Rassegna stampa etica

Nessuno può pensare di affrontare diviso sfide globali come la giustizia sociale e la cura del creato. Una sola famiglia

bartolomeo agnellinoL’assemblea mondiale di Religions for Peace.
La decima assemblea mondiale di Religions for Peace, in corso di svolgimento (dal 20 al 23 agosto) a Lindau, in Germania, ha riunito leader religiosi, uomini e donne di fede provenienti da centoventicinque paesi, ai quali si sono aggiunti rappresentanti di governi, organizzazioni e gruppi della società civile per promuovere collaborazioni tra soggetti interessati al bene comune.
Il tema al centro del dibattito è, appunto, «Prendersi cura del nostro futuro comune. Promuovere il benessere condiviso». Nel suo messaggio di saluto, il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, ha ribadito che la religione non può essere mai usata per giustificare conflitti o atti di terrorismo ma che, al contrario, deve essere strumento di pace, mettendo in guardia dalla violenza, anche solo verbale, ispirata da estremismi e nazionalismi.
Religions for Peace, fondata nel 1970, è una rete internazionale guidata da un consiglio mondiale di leader religiosi. Co-moderatore in rappresentanza della Chiesa cattolica è l’arcivescovo di Abuja, cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, che nel suo intervento ha osservato come, purtroppo, oggi «la grandezza delle nazioni si misura a volte con l’abilità militare che spesso si traduce in dominio economico e sfruttamento degli altri». Fanno parte di Religions for Peace sei organismi interreligiosi continentali e una novantina di gruppi nazionali. Pubblichiamo stralci del discorso pronunciato martedì 20 dal patriarca ecumenico, arcivescovo di Costantinopoli.



