attenti a quei duedi Gianfranco Amato

Avviso a tutti i partecipanti dei Family Day 2015 e 2016 che avrebbero intenzione di votare Lega. Oggi Matteo Salvini cala il suo primo asso relativo alle cosiddette «candidature forti». Alle ore 13.45 del 18 gennaio 2018 l’Ansa dà la notizia: «Giulia Bongiorno si candida come capolista della Lega in diversi territori del Paese».
L’annuncio ufficiale viene dato dal leader leghista in una conferenza stampa a Montecitorio dove si presenta insieme alla Bongiorno. Salvini spiega i motivi della scelta: «È il segno di una Lega che cresce, coinvolge, punta su professionalità della realtà civile soprattutto nel campo della difesa della sicurezza, dei diritti delle donne, della riforma della Giustizia». Aggiunge: «Quella di Giulia Bongiorno è una delle candidature di cui ho parlato di persone esterne alla Lega che ne hanno sposato il programma. La ringrazio per aver accettato la sfida». L’interessa accetta e ringrazia a sua volta, precisando: «Si chiamava Lega Nord, sembrava un partito di maschilisti; avevo una certa diffidenza, ma mi ha colpito la nitidezza di pensiero di Salvini sulle regole e le sanzioni».
Quello che l’affascina della Lega sembrerebbe, quindi, l’anima manettara e giustizialista.
Quella che agitava il cappio a Montecitorio nel 1993.
Quando, poi, chiedono ala Bongiorno un giudizio sulla proposta di Salvini di riaprire le case chiuse, la “femminista” Giulia dichiara: «Io non ne posso più del caos, c’è il far west, c’è bisogno di una regolamentazione, a mio avviso serve una disciplina».
Riapriamo quindi il “Casino della sora Gina”, alla faccia della dignità della donna, che può essere momentaneamente sacrificata per un seggio in parlamento. Del resto, la nostra Giulia avrà pensato, parafrasando il francese Enrico IV di Borbone, che uno scranno valga ben un bordello! Noi, però, conosciamo bene Giulia Bongiorno. Non è proprio una di primo pelo in politica. Alle elezioni del 2006 viene eletta alla Camera dei Deputati, nella circoscrizione Lazio 1, tra le fila di Alleanza Nazionale. È stata membro della Commissione Giustizia e del Consiglio di Giurisdizione. Alle elezioni politiche del 2008 viene riconfermata alla Camera dei Deputati tra le fila del Popolo della Libertà. Durante la XVI Legislatura è stata Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Il 30 luglio 2010 segue Gianfranco Fini nella scissione del Popolo della Libertà, aderendo dunque a Futuro e libertà per l’Italia. Alle elezioni regionali nel Lazio del 2013 si candida alla carica di Presidente, venendo sostenuta dalla lista Bongiorno Presidente (che federava al proprio interno UDC e FLI). Raggiunge il 4,73% dei voti, validi per ottenere due seggi nel Consiglio regionale, ma non la sua elezione. Contemporaneamente, in occasione delle elezioni politiche del 2013, è candidata al Senato della Repubblica, in regione Lazio, come esponente di FLI all’interno della lista unica centrista Con Monti per l’Italia (in seconda posizione, preceduta dal capolista Pier Ferdinando Casini), tuttavia non viene eletta poiché detta lista nel Lazio non supera la soglia di sbarramento dell’8%. Noi, però, conosciamo bene anche la Giulia a favore del disegno di legge Scalfarotto contro la cosiddetta “omofobia”. Anzi, io personalmente ricordo bene come reagì la Bongiorno quando fu bocciato un precedente tentativo di introdurre il reato di omofobia perpetrato dalla deputata omosessualista on. Paola Concia. In quell’occasione la Bongiorno parlò di «arretratezza culturale dell’Italia e lo scollamento tra politica e società», auspicando «che il Governo si allinei all’Europa adottando anche legislazioni volte a garantire i diritti civili». Inutile dire del suo tripudio all’approvazione delle unioni civili omosex della Legge Cirinnà. Sì proprio quella contro cui si sono mobilitate le famiglie italiane nella trionfante manifestazione del Circo Massimo il 30 gennaio 2016. Famiglia è un concetto che la neo candidata della Lega non ha mai voluto recepire nella propria esistenza: eternamente single, a quarantaquattro anni ha deciso di fare un figlio con un collega americano, pare attraverso la fecondazione artificiale. A proposito, io ricordo bene anche la Giulia Bongiorno che, ai tempi del referendum della Legge 40/2004, si pronunciò convintamente e orgogliosamente a favore dell’abrogazione, girando a spasso insieme all’Associazione radicale “Luca Coscioni”. Aderì, pure, altrettanto convintamente, all’associazione “Donne per il Sì” a fianco di Emma Bonino e Stefania Prestigiacomo. Intervistata da Antonella Romano di “Repubblica” il 3 giugno 2005, Giulia Bongiorno spiegò l’argomento da lei utilizzato per convincere gli indecisi: «Credo che sia sufficiente conoscere lo stridente contrasto tra la legge che regola l’aborto e la legge 40. La prima permette ad una donna, entro il termine di tre mesi, talvolta anche entro un termine più ampio, di abortire. Al contempo vige la legge 40 che impone alle donne che accedono alle tecniche della procreazione assistita e si accorgono che l’embrione ha una malformazione, di impiantare anche gli embrioni malati. In definitiva la donna è obbligata a ricevere l’embrione malato anche se conserva il diritto di abortire subito dopo l’impianto dell’embrione nell’ utero. Intollerabile». A proposito, proprio in un affiatato duetto con Emma Bonino a Radio Radicale il 1 dicembre 2015, la nostra Giulia ha rivendicato la grande conquista delle donne ottenuta con il riconoscimento del “sacrosanto diritto all’aborto”. Ecco, nello zoo leghista mancava solo la femminista, abortista e laicista. Ora con Giulia Bongiorno si è finalmente rimediato a questa mancanza. Bravo Salvini! Un motivo in più per non farti votare dal popolo del Family Day e per regalare un voto al Popolo della Famiglia.


http://www.lacrocequotidiano.it  - 19 gennaio 2018

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