Rassegna stampa etica

Libertà di educazione: un principio non negoziabile

dal Numero 36 del 17 settembre 2017 © www.settimanaleappio.itkipling if cover
di Don Matteo De Meo

In un contesto culturale che si piega sempre più spesso alla “dittatura del relativismo”, ogni genitore dev’essere consapevole che nessuno può privarlo della libertà di educare i figli ai propri valori: è un “principio non negoziabile” oltre che un inviolabile “diritto umano”.

Se un cattolico si ritrova a dover dibattere pubblicamente sulla “libertà di educazione”, ogni suo giudizio dovrebbe presupporre la consapevolezza che si tratta di un “principio non negoziabile”.
Limitarsi al “io la penso così”, al “secondo me”, serve a ben poco se non ad alimentare una sterile polemica!
È il Magistero autorevole della Chiesa ad esprimersi in questi termini! Il concetto di “principio non negoziabile” viene usato per la prima volta, in maniera chiara e diretta, in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero, nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (1) del 24 novembre del 2002. Un documento a firma dell’allora Prefetto J. Ratzinger con l’approvazione esplicita di Giovanni Paolo II. Vi invito a riprenderlo!
Un passaggio fondamentale lo troviamo nel paragrafo 3 dove viene ribadita una posizione di sempre della Chiesa: «Non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno». Con altrettanta chiarezza il Documento prosegue ulteriormente spiegando che nella legittimità delle «molteplici soluzioni temporali che il cristiano è chiamato a riconoscere», egli è ugualmente chiamato però «a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili». Ed ecco comparire per la prima volta un contenuto etico morale proprio dell’esperienza cristiana e che viene espresso per la prima volta in questi termini: principio non negoziabile. E seppur nella novità della forma concettuale, il suo contenuto non è affatto nuovo! Sin dai primi secoli troviamo nell’insegnamento della Chiesa quei principi a cui un cristiano in nessun modo può venir meno. Basta dare un’occhiata agli scritti dei Padri subapostolici (Didachè, Pastore d’Erma, I secolo) quasi tutti di natura morale, per notare come il concetto di non negoziabilità è già ben delineato. Le verità fondamentali sono impresse nella coscienza di tutti gli uomini, e la loro comprensione è necessaria per accogliere la Rivelazione. I «principi non negoziabili» riguardano appunto queste verità assolute. Quindi, per natura e per ruolo non possono essere sottovalutati, o cambiati o relativizzati in nessun modo.
Come ha ricordato Giovanni Paolo II in due grandi documenti magisteriali, l’enciclica Veritatis splendor e l’enciclica Fides et ratio (2), queste verità fondamentali costituiscono il grande patrimonio di sapienza naturale dell’umanità e sono alla base della religione naturale e delle tradizioni giuridiche di ogni civiltà. Quindi, nel momento in cui il cristiano è chiamato ad entrare nel dibattito pubblico sulla questione morale ed etica, non può e non deve rifarsi a quel falso presupposto che non ci sia nessuna verità assoluta e che pertanto ogni persona ed entità sociale o culturale si regoli pure secondo le proprie opinioni e convinzioni. Quando si tratta di questioni riguardanti il bene e il male morale, e quindi i diritti e i doveri dei singoli e delle società, la distinzione tra verità assolute e mere opinioni va sempre tenuta presente!!! Ma ritorniamo all’attuale Documento.
Proseguendo nel paragrafo 4, ci si imbatte in una esemplificazione di questi principi, alla luce del concetto propriamente cristiano della sacralità della vita e della persona. Viene detto che «la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona». Quindi, si richiamano quei principi e quelle esigenze ultime e irrinunciabili che hanno a che fare con le fondamenta dell’ordine morale, che riguardano il bene integrale della persona. Ovvero, tutte quelle questioni che hanno a che fare con le leggi civili in materia di aborto, di eutanasia; quelle che hanno a che fare con la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, custodita nella sua unità e stabilità e alla quale non è possibile equiparare altre forme di convivenza; e non di meno quelle che garantiscono la libertà di educazione dei propri figli. Il Documento continua ancora con la tutela sociale dei minori e la liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù (come la droga e lo sfruttamento della prostituzione), includendo in questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà. E infine si richiama come essenziale in questa esemplificazione il grande tema della pace.
Pertanto la libertà di educazione è una di quelle questioni su cui un cattolico non può e non deve transigere; si tratta di un principio non negoziabile. Nello specifico, se si nega ai genitori la libertà di educare ai propri valori i figli per affidarla unicamente allo Stato, la formazione delle nuove generazioni verrà inevitabilmente modellata sui paradigmi del potere politico dominante. La famiglia viene derubata di un diritto fondamentale e non avrà più le armi per difendere i suoi figli da tutte quelle ideologie che oggettivamente contraddicono l’ordine morale naturale della vita e della società. In conclusione, l’educazione è un atto naturale e fondamentale attraverso il quale l’uomo comunica se stesso e accompagna i propri figli nell’avventura della conoscenza e nel cammino della vita. Per tale motivo il cattolico che non si lascia ingannare dalle ideologie de “i tempi son cambiati” non smetterà mai di gridare che la libertà di educazione è un sacrosanto diritto della famiglia, oggi più che mai!
Bisogna proprio essere accecati dal potere per non vedere come in questi ultimi anni in molti modi e maniere si tenti di far saltare quel “patto educativo” tra scuola e famiglia attraverso cui ottenere una autentica educazione dei nostri figli. E ora più che mai bisogna difendere quell’identità educativa cattolica di fronte a quei pericolosi tentativi di introduzione nella scuola di pericolose mode culturali e di ambigui valori ideologici ispirati alla legalità e ai diritti ma che nascondono “valori” contrari all’etica e alla morale naturale! È questo il momento invece in cui le famiglie cattoliche devono sentirsi chiamate in causa nel proporre progetti educativi che siano rispondenti al reale bisogno umano e sociale degli alunni e ancor più rispettosi delle scelte educative di tutte le famiglie.
Un diritto umano inviolabile sancito inequivocabilmente dalla stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 26): «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli», dalla Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 14): «Lo Stato, nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» e dalla Costituzione Italiana che riconosce solo ai genitori «il diritto-dovere di istruire i propri figli» (art. 30), strettamente collegato con la libertà di pensiero e di coscienza.

NOTE
1) Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, Città del Vaticano 2002.
2) Giovanni Paolo II, Veritatis splendor. Lettera enciclica circa l’insegnamento morale della Chiesa, Città del Vaticano 1993; Idem, Fides et ratio. Lettera enciclica circa i rapporti tra fede e ragione, Città del Vaticano 1998.


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