Nessuno può pensare di affrontare diviso sfide globali come la giustizia sociale e la cura del creato. Una sola famiglia
di BARTOLOMEO
Dalla mia elezione a patriarca ecumenico, nel 1991, abbiamo incessantemente cercato di sensibilizzare sulle pressanti sfide globali, come la protezione dell’ambiente, il progresso della pace e della riconciliazione, la promozione del dialogo interculturale e interreligioso, il fondamento di una cultura di giustizia e solidarietà, la resistenza a tutte quelle tendenze che danneggiano la dignità e la sacralità della persona umana e i suoi inalienabili diritti fondamentali. Quasi ventotto anni di impegno attivo su tali questioni hanno rivelato una verità: che non possiamo ottenere nulla se lavoriamo separatamente e autonomamente. Nessuno — nazione, stato, religione, scienza, tecnologia — può affrontare da solo i problemi attuali. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, di mobilitazione comune, di sforzi, obiettivi, spirito comune. Il nostro futuro è comune e la strada verso questo futuro è un viaggio comune.
Questo è il motivo per cui Religions for Peace International è così cruciale, perché costituisce un’opportunità unica per riunire le persone di fede ed esprimere la nostra cura per il bene comune, al centro del quale è l’ambiente naturale, attualmente minacciato dai “moderni peccati” dell’umanità. Uno dei più grandi traguardi raggiunti fin dalla sua creazione, nel 1970, è stato l’incoraggiamento delle istituzioni basate sulla fede a stabilire una proficua cooperazione e un dialogo sincero con la scena politica, la società civile, gli intellettuali, i teologi. Il problema è che ci vuole sforzo per cambiare il nostro comportamento, per riconoscere che noi umani siamo la fonte del problema e per comprendere noi stessi come radicalmente relazionali e interdipendenti, non solo in senso sociologico, ma anche in maniera più olistica. Siamo esseri relazionali. La verità è comunione, la vita è condivisione, l’esistenza è convivenza, il logos è dia-logos, la libertà è libertà comune. Nella tradizione ortodossa, quando, durante la divina liturgia, il celebrante solleva il pane e il vino per diventare il corpo e il sangue di Cristo, recita questa preghiera: «Gli stessi doni, da Te ricevuti, a Te offriamo in tutto e per tutto». La frase “in tutto e per tutto” significa che non ci potrebbe essere alcun sacrificio, alcuna preghiera o glorificazione di Dio, se non includesse l’intero cosmo. Non è possibile rimuovere un singolo membro senza che l’intera sinfonia sia interessata. Nessun essere umano, albero o animale può essere sostituito senza che l’intera immagine venga distorta, se non distrutta. Quando inizieremo ad ascoltare la musica di questa magnifica armonia, questo concerto di pace?
I mistici di tutte le tradizioni comprendevano queste semplici verità. Si sono resi conto che una persona con un cuore puro, ispirata da virtù divine, può percepire una connessione con il resto della creazione. È qui che possiamo discernere i parallelismi sia nel cristianesimo orientale che in quello occidentale. Si può ricordare Serafino di Sarov che nutre l’orso nelle foreste del nord, o Francesco d’Assisi che si rivolge agli elementi dell’universo come suoi “fratelli” e “sorelle”. La stessa analogia si può trovare nell’epica Conferenza degli uccelli, nel XII secolo, e nella tenerezza per tutta la natura nella poesia di Rumi. Queste connessioni non sono semplicemente emotive ma profondamente spirituali, offrendoci un senso di continuità e comunità con tutta la creazione di Dio e fornendo allo stesso tempo un’espressione di identità e compassione con il mondo intero. Pertanto l’amore per Dio, l’amore per l’uomo e la cura della pace e della creazione non possono essere disconnessi. La verità è che siamo tutti una sola famiglia — gli esseri umani e l’intero mondo vivente — e insieme, tutti noi, guardiamo a Dio creatore.
Nonostante le critiche alla religione come fonte di divisione e fondamentalismo, non è la religione ma l’ideologia della “morte di Dio”, proclamata e celebrata da molti ai nostri tempi, che ha portato all’era più violenta mai vista nella storia dell’umanità: il ventesimo secolo. Questa era ha visto due guerre mondiali, vari genocidi, atrocità incredibili, sanguinosi conflitti armati, scambi di popolazioni, la “guerra fredda”, minacce nucleari. L’umanità è in un vicolo cieco, indifesa e senza guida, quando “Dio è morto”. Ma nella Bibbia ci viene insegnato che «principio della sapienza è il timore del Signore» (Salmi, 111, 10). Come sappiamo, oggi la paura può diventare uno strumento di violenza quando il radicalismo e il fondamentalismo — queste espressioni di “zelo non basato sulla conoscenza” (Romani, 10, 2) — assorbono la vera natura della religione, che è quella di collegare l’umanità con Dio per guidare le persone alla profondità della verità, per ispirare una relazione fruttuosa tra i popoli e per condurre a un cambiamento di mente e di vita, alla comprensione e alla fiducia reciproche. Questo “timore di Dio” è diverso da quello esaltato dall’estremismo. È un momento di trasformazione che comprende la pace e la libertà e coltiva la virtù e la cooperazione. Nella teologia cristiana chiamiamo questo momento una conversione di cuore e mente che porta a una pacifica comunione con Dio, il nostro prossimo e tutta la creazione.
Nonostante la difficoltà del compito che ci è stato affidato, rimaniamo fiduciosi sulla progressione dell’umanità verso uno stato di benessere condiviso. Questo è esattamente il motivo per cui tale visione deve essere promossa oltre le mura di questa assemblea, oltre le mura dei nostri sacri siti religiosi e luoghi di culto.
Religions for Peace è il centro di iniziative interdisciplinari e interreligiose che fungono da catalizzatore per riunire leader religiosi, scienziati, economisti, rappresentanti della società civile, di governi e università. Viviamo in un mondo imperfetto e insieme, attraverso azioni comuni e iniziative creative, dobbiamo renderlo un mondo migliore, non solo per la generazione attuale, ma anche per quelle a venire. I nostri figli e i figli dei nostri figli meritano un mondo di libertà, di pace e giustizia globali, di generosità e compassione, liberi dalla violenza contro la natura e i nostri simili.

© Osservatore Romano - 22 agosto 2019


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