Rassegna stampa etica

LA POLITICA NON ASCOLTÒ

papa Paolo VI firma la Popolorum ProgressioPapa PaoloVI già nel 1970 iniziò a prevedere i rischi dell’ecosistema
legati alla civiltà industriale. La tesi di mons. Marchetto, già nunzio Fao



intervista di Chiara Roverotto
 a S. Ecc. za Mons. Agostino Marchetto
per © Il Giornale di Vicenza - 15 Luglio 2019

Per gentile segnalazione di S. Ecc. za Agostino Marchetto

“Dialogo, carità e persona” uno stile, quello di Papa Montini, fatto di parole disinteressate, una carità che eccede la giustizia e la esige. E ancora l’attenzione alla persona “metro di misura del progresso, mettendosi nei panni degli ultimi per ritrovarne i volti”.
Ad indagare, ulteriormente, il pensiero di Paolo VI e del suo “lavoro” alla Fao, è il volume “La Carità motore di tutto il progresso sociale- Paolo VI, la Populorum Progressio e la Fao” curato dalla studiosa della figura montiniana Patrizia Moretti (pubblicato da Studium Edizioni, 168 pagine). Ritornare a parlare di sviluppo socio economico, così come lo immaginava, intuiva e prevedeva Paolo VI è significativo non solo per l’importanza dei suoi interventi all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), ma soprattutto per come quelle parole siano ancora valide, utili, apprezzabili e opportune. A parlarne mons. Agostino Marchetto, prelato vicentino, per tre anni Nunzio Apostolico, rappresentante della Santa Sede alla Fao a Roma, studioso della dottrina sociale della Chiesa cattolica, specialmente durante e dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, il Magno Sinodo, come l’ha sempre chiamato «di cui sono altresì cultore quale storico ed ermeneuta». afferma.

Mons. Marchetto, Paolo VI nel 1970 iniziò a prevedere i rischi per l’ecosistema per effetto dei contraccolpi della civiltà industriale.
Tutto si è avverato: i cambiamenti climatici stanno minando il pianeta, si è perso tanto tempo.
Direi che vi sono difficoltà a convincersi che la situazione è gravissima. Anzi c'è pure qualche voce che la nega. Ma c’è anche la difficoltà ad adempiere all'accordo approvato a Parigi nel 2015 affinché entro il 2020 sia limitato il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali. E a tal fine gli Stati industrializzati si sono impegnati a finanziare la cosiddetta “azione climatica”. Qui entra la questione delle spese che l'impresa comporta e delle conseguenze, specialmente per certi Stati, della riduzione dell'uso dei combustibili fossili, per esempio. Ciò richiede una ristrutturazione dell'economia. Comunque sembra che la promessa a donare 100 miliardi di dollari l'anno, per la nobile causa, ora sarebbe ferma alla cifra di 70. Su tutto pesa la dichiarazione del presidente Donald Trump che vuole ritirare gli Usa dall'intesa.

Per poter combattere la fame Papa Montini ha sempre sostenuto che era necessario incentrare gli sforzi sulla riduzione delle armi, ma anche in questo ambito gli interessi economici hanno prevalso rispetto a quelli umani e civili.
C'è una formula che i diplomatici usano spesso per muovere a realizzare alcune cose, per giungere ad alcune mete importanti, come liberare dallo spettro della fame l'umanità. Ci vuole la “volontà politica” di farlo. Che non ci sia, lo dimostra il fatto che da anni si sta cercando di abbassare il numero di chi la patisce al di sotto degli 800 milioni. Era la meta che già la Fao si proponeva alla fine del secondo millennio quando rappresentavo la Santa Sede in quest’organismo internazionale. E siamo ancora lì. Come Papa Montini anche Papa Francesco ha legato tale “volontà politica” con quella della riduzione degli armamenti, ma senza riuscire a smuovere le volontà, le coscienze dei governanti, in un mercato fiorentissimo, ad agire cioè contro grandissimi interessi economico-finanziari. E non solo. Il profeta, nella sua visione di pace, per cui “Le spade si trasformeranno in vomeri”, è ancora in attesa di trovarne la realizzazione, purtroppo.

La Chiesa ha sempre guardato alla Fao con interesse sia per la riforma agraria, sia per la fame nel mondo. Perchè nessuno vi ascolta?
Nella linea della profezia di cui parlavo prima, Paolo VI, nella sua lungimiranza, non fu ascoltato. Oggi si dice che Papa Francesco è il Vescovo di Roma che ha trovato più difficoltà nell'esercizio del suo ministero negli ultimi tempi. Direi invece che tutti i Papi del secolo scorso, se considerate il pontificato di ognuno, vi incontrate con loro grandi difficoltà. Poi direi che Paolo VI fu molto osteggiato e criticato. Basta che pensiamo al Concilio Vaticano II, che io ho sempre chiamato il Magno Sinodo.

Lei cita le parole di Paolo VI “per alleviare le più grandi miserie, impegnandosi in una lotta senza quartiere per dare a ciascun uomo di che mangiare per vivere”. Quanto ne siamo lontani?
“Dare a ciascun uomo di che mangiare per vivere”. Che grande ideale umanista! E lo potremmo fare. Ricordo al tempo in cui, più di oggi, si parlava dell'esplosione demografica, in forma mitica, un gruppo di esperti attestò che se al territorio oggi chiamato Repubblica Democratica del Congo si fosse applicato quanto fino ad allora conosciuto per l'ottimale sfruttamento dei terreni si sarebbe potuto dar da mangiare alla popolazione mondiale. Dunque anche qui manca la “volontà politica” di tradurre in pratica un diritto umano fondamentale quello del cibo e dell'acqua, necessità per la vita. Potrebbe aiutare a pensare e ad agire anche la dottrina sociale della Chiesa, ma non solo, sul destino universale dei beni della terra o anche considerare la proprietà privata -come diceva Giovanni Paolo II- come gravata di un'ipoteca sociale.

Al centro del pensiero di papa Montini c’erano i popoli, non solo la persona. Come si può leggere ora questa riflessione alla luce di quanto sta avvenendo nel mondo?
Mi permetta di ricordare l'inizio della mia permanenza a Cuba degli anni '70 del secolo scorso per citare uno slogan coniato dal Partito comunista dell'Isola per il primo congresso nazionale dei sindacati. Era questo: “Diritti e doveri vanno insieme”. Oltre questa espressione fondamentale anche per noi, applico questo slogan pure alle persone e ai popoli. Vanno rispettati insieme. Non si possono violare i diritti fondamentali della persona umana in nome di quelli del popolo a cui essa appartiene o nel quale, per esempio cerca rifugio, per la varietà della ragioni previste dalla legislazione umanitaria internazionale. Anche qui trovo quanto spesso richiamo come caratteristica della Chiesa in cui vige l'et...et (e...e) e non l'aut...aut (o...o). Bisogna fare questo e non omettere l'altro (diritto, dovere) anche perchè se in tempo di pace non rispettiamo i diritti della persona umana come faremo a difenderli in tempo di guerra?

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