Rassegna stampa etica

PERSONE CON OMO-AFFETTIVITÀ, I MIEI FRATELLI, ANZITUTTO PER LOGICA

lavare i piedi ospitalitàAccogliere, discernere, integrare, secondo ragione e secondo Cristo, le persone con omo-affettività.

Uno spaccato del passato che forse può aiutare a ragionare.
Nel 1983, avevo 18 anni e, per una serie di situazioni, ben oltre le mie possibilità, ero andato via di casa da circa 9 mesi ed abitavo alla Collina Fleming di Roma, in un residence.
Ero inscritto alla facoltà di Sociologia della Sapienza e ancora gli studi di teologia e la conversione seconda non era iniziata. Mi mantenevo facendo lavoro, quasi full time, di segreteria a Palazzo Rospigliosi, vicino al Quirinale, dove chi mi dava lavoro aveva in affitto tre piani per le sue società, da cui, tra l’altro, è uscito il progetto della Moschea di Roma, firmato Portoghesi ma che in sostanza fece l’ing. Gigliotti.
Avevo un CB1, un motorino con le marce per andare al lavoro, ancora non avevo la macchina. E spesso la mattina incontravo un uomo che lavorava per Valentino arredamenti.

Quando mi incontrava flirtava e tra il serio e lo scherzoso mi diceva: “Paolo sei così bello che mi farei la f**a per te”. Sorridevo. Gli volevo bene a questo vicino.
Non era il primo fratello che incontravo che aveva tensione e comportamenti omo-affettivi. Aveva gran gusto e, sotto il profilo della sua “arte”, vi era molto da imparare.

Per me era un uomo, un fratello, una persona. Mai sentii un moto di denigrazione, di dileggio, neppure verso queste sue avances. Però con chiarezza e fermezza, nonostante il mio cammino cristiano era in stand by, non l’ho mai assecondato nei comportamenti. Sapeva che amavo le donne e che non avevo, serenamente, alcuna omo-tensione né che la approvavo. Era questione di logica anzitutto, non di fede.

Perché la tensione omo-affettiva, anzitutto, e soprattutto i comportamenti omo-sessuali, hanno questo di pre-requisito, sono illogici.

Se abbiamo il coraggio e l’appartenenza umana di dichiarare (con la testimonianza e la Parola) il bene della Persona e la sua finalità naturale. Finalità naturale che, tra l’altro, viene prima di ogni biologia.

La sua sessuazione, maschio o femmina, ha una finalità naturale, dunque logica, intrinseca. E questa finalità – ricordata con amore – è gesto di grande carità che è inclusa nel rispetto della persona che ho davanti. La persona. Un bene così unico e grande, direi immenso, che proprio il rispetto della medesima comporta il rispetto profondo della sua sessuazione e che ricorda che ogni disordine in merito a questa sessuazione, (disordine riconosciuto o meno dall’APA o dall’OMS, a cui sovente la logica manca per il politichese e giustificazione seconda di qualche suo membro) è anzitutto una ferita e il comportamento, che asseconda la ferita, è un male alla Persona.

Che splendore la Persona il suo esser-ci sopra il suo esser-ci contingente che attende di essere svelato come una crisalide.

Questo è il compito dell’uomo trovare il suo nome il suo essere chiamato con quel nome, dallo sguardo più umile e colmo di resa che esiste. Quello rispettosissimo ma chiarissimo di Cristo. L’amore, senza cedimenti, senza politicamente corretto, l’odore dell’umanità che trasuda dalla persona con omo-tensione ed omo-affettività è un luogo pastorale. Delicatissimo ma dove è opportuno che regni la logica. Non quella algida dell’ideale ma quella calda dell’Amore. Che però ama alla misura di Cristo e senza confusione alcuna in ordine ai pre-requisiti di natura a cui la persona, ben oltre la coltre della ferita, è orientata.

Se dunque un cristiano non aiuta ad andare oltre la coltre e cementifica la ferita compie un molteplice danno.

Verso la Persona che ha davanti, anzitutto, perché non l’aiuta a trascendersi.

Verso la ferita che la Persona porta perché non diventa, nella Grazia, un fiume di donazione. Grande è la Santità (ed anche il Bene Comune) che può provenire dalle persone con tensione omo-affettiva a cui si è annunciata la Signoria di Cristo e dunque prima ancora la bellezza dell’umano. Grande è il fiume di Bene che può portare simile prova, come il Catechismo ricorda in parte ma che può essere veramente un fiume di santità. Perché chi si desatellizza da sé, dal proprio sé ferito ritrova sé stesso e dona agli altri di compiere il grande salto della conversione. Il grande salto della Bellezza ed il viaggio verso casa.

Ed infine, se un cristiano non aiuta il fratello e la sorella con omo-affettività, vanifica l'accoglienza, la "familiare accoglienza", e compie un danno verso di sé perdendo l’occasione per salare la storia che abbiamo davanti, il ricondurre alla Persona la Persona, e che fa di noi non dei servi ma degli iniqui rafforzatori delle malattie. E questo è l’inferno, anzitutto per noi. Sia chiaro.

Amiamo dunque, senza paura e senza tentennamenti nel Bene umano e divino che abbiamo ricevuto e che ci è davanti nella Persona con omo-affettività.

Lo Spirito crea strade e vie nuove. Se lo ascoltiamo.

Con passione, rispetto e amorosa chiarezza.

Ne sono certo, troppe volte i miei occhi hanno visto e le mie mani hanno toccato le meraviglie che Dio compie se amiamo la Persona che abbiamo davanti, il suo mistero e le sue potenzialità nell'Amore di Cristo.

Paul Freeman


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Venerdì della XXIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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