Rassegna stampa etica

Per una crescita integrale

«Continuare a promuovere lo sport come esercizio della pratica della virtù che aiuta la crescita integrale degli esseri umani nello sviluppo delle comunità, nella certezza che lo sport non è soltanto una forma di intrattenimento, ma soprattutto uno strumento per costruire una cultura dell’i n c o n t ro , della fraternità e della solidarietà, via sicura per la costruzione di un mondo più pacifico e giusto».
È l’incoraggiamento che Papa Francesco ha rivolto nel messaggio, a firma del cardinale segretario di stato Pietro Parolin, ai partecipanti al seminario promosso il 25 agosto a Rio de Janeiro, in Brasile, sullo «sport come strumento per lo sviluppo umano, economico e so ciale». Un incontro di «altissimo livello» racconta al nostro giornale monsignor Melchor Sánchez de Toca, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della cultura e responsabile del dipartimento sport e cultura, che ha dato lettura del messaggio del Papa e ha poi presentato «la visione antropologica e teologica dello sport, visto anche come strumento di crescita personale» secondo i suggerimenti della Gaudium et spes . Lo sport, «come l’arte e cultura, si muove sul piano dell’essere e non dell’avere» ha affermato. Una visione che la Santa Sede sta mettendo letteralmente in strada attraverso la sua rappresentativa podistica Athletica Vaticana per testimoniare i valori autentici dello sport come esperienza popolare, tra solidarietà vera e spiritualità. Particolarmente significativo a Rio de Janeiro l’intervento di Vidar Hallsorsson, docente universitario impegnato nelle analisi sociali, che ha presentato «il modello sportivo adottato in Islanda e capace di ridurre drasticamente l’abuso di alcol e droghe tra i giovani proprio attraverso l’attività sportiva di base». Con ricadute eccezionali «anche nei risultati tecnici di altissimo livello, come si è visto nel calcio ai recenti campionati europei e mondiali». Senza dimenticare, ha ricordato Vera Cíntia Álvarez, che «lo sport ha un potere e un potenziale “morbido” a servizio del dialogo per la risoluzione dei conflitti: lo si è visto in particolare quest’anno alle Olimpiadi invernali coreane». Sulla base dei contenuti e delle indicazioni del convegno sullo «sport al servizio dell’umanità» svoltosi in Vaticano nel 2016, il seminario di Rio «ha presentato anche le testimonianze di molti campioni brasiliani che hanno creato associazioni e fondazioni per promuovere solidarietà ed educazione attraverso lo sport». Tra loro la pallavolista Ana Moser e lo judoka Flávio Canto. Insomma, fa presente monsignor Sánchez de Toca, «chi ha ricevuto molto dalla società in termini di successo restituisce molto, perché animato dalla consapevolezza della responsabilità sociale dello sport». L’iniziativa di Rio de Janeiro è stata promossa dalla fondazione Getúlio Vargas insieme alla Federazione internazionale di calcio (Fifa) e al Centro internazionale di studi di sport (Cies). E ha visto la partecipazione del ministro brasiliano per lo sport, Leandro Cruz Froés, e anche dei rappresentanti del mondo paralimpico che hanno riaffermato «i principi di correttezza, amicizia, solidarietà e comprensione reciproca».

© Osservatore Romano - 29 agosto 2018

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