Rassegna stampa etica

Non uomo o donna, ma individuo

Moschea Rossa, Islamabad, Pakistan, luglio 2007: centinaia di donne in burqa usano canne di bambù per difendere la moschea dai soldati regolari. La chiamavano "armata dei bambù". Prima del luglio del 2007, le stesse donne in burqa avevano dato l'assalto a centri massaggi, negozi di dvd e appartamenti accusati di nascondere case di tolleranza. Scopo della loro vita violenta: essere sottomesse ai mariti e obbedire ciecamente a un codice di comportamento che le priva di qualsiasi diritto e identità individuale. Se noi ci possiamo vantare di aver almeno liberato le donne dai Talebani, quale miglior risultato sinora raggiunto nella guerra contro il terrorismo, ora ci troviamo a che fare con donne che vogliono essere schiavizzate dai Talebani. E che per raggiungere questo obiettivo fanno danni e morti.
Sì, le donne hanno seri problemi.


In Italia un sondaggio effettuato da psicologi rivela che esiste una depressione di massa tra le donne. A quanto risulta, a Milano, il 25% delle donne soffre di depressione. Vuol dire una su quattro, circa una per ogni famiglia. E' un dato che doppia la diffusione della depressione tra i coetanei maschi. E si vede: è pieno di casi di ragazze (e anche donne in età matura) che in ufficio si lamentano sempre e comunque di tutto, o hanno paura di tutti, o affrontano la carriera in modo violento, trattandoti come un nemico e non come un collega. Non si tratta di donne povere, disagiate, immigrate, ma di giovani in carriera, con buoni stipendi e nessun grave problema sociale nel loro passato. Non si tratta di donne a loro tempo sottomesse a famiglie patriarcali, private di diritti fondamentali o violentate dai parenti maschi, di giovani cresciute all'insegna dell'emancipazione femminile.
S?, le donne hanno seri problemi. E da Islamabad a Milano, sono gli stessi problemi, anche se declinati in modi drammaticamente differenti.
E quindi? Uno psicologo conservatore come Claudio Risé sostiene che: "Il fatto è che, aderendo alla proposta di eguaglianza, di ‘essere come un uomo', di mettere al centro della propria vita i valori maschili del guadagno e del successo, la donna svaluta la sua ricchezza specifica, la qualità che dà pienezza alla sua vita e a quella degli altri, la sua capacità e vocazione: accogliere l'altro, stabilire una relazione affettiva, portare nel mondo la forza del sentimento di tenerezza per sé e per l'altro come persona" (Tempi 12 luglio 2007). Un modo neanche troppo delicato di dire: "Donna: piantala di lavorare! Quello spetta a noi maschi. Tu stai a casa a fare la calza e a prepararmi da mangiare. Se non lo fai, ti deprimi. E l'uomo somatizza". Ma non mi limito a dire che la conclusione di Risé è degna dei Talebani (e delle loro ammiratrici della Moschea Rossa). Voglio vedere perché, in termini filosofici, non si pu? affermare che, nel condividere i valori del successo e del guadagno, non c'è una differenza sostanziale tra uomo e donna. E che proprio la convinzione dogmatica che esista questa distinzione è la vera origine dei problemi delle donne.
Un essere umano è dotato di ragione? E' dotato di libero arbitrio? Pu? scegliere cosa fare nella vita? Se a queste risposte si risponde di s?, allora andiamo avanti. Se no smettete pure di leggere questo articolo, perché non sarete convinti da niente di quello che vi sto per dire.
Un essere umano è dotato di libero arbitrio e sceglie cosa fare e cosa non fare. Non lo si pu? giudicare a priori, proprio perché è impossibile prevedere cosa sceglierà. Non esiste una "donnitudine" della donna, proprio perché non ci sono schemi di comportamento fissi che trascendono dalla libera scelta delle singole donne. Con questo non voglio affermare che non vi siano differenze tra uomo e donna.
Ci sono differenze fisiche ed è inutile che mi dilunghi ad elencarle. C'è una differenza fisica fondamentale: che la donna ospita un figlio nel suo corpo, mentre l'uomo non pu?.
Ci sono differenze psicologiche, soprattutto in campo sentimentale, che sono determinate dalle differenze fisiche, oltre che da millenni di evoluzione culturale. Una donna tenderà a cercare nel maschio un punto fermo forte. Nel maschio cerca la forza, l'eroe. (E francamente spero che si parli di forza intellettuale e/o morale, non solo di forza fisica. Altrimenti sono condannato ad essere single a vita). Il maschio cerca nella donna l'accoglienza e la tenerezza, persino quando queste sono espresse nei modi più strambi da una "domina" che picchia il maschio (ma per il suo bene).
