sulla bioetica. Prima di tutto l’interesse del bambino

Fivet 1Charles de Pechpeyrou

Mentre, secondo le previsioni, il disegno legge sulla bioetica dovrebbe essere adottato dai deputati francesi nei primi giorni di ottobre, i rappresentanti della Chiesa cattolica, nel corso di una serata al Collège des Bernardins, hanno espresso ieri la loro preoccupazione riguardo a questo testo, che prevede in particolare un’estensione della procreazione medicalmente assistita, la cosiddetta Pma, a «qualsiasi coppia formata da un uomo e una donna, o due donne o qualsiasi donna non sposata».

L’evento, svoltosi in un luogo simbolo di dialogo tra fede e cultura, nel cuore di Parigi, è stato organizzato pochi giorni dopo l’incontro tra i deputati della commissione speciale incaricata della revisione delle leggi sulla bioetica e alcuni rappresentanti religiosi in Francia.
A prendere la parola sono stati monsignor Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), monsignor Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes e responsabile del gruppo di lavoro sulla bioetica della Cef, e monsignor Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, che prima di diventare sacerdote ha esercitato per dodici anni la professione medica.
Aprendo il lavori, Moulins-Beaufort ha commentato appunto l’incontro con la commissione parlamentare al Palais Bourbon. «Siamo stati ricevuti, ascoltati con molto rispetto — ha dichiarato il presule davanti a circa 300 persone — molti parlamentari tuttavia, non tutti, restano insensibili alla posta in gioco, ammaliati dalla tecnica». «La bellezza dell’amore verso un bambino non giustifica da solo la manipolazione “fai da te” della filiazione», ha poi dichiarato l’arcivescovo di Reims, riprendendo una parola utilizzata dall’opposizione nel corso dei lavori parlamentari. Il suo ragionamento si basa sulla scomparsa del criterio patologico nel disegno di legge. Infatti finora la Pma era legata all’infertilità confermata da un punto di vista medico, mentre nel disegno di legge attuale questo criterio è scomparso.
Dal canto suo, in un intervento intitolato «Quale medicina vogliamo», l’arcivescovo di Parigi ha sottolineato che «ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma dove la medicina curante diventa una prestazione al servizio delle volontà individuali». Finora la Pma era «una cura contro l’infertilità di una coppia», ha ricordato il presule. Adesso «la dimensione altruista — evangelica e ippocratica — della cura scompare e viene sostituita dalla figura del medico tecnico del desiderio». «La medicina — ha avvertito Aupetit — si mette in una posizione di dipendenza dal mercato della procreazione, dominato dagli interessi finanziari e dalla prepotenza degli adulti», riducendo il bambino allo stato di «prodotto».
Il più ampio intervento è stato quello dell’arcivescovo di Rennes, monsignor d’Ornellas. Facendo allusione al famoso discorso di Martin Luther King, «profeta della fratellanza», il presule ha spiegato di avere «un sogno che si nutre della fede in Dio». «Il mio sogno è che la bioetica sia una parola in armonia con la gratitudine perché indurrebbe sempre più innovazioni terapeutiche utili per un numero sempre maggiore di malati — ha dichiarato — sogno una bioetica che non sia sinonimo di preoccupazione perché sarebbe affascinata dal potere della tecnica e non porrebbe al centro il rispetto della dignità umana di tutti, sogno una bioetica illuminata da uno sguardo saggio e maturo sulla persona nell’unità del suo essere». Il presule augura inoltre «una bioetica dove l’interesse superiore del bambino è veramente garantito», una bioetica «oggetto di riflessione quanto all’utilizzo delle tecniche, che non siano in contraddizione con la nostra fratellanza e a servizio di un gigantesco mercato della procreazione». «Costruire il mondo di domani chiede oggi un cambiamento di rotta», ha avvertito d’Ornellas. Un cambiamento che chiede di «rinunciare al nostro potere tecnologico per prenderci cura della terra e curare i più deboli».
I tre presuli hanno poi insistito sulla «responsabilità» di ciascuno e invitato i presenti ad «aiutare i cittadini a riflettere sulla gravità della posta in gioco», a cominciare dalla Pma estesa alle coppie di donne e donne single. Fino al termine degli scambi di vedute, che si sono prolungati per oltre un’ora, non si è accennato all’appello lanciato dal movimento “la Manif pour tous” a scendere in piazza il 6 ottobre a Parigi. Al termine del dibattito, parlando con alcuni giornalisti, il presidente della Cef ha precisato che i cittadini «preoccupati» — siano essi cattolici o meno — hanno il «dovere» di manifestare il 6 ottobre, sottolineando tuttavia che «non è la Chiesa che organizza la manifestazione» e che lui stesso non sarà presente.

© Osservatore Romano - 18 settembre 2019 


Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.