hiroshima filoniDa Hiroshima, città martire dell’atomica, «davanti alle ferite che la popolazione porta in sé» ancora oggi a oltre settant’anni di distanza, il cardinale Filoni ha lanciato un triplice appello al perdono, alla verità e alla giustizia «per la costruzione della pace autentica». Un monito attuale non solo nel continente asiatico ma anche «in Iraq, Siria, Libia» così come in Africa e nelle altre parti del mondo in cui «la fabbricazione di armi enormemente distruttive» alimenta «guerre infinite e guerriglie».
Recandosi mercoledì 20, quarta giornata della sua visita in Giappone, nei luoghi del primo bombardamento nucleare della storia, il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ha ricordato con commozione «l’evento terribile del 6 agosto 1945» in cui «oltre l’85 per cento delle vittime furono civili innocenti». Trasferitosi in treno da Nagasaki sull’isola di Honshū, il porporato è stato accompagnato dal vescovo Alexis Mitsuru Shirahama a visitare il parco della pace di Hiroshima, con il museo memoriale edificato a perenne monito contro la follia atomica. Quindi ha incontrato il clero, i religiosi e i fedeli laici della vasta diocesi, che conta oltre sette milioni e mezzo di abitanti, ma solo poco più di ventimila cattolici. Nel suo discorso il cardinale Filoni ha espresso «apprezzamento per il servizio alla pace» svolto da tutti i cittadini di buona volontà e ha rilanciato l’imp ortanza del «perdono cristiano» come «atto di grande coraggio, che spezza le catene viziose della vendetta». Perciò — ha affermato — bisogna «riflettere su questo tema non solo guardando allo scenario internazionale e alle decisioni dei leader politici, ma anche a noi stessi. Occorre esaminare il proprio personale contributo alla costruzione della pace e la propria capacità di perdono, per non rischiare di adottare un giudizio a doppio standard: rigido verso gli altri e indulgente verso se stessi». Del resto, ha proseguito, «il vero sviluppo della pace inizia proprio dalla riflessione su di sé, sul modello di testimonianza che proponiamo». E pertanto «la promozione della pace cristiana è un movimento non solo sociale, ma anche spirituale». In proposito il prefetto del dicastero missionario ha definito Hiroshima un “nuovo Golgota” da «cui Cristo crocifisso continua ad ammonire tutte le genti e, spiritualmente tutte le religioni che, in nome di esse, fomentano odio, divisioni e guerre». Da qui l’invito alla comunità cattolica a proseguire nell’opera di testimonianza e di annuncio del Vangelo in Giappone. «Dio — ha detto — non si è fermato alle porte di questo paese: dite ai ciechi, ai sordi, ai malati, ai poveri, a chi è senza speranza, o soffre per la divisione delle famiglie, o ai drogati, o a chi pensa che il suicidio sia l’unica strada per porre termine alla desolazione e disperazione, che c’è una buona notizia». Il tema dell’evangelizzazione è stato rilanciato dal cardinale Filoni anche durante la messa celebrata nella cattedrale di Hiroshima. «Annunciare la buona novella — ha spiegato — è un’opera di carità altissima», anche in un tempo in cui «gravi impedimenti» sembrano ostacolarla. Il riferimento è «alla mentalità secolare, all’edonismo, all’indifferenza, all’idolatria del benessere e del denaro», che caratterizzano il paese. Evangelizzare, ha chiarito, non è «indottrinamento, né imposizione o forzatura delle menti e dei cuori», né tantomeno «proselitismo ideologico»; al contrario, ha concluso il prefetto di Propaganda fide, «l’adesione al Vangelo nasce nella libertà interiore di chi scopre di essere figlio di Dio» e conseguentemente «vuole tutti gli essere umani uniti nella stessa famiglia, senza distinzione di lingua, colore della pelle, cultura o stato sociale».

© Osservatore Romano - 22 settembre 2017

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