Rassegna stampa etica

LA “QUARTA GAMBA” E ALTRE PICCOLE STORIE TRISTI

noiolorodi Gianfranco Amato

Ci sono diversi modi di affrontare una campagna elettorale.
Uno è quello di viverla come una sorta di wargame in cui l’unico obiettivo è vincere.
Il target è chiaro: un voto in più del competitor.
E come in ogni guerra che si rispetti è lecito allearsi anche col diavolo pur di battere il nemico. In questa visione l’unica logica che conta è quella aritmetica. Ideali, principi, valori restano relegati in secondo piano.
Non è un mistero che questa sia la campagna che piace a Berlusconi e in cui, oggettivamente, lui è un maestro. Lo sta dimostrando anche in queste complicate elezioni 2018. Pur di arrivare all’agognato traguardo sta imbarcando veramente di tutto. L’ultima trovata della cosiddetta “quarta gamba” è davvero sintomatica.
Si tratta di un’accozzaglia di riciclati che ricorda la colorita ciurma della Nave dei Folli, il dipinto dell’immaginifico fiammingo Hieronymus Bosch. In quella barca c’è posto per tutti: ministri cacciati o dimissionari dello sciagurato governo Renzi, come Lupi e Costa; uomini per tutte le stagioni e coalizioni, come Flavio Tosi; trasformisti e saltimbanchi di ogni genere; fedifraghi recidivi reiterati; opportunisti dell’ultima ora; scaltri negoziatori di principi; cinici portatori di voti; e, per quanto ci riguarda, spudorati traditori del Family Day.
Sì, ci riferiamo a tutti coloro che il 30 gennaio 2016 vedevamo applaudire sotto il palco del Circo Massimo, e che solo venti giorni dopo abbiamo rivisto applaudire l’approvazione della Legge Cirinnà al Palazzo Madama.
Alcuni di loro – uno per tutti Maurizio Lupi – non sono solo convinti della bontà dei “similmatrimoni” omosex, ma hanno pure avuto la sfrontatezza di ricorrere alla fuga pilatesca quando si è trattato di votare alla Camera la legge eutanasica sulle D.A.T. il 20 aprile 2017. Alla faccia della tutela dei “principi non negoziabili”. Berlusconi è un uomo davvero incredibile. Sempre pronto a perdonare settanta sette volte tutti coloro che lo hanno pugnalato alle spalle, pur di ottenere un voto in più del competitor. Non si capisce se questa sua eccessiva ed incomprensibile indulgenza sia imputabile a dabbenaggine, a cinismo machiavellico o all’indole del giocatore compulsivo di wargame. Io propendo per quest’ultima ipotesi. Solo così si può spiegare questa incredibile capacità di perdonare gente come Lupi, ossia personaggi che lo usano per entrare in parlamento e gli si rivoltano contro per poi entrare e restare al governo. Solo così si può spiegare questa incredibile capacità di continuare a porgere guance alla raffica di schiaffi da parte di ingrati traditori. Sbaglia Berlusconi a non ascoltare la sagace ironia di uno dei pochi consiglieri rimastigli sempre fedeli e dotati di una raffinata mens politica. Sto parlando di Gianfranco Rotondi, figlio della grande scuola irpina, che al Cavaliere ha spiegato: «È fisiologico dare accoglienza a qualche pentito, ma è sconsigliabile un giubileo che ci porterebbe, punto e a capo, in una nuova legislatura di trasformismi». A proposito di ironia, il giudizio migliore sulla “quarta gamba” l’ha data quel folle genio di Vittorio Sgarbi definendola «una bad company guidata da Fitto », che ha come unico obiettivo quello di riportare in parlamento Cesa, Lupi & co.
Ridiamo per non piangere!
I profughi di quella bad company restano comunque impresentabili anche per il magnanimo Berlusconi e gli altri due leader del centrodestra. Sono ingombranti come i parenti poveri di cui ci si vergogna. Quelli che devono entrare dalla porta di servizio e mangiare in cucina. Ne è una prova la fotografia buona di famiglia – quella scattata al vertice natalizio di Arcore – in cui appaiono solo i tre “Re Magi”: Silvio, Giorgia e Matteo. Gli altri è meglio non esporli al pubblico.
Il Popolo della Famiglia non può far parte di questa “Arca di Noè”, e non intende fare la comparsa in un film che più che ricordare il celebre musical di Robert Wise intitolato Tutti insieme appassionatamente, (1965), fa venire in mente L’Ammucchiata (1970) del francese Jean-François Davy.
E a tutti gli amici che ci esortano imploranti di entrare anche noi nell’allegra combriccola perché ossessionati dalla logica del cosiddetto “voto utile”, continuiamo a porre la stessa domanda: «Scusate, utile a che cosa?».
A far rientrare in parlamento i traditori del Family Day? No, grazie!


http://www.lacrocequotidiano.it  - 10 gennaio 2018

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