Rassegna stampa etica

Non ha futuro chi resta nei propri confini

card bassetti prolusione CEIIl mar Mediterraneo come «frontiera di pace» dove «stringere un patto e assumerci un impegno per essere costruttori» di armonia e riconciliazione: parte con questo obiettivo principale l’Incontro di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo che si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020 e che, ieri a Roma, ha visto la prima riunione del comitato scientifico-organizzatore guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei).

«Dobbiamo osare la pace. Abbiamo tutti sperimentato alla luce della storia passata che non c’è pace senza Mediterraneo», ha detto il porporato, poiché «il Mediterraneo, se non unisce, può dividere il mondo, e chi soffre di più per questa divisione, direbbe il Papa, sono sempre i poveri». Basta vedere le cronache di questi giorni per rendersene conto: «Una grave responsabilità per la pace nel mondo incombe su noi cristiani e su tutti gli uomini di buona volontà».
C’è attesa per il meeting di Bari, ha rivelato Bassetti, che ha citato padre Ernesto Balducci: «Se noi lasciamo che il futuro venga da sé, come sempre è venuto, e non ci riconosciamo altri doveri che quelli che avevano i nostri padri, nessun futuro ci sarà concesso». Il futuro va costruito ora: se «decidiamo di andarci incontro l’un l’altro con le mani colme delle diverse eredità per stringere tra noi un patto che stabilisca la comunione naturale — ha aggiunto — allora capiremo il senso del limite che ora ci chiude nei nostri confini». Per affrontare l’incontro di Bari, quindi, «abbiamo bisogno di uscire dai nostri confini».
Il Mediterraneo, ha osservato il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, vicepresidente della Cei per il sud Italia, «non è solamente un’entità geografica o un quadro geopolitico, ma uno spazio storico, una plurimillenaria trama di rapporti incrociati e interdipendenti di incontro e di scontro». Dalla complessità e dalla multiformità del Mediterraneo, dalla sua apertura e dalla sua mutazione, «percepiamo e raccogliamo un appello che non sentiamo estraneo, ma strettamente collegato con l’appello evangelico». Anzi, proprio perché la questione mediterranea è del tutto aperta, «siamo spinti ancor di più a raccogliere l’appello nel segno della speranza e a credere nelle possibilità di apportare un contributo peculiare». Per monsignor Raspanti, «difendere la giustizia e la verità è tutt’uno con l’accogliere il Vangelo, che ha trionfato sull’ingiustizia, la menzogna e l’empietà».
I moderni modelli di vita (affettiva, lavorativa, pubblica) che si affermano sfidano le Chiese europee, i cui linguaggi e forme tradizionali sembrano essere in difficoltà nel tentativo di comprendere, interpretare ed esprimere le nuove tendenze. Di qui, anche su sollecitazione di Papa Francesco, la necessità di rinnovare le forme della vita pastorale. L’incontro che si terrà a Bari mira per questo anche a «comprendere tramite il dialogo e lo scambio fraterni quale contributo queste Chiese possano e debbano offrire nel bacino geografico e culturale, nel quale è dato loro di vivere. Il dialogo — conclude Raspanti — dovrà ripartire dall’ascolto comune del Vangelo di Gesù Cristo, dove risuona l’appello alla conversione per accogliere il regno che si appressa».


© Osservatore Romano - 22 marzo 2019

 

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