Ecco, queste sono le uniche differenze che è bene non negare. E che non hanno neanche mai cambiato la vita a nessuno.
Tutte le differenze naturali sinora elencate riguardano la sfera strettamente personale. Non sono differenze che distinguono la donna nelle sue interazioni con la società. In uno sportello di banca, una donna pu? essere brava o maldestra quanto un maschio. Cos? come in un cantiere, in uno studio di progettazione, in uno studio di avvocato, in una nave, in un esercito. Da una donna ci si pu? attendere esattamente la stessa efficienza o inefficienza di un maschio, in qualsiasi posto di lavoro. Perché il talento (inteso come predisposizione) è puramente individuale e la capacità di una persona non è data dalla nascita (a meno che non si voglia ancora credere alle favole di Platone, origine di tutti i totalitarismi antichi e moderni), ma dall'esperienza e dalla volontà della persona. In sintesi: se ti proponi di raggiungere un fine o ti fai trascinare dagli eventi e dalla società, dipende dalle tue scelte; se sei bravo o sei una schiappa, in qualsiasi lavoro, dipende dalle tue scelte. Se lavori o stai a casa, dipende dalle tue scelte. Se ti dedichi interamente all'educazione dei figli e non al lavoro in azienda, dipende dalle tue scelte. Se ti dedichi all'educazione dei figli in modo "scientifico", affrontando l'attività di educatore come una professione (svolta a casa invece che in una scuola), invece che vivere i figli come un altare a cui sacrificarsi... dipende dalle tue scelte. E queste scelte possono essere compiute, indifferentemente, da maschi e femmine. Anche il maschio pu? decidere di occuparsi dei figli o della casa: chi lo può impedire?
Vedo già la risposta: bravo lui che pontifica. La realtà è un'altra roba. No, invece: la realtà è proprio questa. Dipende veramente tutto dalle proprie scelte di vita, indipendentemente dal sesso. Se la gente si comporta diversamente, come se esistesse una barriera invisibile che distingue l'uomo dalla donna, è solo perché crede, per religione, ideologia, fede cieca nella tradizione o pura superstizione, che vi siano attitudini e capacità tipici del sesso femminile. Ma tutto questo ha un nome: razzismo. Anche se si parla di sessi e non di etnie, è sempre razzismo: giudicare una persona prima di averla vista agire. Credere che il genere, o l'etnia, determinino un certo comportamento che trascende le scelte libere è razzismo. Tu sei donna, quindi farai sicuramente questo, questo e quest'altro... Non lo fai? Vabbé, lo farai lo stesso la prossima volta. Questo è razzismo.
E smettiamola di vedere i razzisti solo nei maschi. I peggiori razzisti sono anche tra le donne. Le talebane della Moschea Rossa sono pesantemente razziste, si ritengono diverse, naturalmente inferiori per volontà di Dio. Le depresse di Milano sono razziste: si ritengono inadeguate, inferiori, ad affrontare la società e il lavoro. Le femministe sono razziste. L'esempio più diffuso ed edulcorato di razzismo di genere è la proposta di introdurre quote rosa nella politica e nel lavoro: riserve naturali per proteggere una specie considerata inferiore, incapace di farsi strada. E' una richiesta tipica di un incapace privilegiato, che non compete nemmeno, ma vuole essere promosso senza nemmeno lavorare per meritare la promozione, per quello che "è", non per quello che "fa". E queste sono tutte forme più edulcorate di un'ideologia che non è meno pericolosa del nazismo, la forma più organizzata e violenta del razzismo. Il femminismo vero, quello portato coerentemente alle sue estreme conseguenze, predica l'eliminazione fisica totale del genere maschile. Non sto inventando. Il manifesto ideologico del genocidio di genere, il Mein Kampf delle donne, è l? da vedere su Internet: si chiama SCUM (acronimo di Manifesto per l'Eliminazione dei Maschi). Lo scrisse Valerie Solanas nemmeno 40 anni fa. Nessuno l'ha mai presa sul serio. Perché, qualcuno prese sul serio Hitler?

Da Pepe online

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